Maggio 29, 2024
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Le opere di Tolkien hanno goduto di una popolarità duratura attraversato molte generazioni. L’interpretazione politica dei suoi romanzi è stata altrettanto diversificata. Alcuni lettori vedono nel suo lavoro una riflessione di valori conservatori, come la difesa della libertà individuale, la resistenza contro il male e l’importanza della comunità. La centralità di temi come l’eroismo individuale, la responsabilità personale e la lotta contro le forze oscure può essere vista in chiave conservatrice. Tuttavia solo in Italia l’opera è stata considerata di destra nonostante gli evidenti lelementi progressisti nei messaggi di Tolkien. La formazione di coalizioni eterogenee per affrontare minacce comuni, la critica alla cupidigia e all’abuso di potere, e la valorizzazione della diversità tra le razze e le culture in Terra di Mezzo possono essere interpretate come elementi progressisti. In pratica Definire Tolkien di destra è una sciocchezza.

Eppure per la destra italiana Il Signore degli anelli continua a essere il libro più amato come per Giorgia Meloni

Negli anni ’70, la cultura neofascista italiana si è avvicinata al “Signore degli Anelli” interpretandolo in chiave antimodernista. Il festival “Campo Hobbit” del 1977, organizzato dal Fronte della Gioventù, ha segnato l’inizio di questa affinità tra estrema destra e l’opera di J.R.R. Tolkien. La prefazione di Elémire Zolla nella prima traduzione italiana ha contribuito a questa lettura, sottolineando il simbolismo anti-moderno della trilogia. La destra radicale, in cerca di un nuovo immaginario, ha visto in Tolkien una bandiera, attribuendogli significati politici inediti. La critica di destra ha continuato, attribuendo a Mordor connotazioni della modernità materialista e dell’ipercapitalismo.

Di certo l’estetica degli elfi ha affascinato i neofascisti del tempo. La connessione tra l’estetica del “bello” e l’interesse dei neo-fascisti per gli elfi è un’interpretazione che può emergere da diverse angolazioni ma richiede cautela per evitare semplificazioni e generalizzazioni eccessive.

Innanzitutto, è importante sottolineare che gli elfi nella mitologia di J.R.R. Tolkien non sono intesi come rappresentazioni di un’ideologia razziale. Tolkien stesso ha respinto qualsiasi tentativo di collegare il suo lavoro a teorie razziali, sottolineando che le sue storie sono opere di finzione e che il suo interesse principale è nel creare un mondo mitologico, non nel promuovere ideologie politiche.

Tuttavia, la destra degli anni settanta come quella moderna tende a interpretare gli elfi come rappresentazioni di un ideale estetico che, in alcuni casi, può essere erroneamente associato a concetti di purezza razziale. Questa interpretazione, tuttavia, non riflette l’intenzione dell’autore e rappresenta una lettura distorta dell’opera.

E’ importante evidenziare come la parola “razza” sia stata utilizzata dal Tolkien per riferirsi alle diverse razze fantasy presenti nel mondo da lui creato, come gli Hobbit, gli Elfi, i Nani, gli Uomini, gli Orchi. In questo contesto, la parola “razza” è usata per descrivere gruppi distinti di creature all’interno del contesto della narrativa fantastica di Tolkien.

Tolkien, cristiano conservatore, si è opposto al fascismo, e molte interpretazioni di destra sono state considerate mistificazioni dell’opera

Paolo Pecere, scrittore e storico della filosofia, afferma che l’estrema destra ha strumentalizzato l’opera attribuendole significati politici che essa non possiede intrinsecamente.

Negli anni recenti, la percezione dell’opera di Tolkien in Italia è cambiata, ma il legame tra estrema destra e universi fantasy è ancora discusso, come dimostrato dalle polemiche sulla nuova traduzione italiana di Ottavio Fatica. Alcune recensioni, in particolare provenienti da ambienti di destra, accusano la traduzione di seguire una cultura progressista e addirittura gay, sollevando dubbi sulla sua obiettività. Questo suscita sospetti sulla volontà di difendere un legame tra Tolkien e la cultura di destra in Italia.

A nostro avviso, la traduzione di Fatica, fedele all’originale, ha attirato critiche, ma anche elogi per la sua attenzione ai registri linguistici dei personaggi. La complessità dell’opera di Tolkien, con richiami cristiani e suggestioni profonde, emerge maggiormente in questa nuova traduzione, allontanandosi da interpretazioni ideologiche superficiali.

Come è stata accolta in America e in Inghilterra ed anche li definire Tolkien di destra è una sciocchezza?

In patria, Tolkien è spesso considerato un’icona letteraria nazionale. La sua profonda connessione con la lingua, la mitologia e la tradizione britanniche ha suscitato un forte senso di appartenenza culturale. La sua opera, intrisa di un profondo amore per la natura e la storia, è stata vista come un richiamo a preservare la bellezza e l’autenticità della terra inglese. Questo aspetto conservatore della sua opera è stato particolarmente evidente nella sua critica alla modernità e all’industrializzazione.

Tuttavia, l’interpretazione politica della sua opera in Inghilterra non è stata univoca. Alcuni critici vedono nel suo lavoro un richiamo conservatore a un’età mitica e preindustriale, mentre altri sottolineano la critica implicita alle forze del male, che potrebbe essere interpretata anche come una critica nei confronti di regimi totalitari o di politiche imperialistiche.

Negli Stati Uniti, l’opera di Tolkien ha goduto di una popolarità duratura e ha attraversato le generazioni. L’interpretazione politica negli Stati Uniti è stata altrettanto diversificata. Alcuni lettori vedono nel suo lavoro una riflessione di valori conservatori, come la difesa della libertà individuale, la resistenza contro il male e l’importanza della comunità. La centralità di temi come l’eroismo individuale, la responsabilità personale e la lotta contro le forze oscure può essere vista in chiave conservatrice.

Tuttavia, altri lettori trovano elementi progressisti nei messaggi di Tolkien. La formazione di coalizioni eterogenee per affrontare minacce comuni, la critica alla cupidigia e all’abuso di potere, e la valorizzazione della diversità tra le razze e le culture in Terra di Mezzo possono essere interpretate come elementi progressisti.

Tornando alla questione principale, definire Tolkien di destra è una sciocchezza?

Quanto accaduto con il Signore degli Anelli è l’ennesimo, goffo, tentativo di tirare per la giacca un autore per poterlo inserire nella fiacca scuderia degli autori di destra. E’ accaduto con Pound, con Pasolini, con D’Annunzio. Addirittura con Dante.

Etichettare Tolkien come di destra o di sinistra è una semplificazione banale e irrispettosa, ai limiti dell’ignoranza. L’autore stesso ha evitato legami politici e respinto interpretazioni razziali del suo lavoro. Mentre alcuni elementi dei suoi scritti possono essere interpretati come conservatori, vi sono anche elementi progressisti, come la sua simpatia per la natura e i popoli indigeni. La sua posizione politica è complessa e non può essere ridotta a una singola etichetta.

Giovanni Scafoglio

Leggi anche

Show Full Content
Previous A Roma inaugura la più grande mostra mai dedicata a Tolkien in papà de Il Signore degli Anelli
Next L’Europa e l’IA, una svolta epocale ma da regolamentare
Close

NEXT STORY

Close

No al Mes, senza coronavirus bond che senso ha l’Europa? Italexit? SI o NO?

Aprile 4, 2020
Close