Ottobre 25, 2021
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Insegnare ed apprendere sono due facce della stessa medaglia. Eppure, il sistema scolastico non sempre ne è consapevole. Difatti, sembrerebbe che l’aggiornamento professionale sia ancora una battaglia da combattere. Molti sono gli insegnanti che faticano a stare al passo con le moderne modalità di apprendimento. Altri, rifiutano la possibilità di aggiornarsi, trascurando in questo modo la crescita dei propri studenti. L’urgenza è quella di comprendere l’esigenza culturale e sociale della formazione continua dei docenti in servizio. 

Non si può insegnare se non c’è la volontà di apprendere

I tempi cambiano e per quanto la tradizione sia sempre una base da cui partire, occorre anche cogliere il valore della crescita professionale. Quest’ultima può esistere solo mostrandosi flessibili al cambiamento. Mostrando di essere portavoce dell’interdipendenza tra insegnamento e apprendimento. È ovvio che per promuovere il coinvolgimento dei docenti verso una nuova cultura scolastica, ci sia bisogno del supporto delle istituzioni. La scuola, soprattutto con l’avvento della pandemia, ha mostrato il bisogno di una ridefinizione culturale. 

L’ Ocse, ha rilevato che  il 75% dei docenti italiani necessita di una maggiore formazione all’utilizzo delle tecnologie

Gran parte dei docenti e degli studenti ha riscontrato non poche difficoltà nell’approccio ai processi di digitalizzazione. La DAD, infatti, ha messo in evidenza le debolezze dell’istituzione scolastica. Le pratiche di insegnamento digitali sono state vieppiù “emergenziali” e non “normali”. Questo vuol dire che vi era, già prima dell’emergenza sanitaria, un’ arretratezza scolastica in termini di aggiornamento. Motivo per cui, affrontare la didattica a distanza è stata una sfida non semplice da gestire. E ancora oggi, le criticità non mancano.

In tal senso, è necessario – oggi più che mai – che gli insegnanti comprendano il valore della continua crescita professionale. D’altronde, la vocazione di un Maestro è quella di dedicarsi alla crescita dei suoi allievi. Anche se questo implica una trasformazione del proprio “modus operandi”. 

Non a caso, il  pedagogista Carl Rogers, affermava che alla base del proprio lavoro non deve mancare la ricerca. E la ricerca è cambiamento. Rogers insisteva sul concetto dell’ “insegnante facilitatore”, capace cioè di rimodellare la propria didattica, senza imporre paradigmi. 

Una nuova cultura dell’organizzazione scolastica a favore dell’esigenza della formazione continua degli insegnanti

Affinché il numero degli insegnanti aggiornati cresca, è necessario riprogettare il processo scolastico. Occorre investire sulle tecnologie, sui corsi di apprendimento online, sull’edilizia delle strutture. Serve elaborare un programma di sviluppo ad hoc per il personale docenti. E ancora, bisogna supportare attraverso risorse economiche e culturali, coloro che vivono in una stato di deprivazione. In tanti non hanno la possibilità di poter godere di postazioni confortevoli e di strumenti adeguati per studiare in autonomia. Il diritto all’istruzione va tutelato, sempre. 

Tuttavia, oggi si è ancora lontani da questa nuova cultura dell’educazione. Si pensi che su circa 700 mila insegnanti, solo 381 mila risulta iscritto al portale del Ministero. Allo stesso modo, scarseggia anche il numero degli iscritti alla piattaforma  S.O.F.I.A. (Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti). 

“La scuola non si arrende, si reinventa e si rafforza grazie al personale. La formazione è fondamentale, la scuola è un pilastro e un muro portante, bisogna rispettarla e rafforzarla”.

Queste le parole della Ministra Lucia Azzolina. Si spera però, che a queste si sussegua una reale e fattuale volontà di potenziare la crescita formativa dei docenti e degli studenti. L’uno sono la forza dell’Altro e questa forza va preservata.

Emanuela Mostrato

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