Aprile 17, 2024
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Il 6 Febbraio due giornalisti italiani sono stati bloccati a Kramatorsk, in Ucraina. Si tratta di Alfredo Bosco e Andrea Sceresini. Ai due professionisti è stato revocato l’accredito che consente loro di svolgere le attività giornalistiche in zone di guerra. Qualche giorno dopo, il 14 Febbraio, anche il giornalista Salvatore Garzillo si è trovato coinvolto in una simile vicenda. È stato infatti cacciato dal treno mentre stava per raggiungere il fronte bellico e inserito nella blacklist dei servizi segreti ucraini. A causa di tutte queste limitazioni, i tre reporter italiani hanno lasciato l’Ucraina. È stata negata loro la possibilità di documentare la guerra. Ecorandagio li ha raggiunti ottenendo un’Intervista ad Andrea Sceresini.

Chi sono i tre giornalisti accusati di essere spie russe? Ecco l’intervista ad Andrea Sceresini

-Cos’è successo il giorno in cui siete stati bloccati con annesso ritiro del vostro accredito?

Ci hanno bloccato a Kramatorsk. Siamo rimasti a Kramatorsk, senza la possibilità di uscire di casa, perché è una zona di guerra, piena di posti di blocco. Abbiamo trascorso quattro, cinque giorni a Kramatorsk, praticamente barricati in casa. Poi dopo siamo andati a Kiev con un lasciapassare dell’ambasciata. Quel giorno in contemporanea ci hanno ritirato l’accredito e hanno cominciato a circolare queste voci che dicevano che eravamo delle spie, dei collaboratori dei russi. Voci che in zone di guerra sono pericolose, perché lì sono tutti armati. Con queste accuse rischi abbastanza.

-Che idea ti sei fatto di questa operazione di censura?

-Che idea mi sono fatto…stanno serrando le file e tutti quelli che sono stati negli anni nel Donbass, nelle zone separatiste – come me, Alfredo e gli altri colleghi che hanno avuto il blocco alla frontiera – li stanno pian piano bloccando. Che è una cosa stupida, perché noi abbiamo fatto nelle zone separatiste molte inchieste contro i separatisti. Ci sono senz’altro giornalisti che sono propagandisti russi, però bloccare dei giornalisti solo perché sono stati lì è una cosa sbagliata. La speranza è che il clamore sollevato sul caso e la solidarietà ricevuta dai colleghi, aiuti l’Ucraina ad evitare questo giro di vita, perché sarebbe deleterio per l’immagine dell’Ucraina. 

-Avete ricevuto notizie dal governo italiano? Potrete ritornare a documentare la guerra in Ucraina?

-Notizie nessuna. Adesso noi siamo usciti dal Paese, siamo in questo momento all’aeroporto di Varsavia e stasera saremo in Italia. Noi siamo in attesa, siamo usciti dal paese senza nessun problema. Quindi tutto liscio. La speranza adesso è che la diplomazia entri in campo e aiuti a far revocare questo provvedimento in modo che possiamo tornare lì a lavorare come abbiamo fatto da un anno a questa parte. 

Come appunto afferma Andrea Sceresini, negli anni passati si è già occupato dei conflitti nel territorio ucraino, insieme ad altri colleghi come Alfredo Bosco e Salvatore Garzillo. 

Infatti, sembrerebbe che le motivazioni di questa censura siano legate ad alcuni documentari realizzati nelle zone separatiste. Il punto però è che l’obiettivo dei tre reporter (così come quello di tanti altri) è sempre stato quello di “fotografare” la guerra per amore della verità. 

Non per propaganda, né per collaborare con il nemico.

L’accusa di essere spie russe è ingiusta poiché il loro lavoro è quello di raccontare in prima persona le zone belliche

Non certo quello di aizzare conflitti. Eppure, questo lavoro risulta scomodo agli occhi di chi vorrebbe nascondere e minimizzare dei reati contro l’umanità. Ed è così che Sceresini, Bosco e Garzillo si ritrovano privati del loro diritto alla cronaca e all’informazione.

I tre reporter italiani hanno lasciato l’Ucraina ingiustificatamente

Non solo rischiano la vita pur di documentare le innumerevoli ingiustizie del fronte. Sono anche considerati conniventi del nemico. 

E intanto, la guerra in Ucraina non si ferma. Si persevera nel parlare di “operazione militare russa”. Eppure continuano a morire migliaia di civili. Un report di Save the children ha registrato la morte di oltre quattrocento bambini ucraini nell’ultimo anno. 

E allora come si può ignorare questa strage umana? Come si può darla vinta a chi vorrebbe sotterrare le scellerate iniziative dell’invasione russa?

La verità va narrata e documentata e questo può avvenire soltanto se la libertà di informazione non viene violata.

Uomini e professionisti come Andrea Sceresini, Alfredo Bosco e Salvatore Garzillo hanno il diritto di ritornare in Ucraina a svolgere il loro lavoro di reporter di guerra. A dover essere censurati, condannati e bloccati sono tutti coloro che continuano a voler questo conflitto, rimandando un negoziato di pace

Emanuela Mostrato

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