Ottobre 25, 2021
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Centoventi opere per raccontare oltre sessant’anni di scultura italiana, dal 1453 che segna il ritorno di Donatello a Firenze, al 1520 anno della morte di Raffaello, durante i quali i maestri del Rinascimento hanno scolpito il marmo, intagliato il legno, fuso il bronzo per raccontare i moti dell’anima umana. In pratica saranno in mostra i maestri della scultura rinascimentale italiana.

Il corpo e l’anima, da Donatello a Michelangelo. In mostra i maestri della scultura rinascimentale italiana

è la mostra che apre al pubblico domani, 21 luglio, al Castello Sforzesco di Milano e che potrà essere ammirata fino al 24 ottobre. L’esposizione, ospitata fino al 21 giugno scorso nelle sale del Louvre a Parigi, è ideata e progettata congiuntamente dal Castello Sforzesco insieme al museo parigino ed ha come curatori Marc Bormand, conservatore al dipartimento di sculture del Louvre, Beatrice Paolozzi Strozzi, già direttrice del Museo del Bargello e Francesca Tasso, conservatrice responsabile delle Raccolte artistiche del Castello Sforzesco.

Il percorso della mostra, è divisa in quattro sezioni

(Guardando gli antichi – Il furore e la grazia, L’arte sacra: commuovere e convincere, Da Dioniso ad Apollo e Roma Caput Mundi) si conclude simbolicamente con la visione della Pietà Rondanini di Michelangelo, che è il suo testamento artistico a cui lavorò praticamente fino alla morte nel 1564. Ed è proprio questa la differenza della versione milanese della mostra rispetto a quella parigina: la presenza della Pietà mentre a Parigi c’erano I due schiavi di Michelangelo. “Se gli albori del ‘400 sono legati a Firenze, nella seconda metà del secolo ci sono tanti centri e linguaggi artistici e fare sintesi di questo è stato più difficile. – ha spiegato Tasso -. Per questo abbiamo individuato un tema che lega questi artisti, cioè la ricerca dell’espressività e il tentativo di dare corpo all’anima. La sfida è rendere anche quello che c’è all’interno e lo si fa lavorando sulla gestualità del corpo e partendo dall’esperienza degli antichi”.

In mostra ci sono opere di Leonardo, Michelangelo, Bramante, Donatello

che provengono dal Louvre e dal Castello Sforzesco ma anche dal Met di New York, dal Prado, dal Victoria&Albert Museum di Londra, proposte in un allestimento suggestivo e non convenzionale. Le sculture e i bassorilievi sono immersi nel blu, nel giallo, nel rosso. Tra le opere più significative spiccano quelle di Donatello, che è punto di riferimento imprescindibile a cui tutti attingono, incluso Michelangelo, come la spettacolare Crocifissione in bronzo.

“La crocifissone bronzea di Donatello è un’opera simbolo, secondo me, di questa mostra – ha sottolineato Paolozzi Strozzi – Mantegna non sarebbe lui se non si fosse formato giovanissimo nella bottega di Donatello. Ogni tipo di materiale ed espressione Donatello l’ha messa in campo”. Tra le opere eccezionali della mostra c’è anche una Flagellazione di Francesco di Giorgio Martini che arriva da Perugia.

Di Michelangelo spiccano un Cupido in marmo, colto nell’atto di estrarre una I maestri della scultura rinascimentale dalla faretra mentre incede verso lo spettatore, e il disegno di un nudo maschile. Chiude il percorso, prima di approdare alla Pietà Rondanini, un’opera di grande impatto che di solito non è visibile dal pubblico perché si trova nella sacrestia del Duomo di Milano. E’ il Cristo alla colonna di Cristoforo Solari, detto Il Gobbo.

I visitatori potranno approfondire il tema della Pietà grazie ad una video – opera, che sarà proiettata in loop nella Sala degli Scarlioni: si tratta della rappresentazione teatrale ‘Mater strangosciàs’ di Giovanni Testori.

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