Aprile 20, 2021
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Quando in Love, unmasked leggete che l’amore non ha forma e che non è possibile etichettarlo, state certi che non si tratta di un semplice pensiero romantico. Perché schematizzare in amore non funziona.

Non si tratta del pensiero innocente di una giovane scrittrice che della vita ne sa ancora troppo poco, né si tratta di una visione influenzata dalle produzioni cinematografiche o letterarie più influenti. 

Si tratta di una realtà che non tutti sono pronti ad accettare, o che, perlomeno, comporta un’apertura mentale non indifferente. 

Insomma, adeguarsi agli schemi che ci vengono mostrati sin dalla tenera età risulta facile, ma chi ci assicura che questi schemi funzionino per tutti? 

Chi ci assicura che questi schemi funzionino, semplicemente?

Il primo motivo per cui questi schemi non funzionano è che essi stessi mutano nel tempo, nello spazio e, soprattutto, in ognuno di noi. Con una semplice ricerca su internet sulla definizione di amore, ci si imbatte in una serie di categorie. C’è chi sostiene che siano 7, chi 13, poi c’è chi include l’amore “di coppia”, per così dire, e chi include anche gli altri tipi (amore filiale ecc). 

Per non parlare delle concezioni che hanno di amore le diverse culture: semplicemente cercando lo stesso concetto in un’altra lingua ci troviamo davanti categorie totalmente diverse.

“Ma le categorie servono”

Noi siamo umani e catalogare le cose ci fa sentire meglio, ci da un senso di sicurezza. Quando intraprendiamo una relazione con qualcuno, ci preoccupiamo subito di dare un nome a questo legame. E, parliamoci chiaramente, quando ci toccherà scrivere sul testamento a chi lasciare i nostri beni sarà più facile scrivere “marito” che “persona con cui convivo, con cui litigo a volte, con cui ho fatto figli, con cui non divido le bollette”. 

Il lato cattivo delle categorie

Ci sono situazioni in cui queste etichette fanno male. Restringendo il campo sull’amore di coppia, ci accorgiamo già dal nome che questo tipo di amore accetta solo la presenza di due persone. Sembra ovvio, ma è solo nella nostra visione occidentale che l’amore è “monogamo”. In tante culture ed epoche storiche è esistita (e in tanti luoghi tuttora esiste) la possibilità di amare più di una persona contemporaneamente (poliamore). Questo è sicuramente un esempio estremo, ma non dobbiamo dimenticarci che a questo mondo siamo TUTTI esseri umani. Anche nella tribù dal nome impronunciabile delle isole di chissà quale mare ci sono persone con una loro concezione di amore. Chi ci dice che loro abbiano torto e noi ragione?

Relazioni sentimentali VS amore

Non parliamo poi delle relazioni sentimentali più “tradizionali”: ricordiamoci che le persone hanno relazioni che non per forza comportano “amore” e che quindi non si chiamano fidanzamento o matrimonio. Ad esempio, ci sono i legami solo fisici oppure quelli puramente di natura emotiva (sì, esistono anche quelli). Inoltre, mi auguro vivamente che nessuno di voi lettori sia convinto che l’amore sia una prerogativa di sole coppie uomo-donna. In quel caso, per piacere, uscite dalla vostra caverna.

Due persone che “si sentono”, “stanno insieme”, “fidanzate ufficialmente” o sposate, non per forza associano gli stessi concetti all’idea di amore. Non tutti credono che sia necessario farsi regali, che sia importante essere sinceri, che ci sia un momento preciso per presentare i genitori all’altro, che caschi il mondo se non ci si vede giornalmente. 

E poi, per lanciare un’altra bomba, non tutti credono nell’esclusività dell’amore. Questo è il caso della relazione aperta, la quale esclude l’idea della gelosia (che molti considerano sintomo di amore), perché esclude l’idea che uno possegga l’altra persona.

Ciò che è importante, a mio avviso, è che le due (o più) persone vivano questa relazione in modo sereno.

Quand’è che lo chiamiamo amore

Quando si crede di amare qualcuno, lo si fa perché si crede di stare riconoscendo dei sintomi (piacere fisico, sentirsi a proprio agio con l’altra persona ecc). Il più delle volte questi sintomi sono comuni, ed è così che si è andato a definire il fenomeno “amore”. Ma ricordiamoci che non tutti balbettano davanti alla persona per cui hanno una cotta, non tutti credono al vero amore o all’anima gemella, al colpo di fulmine o all’imparare ad amare qualcuno. 

