Giugno 1, 2023
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La “Senate bill 150” è una legge discriminatoria nei confronti dei giovani transgender. Prevede il divieto assoluto delle terapie ormonali per i giovani trans.

“Prima ve la siete presa con i neri, poi è toccato agli ebrei, ora ve la state prendendo con tutti, compresi i vostri figli”. Pamela Stevenson, rappresentante democratica afroamericana del Kentucky ha tenuto un potente discorso la settimana scorsa, a sostegno di alcuni giovani studenti. I ragazzi sono stati arrestati perché protestavano contro la “Senate bill 150” approvata lo scorso 21 Marzo.

La Senate bill 150 è una legge discriminatoria nei confronti dei giovani transgender

Prevede il divieto assoluto delle terapie ormonali per i giovani trans, nonché il divieto per i ragazz* trans di usare il bagno che rappresenta il proprio status di genere. Obbliga anche i medici a detransizionare i giovani già in terapia ormonale, e prevede il divieto assoluto di trattare gli argomenti che riguardano l’identità di genere nelle scuole.

Legge anti- trans gender USA il potente discorso della rappresentante democratica Pamela Stevenson

“Prima ve la siete presa con i neri, poi è toccato agli ebrei, ora ve la state prendendo con tutti, compresi i vostri figli”. Sono le parole pronunciate dalla Stevenson che conclude “ Quando non rimarrà più nessuno da odiare, mi chiedo: odierete voi stessi?”.  Anche la senatrice del Kentucky, Karen Berg si è fermamente opposta alla “Senate bill 150” che “rimuove i diritti fondamentali per i membri della comunità trans, i loro genitori e i loro medici… L’odio non conosce vergogna in questo Stato”. Il figlio trans della Berg è morto suicida nel 2022. Purtroppo non è l’unico disegno di legge a sfavore della comunità lgbtqa+  in USA .

Nel Tennessee è stata promulgata una legge che riguarda altri 15 stati.

La legge vieta alle drag queen ti tenere spettacoli di lettura per i bambini, poiché si ritiene possano “turbare” l’innocenza dei piccoli.  In una intervista rilasciata a Jon Stewart, il senatore dell’Oklahoma Nathan Dahm, ha sostenuto che la legge serve “a proteggere le fasce deboli, come i bambini”.Pronta le replica di Stewart che ha ricordato al senatore il vero pericolo per i bambini americani : il facile accesso e l’uso improprio delle armi da fuoco. A quel punto il senatore ha balbettato qualche scusa ma non è riuscito a concludere il suo intervento. Perché è proprio questo lo sconcertante paradosso che sta vivendo una parte degli USA in questi ultimi anni. Se leggiamo la cronaca, possiamo dedurre come si stia tornando ad una cultura “yankee”, molto in linea con gli anni ante e post bellici .

Non è un caso forse che Stati come Tennessee, Texas e Kentucky abbiano emanato leggi che vietano la libera espressione di genere, mentre si fa poco o nulla per regolamentare l’uso delle armi da fuoco. Negli ultimi mesi si sono riempite pagine e pagine di cronaca che riportano di sparatorie in vari centri commerciali o scuole. Nello stato di New York due ragazzi sono morti a distanza di pochi giorni, perché hanno suonato al campanello sbagliato, o si sono introdotti nel vialetto che credevano del proprio amico. In entrambi i casi i proprietari sono usciti di casa armati e hanno fatto fuoco.

Il business delle armi in USA frutta circa 240 miliardi di dollari, e i dati sono in continua crescita. il 42% degli Americani vive in una famiglia che possiede almeno un’arma.

In Usa il possesso d’arma da fuoco è garantito dal II emendamento del 1791, a tutt’oggi oggetto di dibattito. I social sono pieni di video di mamme terrorizzate che hanno adottato vari stratagemmi per sapere,in caso di sparatoria a scuola, se i loro figli sono stati coinvolti. Dalla foto fatta ogni mattina per ricordare com’era vestito il proprio figlio, al consiglio di non ascoltare la maestra e non uscire dall’aula. Però il problema principale per questi stati sembra IL GENDER. L’identità di genere che viene violata, fatta a pezzi, resa illegale, a favore dell’identità Americana.

Ma cos’è l’identità Americana? C’è una identità Americana?

Sarebbe facile dare solita risposta retorica che i veri americani sono i nativi, cosiddetti “indiani d’America”. E’ una verità lapalissiana, ma bisogna considerare tutta la storia di una nazione in continuo divenire, creata dalle incursioni europee nei secoli. Plasmata dal commercio triangolare del diciassettesimo secolo che ha portato allo schiavismo, fino alle leggi antirazziali. Ma si è formata anche grazie alle proteste delle categorie “deboli”, è stata portavoce delle lotte di classe e dei diritti a favore di neri, gay, e minoranze di qualunque genere. Ora si assiste ad una retromarcia preoccupante, che ha preso forza dall’ ascesa di Trump alla casa Bianca, e John Biden non sembra all’altezza di contrastare questa “onda nera” che sta macchiando la sua nazione.

Paola Aufiero

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