Febbraio 25, 2024
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Il 10 febbraio è il giorno del ricordo dedicato alle foibe rappresentano uno dei capitoli più bui e dolorosi della storia europea del XX secolo. Sono il simbolo di una tragedia che ancora oggi suscita profonda riflessione e dibattito. Questi eventi si inseriscono nel contesto più ampio delle pulizie etniche e delle violenze politiche che hanno segnato il periodo durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. In particolare nelle aree di confine tra Italia e Yugoslavia.

Cosa sono le foibe?

Il termine “foiba” indica una cavità naturale tipica del Carso, una formazione geologica presente soprattutto nel Friuli Venezia Giulia e nella penisola istriana. Oggi prevalentemente entro i confini sloveni e croati. Queste profonde gole carsiche furono utilizzate come luoghi di esecuzione sommaria durante gli anni del conflitto e nei tumultuosi periodi successivi​​.

Gli eventi tragici associati alle foibe iniziarono a manifestarsi con maggiore intensità dopo l’8 settembre 1943, in seguito all’armistizio tra l’Italia e le forze alleate, e si protrassero fino al 1947. In questi anni, migliaia di persone – stime indicano fino a 15.000 vittime – furono uccise o gettate vive nelle foibe. Le vittime furono in gran parte appartenenti alla popolazione etnica italiana della regione, ma non mancarono esecuzioni di slavi e di altre nazionalità. Le motivazioni dietro a questi atti di violenza furono complesse, radicate nelle tensioni etniche, politiche e territoriali che caratterizzavano l’area​​.

La rappresaglia dei partigiani jugoslavi e dei comunisti di Tito contro gli italiani, in particolare contro i fascisti, i cattolici, i sostenitori del regime precedente, ma anche contro civili innocenti, fu in parte motivata dall’occupazione italiana della penisola istriana durante la guerra. Tali territori erano stati per secoli sotto influenza italiana, veneziana prima e italiana poi, fino a diventare parte dello stato jugoslavo nel periodo post-bellico​​.

Il ricordo delle foibe è stato a lungo oggetto di dimenticanza o di interpretazioni contrastanti, spesso influenzate da visioni nazionalistiche o ideologiche

Solo negli ultimi decenni si è assistito a un maggiore riconoscimento ufficiale di questi eventi, come dimostra l’istituzione in Italia del “Giorno del Ricordo”, celebrato il 10 febbraio, per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata​​.

La memoria delle foibe solleva questioni importanti riguardanti il modo in cui le società affrontano e ricordano il proprio passato. In modo particolare in relazione a eventi tragici che coinvolgono violenze di massa e pulizie etniche. Il dialogo e la comprensione reciproca tra le nazioni e le comunità coinvolte sono fondamentali per superare le divisioni storiche e costruire un futuro condiviso basato sul rispetto e sulla verità​​.

Perché la giornata del ricordo si celebra il 10 febbraio?

Il giorno dedicato alle foibe è il 10 febbraio, noto come “Giorno del Ricordo”. Questa data è stata istituita per commemorare le vittime delle foibe, gli esodi giuliano-dalmati, e le vicende del confine orientale italiano nel secondo dopoguerra. La scelta del 10 febbraio come giorno commemorativo è stata formalizzata con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, promulgata dal Parlamento Italiano. La data intende offrire un momento di riflessione storica e di memoria collettiva, dedicato a ricordare le atrocità commesse e a rendere omaggio alle vittime di quegli eventi tragici, molti dei quali furono uccisi o gettati vivi nelle foibe (profonde cavità carsiche) da parte dei partigiani jugoslavi durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto nel contesto delle tensioni etniche e politiche nell’area dell’Istria, di Fiume e del Dalmazia​​​​.

La scelta di questa data mira a promuovere la conoscenza di questa pagina di storia, spesso trascurata o dimenticata nei decenni successivi alla guerra, e a stimolare una riflessione critica sulle complesse dinamiche storiche, politiche ed etniche che hanno caratterizzato il Novecento europeo.

Il “Giorno del Ricordo” rappresenta quindi un’occasione per approfondire la comprensione dei tragici eventi legati alle foibe e all’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Quante furono le vittime delle foibe?

La stima esatta del numero di vittime delle foibe è oggetto di dibattito storico, con cifre che variano significativamente a seconda delle fonti. Alcune stime indicano che il numero di persone uccise potrebbe essere stato fino a 15,000, ma è importante notare che questa cifra comprende vittime di diverse nazionalità, inclusi italiani, croati, sloveni e altri gruppi etnici presenti nella regione al momento degli eventi​​.

Le vittime italiane delle foibe furono in gran parte civili, ma includevano anche militari, funzionari pubblici, e membri del partito fascista, accusati di collaborazionismo con il regime di occupazione italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Queste esecuzioni furono effettuate principalmente da partigiani jugoslavi nel contesto del tentativo di Tito di stabilire il controllo comunista sulla regione.

Oltre alle persone uccise direttamente nelle foibe, migliaia di italiani furono costretti a lasciare le loro case nell’Istria, a Fiume, e in Dalmazia a seguito dell’annessione di questi territori alla Jugoslavia dopo la guerra, in un evento noto come l’esodo istriano-dalmata. Questo esodo forzato coinvolse più di 350,000 persone, che lasciarono le loro abitazioni per trasferirsi in Italia o altrove, spesso in condizioni estremamente difficili​​.

È fondamentale ricordare che le cifre esatte rimangono oggetto di studio e di discussione tra storici, e che la memoria delle vittime delle foibe simboleggia un capitolo tragico e complesso della storia europea del XX secolo, che richiede una riflessione approfondita e rispettosa.

Ginevra Leone

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