L’intensità del sentimento

Anche quella varia. Si può amare di più, di meno, non amare più, tornare ad amare. Per avere un’idea più chiara di ciò, ho preso un esempio che a molti apparirà ridicolo e inadeguato, ma fa al caso nostro: Bella in Twilight, ad un punto dei film, ama sia Edward che Jacob, ma con intensità diverse. Tralasciando il fatto che si tratti di finzione il popolare “triangolo amoroso” esiste anche nella realtà. 

Quello che accomuna tutte queste visioni dell’amore è la presenza del “sentire qualcosa”. Quella è l’unica certezza che abbiamo: il sentimento esiste, le persone lo hanno sempre provato. L’uomo è un animale sociale e una delle maniere con cui evita la solitudine è legarsi ad altre persone. Sono i modi con cui si lega a variare. Ognuno ha un suo “amore personale” e deve cercare altri umani che lo condividano per essere felice.

Perché schematizzare in amore non funziona.

La verità, quindi, è che gli schemi sono la nostra comfort zone. Uscirne fuori ci sembra pericoloso, ci sembra una follia. Siamo così abituati a ritenere giusto lo stile di vita che conduciamo da etichettare come anormale tutto ciò che deroga a esso. Questo accade anche nelle piccole cose, accade anche a coloro che si definiscono “normali”. 

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nella visione della parola “normale”

Abbiamo lasciato che questo termine acquisisse un significato negativo. Di solito quando parliamo di anormalità lo facciamo proprio per sottolineare un atteggiamento folle, quando il vero significato del termine è “conformità alla consuetudine”, che è un concetto neutro. Tutti cadiamo in questa trappola. Quante volte avete detto in tono contrariato: “Non è normale”?

Vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se radessimo al suolo tutti i nostri preconcetti? 

Perché schematizzare non funziona in amore
Perché schematizzare non funziona in amore

Proiettatevi in uno stato di purezza unico, quello che possiede un bambino appena nato. Un neonato non ha aspettative e non subisce influenza alcuna. E’ una tabula rasa.

Se avessimo il coraggio di abbattere tutti i preconcetti e gli schemi che abbiamo subìto e costruito nel tempo, potremmo scoprire il nostro mondo e accedere alla nostra verità. Essa non deve essere argomentata. La verità risuona dentro di noi, la verità si sente. 

Abbiamo trattato un argomento particolare per lanciare un messaggio generale: solo perché siamo familiari a uno schema, non significa che esso debba essere assolutizzato.

Ognuno ha la possibilità di scegliere per se stesso, ma tenete a mente che il contesto nel quale cresciamo non lo scegliamo noi: capita. In Medio Oriente il poliamore è la normalità. In Occidente non lo è. Ma in base a cosa possiamo stabilire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato? Partiamo con un pacchetto base che è indipendente da noi. Non stiamo dicendo che questo pacchetto debba essere necessariamente negativo, ma ci inserisce in uno schema ben preciso che troppo spesso ci limita. 

Sapere che c’è altro al di fuori dei nostri schemi ci rende intelligenti

La maggior parte delle persone è intellettuale, tutto qui. Meglio un intelligente ignorante di un intellettuale ottuso. 

Pensare è difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. Vivi e lascia vivere.

Una volta Oscar Wilde disse: 

“Credo che se ognuno dovesse vivere pienamente la sua vita, se desse concretezza a ogni sua sensazione, espressione a ogni pensiero, realtà a ogni sogno, credo che il mondo ne riceverebbe un così fresco impulso di gioia che dimenticheremmo tutti i malanni del medievalismo e ritorneremmo all’ideale ellenico e forse a qualcosa di più bello e più ricco dell’ideale ellenico. Ma il più coraggioso di noi ha paura di se stesso.”

– Il ritratto di Dorian Gray

Che tragedia sarebbe se alla fine dei nostri giorni ci rendessimo conto di non aver dato voce a noi stessi. Che tragedia sarebbe scoprire di aver portato avanti un piccolo Truman Show

Passare la vita a giudicare, a schematizzare in amore non funziona: questa è la peggiore forma di violenza che potremmo perpetrare nei confronti di noi stessi. 

Elsa Buonocore e Maria Francesca Ruscitto

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