Settembre 27, 2021
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Quello che avviene dentro mi è sempre apparso più importante e interessante di ciò che succede fuori. Ho sempre immaginato di sentire più di molte altre persone, tutto più amplificato e per questo ho creduto per così tanto tempo che quello che sentissi o che pensassi fosse così unico (in realtà lo considero ancora tale) da non doverlo raccontare a nessuno, tenendo solo per me tutto quello che la mia mente disegna. Questo, fin quando una persona speciale mi ha insegnato che l’altro può vedere cose che non notiamo nel nostro quadro, particolari piccoli e apparentemente insignificanti, che non avevamo scorto, sebbene il dipinto fosse nostro; che la condivisione è bella, che proteggere quello che proviamo non impedisce il cambiamento e che l’amore non ci divide, allontanandoci, da quello che siamo ma moltiplica in noi quel che c’è di meglio.

Accade tutto nella nostra testa ma quando nel nostro piccolo universo privato, con le sue gioie e i suoi spettacoli drammatici, lasciamo che acceda qualcun altro che ci aiuti a definire l’orizzonte della nostra esistenza, allora entriamo in contatto con la nostra parte più intima, mentre i mondi e gli universi che ci circondano cominciano a dilatarsi.

Dall’origine

È possibile scoprirlo in tanti modi. Puoi avvertire la scarica elettrica da subito e sentirti travolto senza che tu abbia preso piena consapevolezza di ciò che sta accadendo. Può avvenire gradualmente, senza che tu te ne renda conto, sebbene non l’abbia previsto. Può manifestarsi in maniera improvvisa, non l’avevi messo a fuoco ma era lì, in un angolo del cuore, ed è bastato un attimo per rovesciarlo crepitante e rumoroso.

Una stagione fuori dal tempo

Nel tempo della nostra vita, l’esperienza dell’amore è sicuramente quella che lascia il solco più profondo. E proprio parlando di questo tempo, il grande Eduardo usa una bella e significativa allegoria. Stralciando, in parte, le parole di un suo celebre componimento, leggiamo:

E ‘a llà tu siente comm’ a nu frastuono
ch’è sempe ‘o stesso
‘a quanno ‘o munno è munno
ncopp’ a sta terra:
comme si fosse ‘a banda d’ ‘o paese
ca scassèa mmiez’ ‘o vico
e s’alluntana.
Trase int’ ‘e rrecchie quanno sta passanno
e nun ‘a siente cchiù quann’è passata.
Ma na cosa te resta:
sa che te rummane?
Te rummane ‘o ricordo ‘e nu mutivo
comme fosse na musica sperduta
‘e nu suonno scurdato,
ca t’è paruto vivo
chiaro cchiù d’ ‘o ccristallo
dint’ ‘o suonno
e nun ‘o puo’ cunta’ quanno te scite
manc’a te stesso,
tanto è fatto ‘e niente.

Ncopp’ a sta Terra di Eduardo De Filippo

Cosa accade in questo tempo che sembra fuori dal tempo stesso? Qualcuno dice, in senso metaforico, che “perdiamo la testa”. Chi, dopo l’incontro d’amore, non ha sentito lo stordimento o il frastuono che porta il soggetto innamorato ad una sensazione di straniamento e di delirio?

Una stagione fuori dal tempo – Nell’amore non c’è posto per la ragione

Il nostro pensiero si polarizza, orientandosi in una sola direzione, mentre il nostro paesaggio emotivo si allarga e scopriamo una nuova versione del mondo e di noi stessi; non guardiamo, non sentiamo e non tocchiamo allo stesso modo di prima. Dimentichiamo cosa sia la ragione, la nostra irrazionalità sembra raccontarci storie più vere. D’altronde, proprio nell’amore risiede la negazione di uno dei due principi con cui esercitiamo la nostra razionalità: il principio aristotelico di non contraddizione (se una data proposizione è vera, allora non può essere vera anche la sua negazione).

L’amore si presenta infatti come turbamento ma anche sapore dolce, pugno nello stomaco e carezza, mistero e meraviglia, così profondamente umano eppure al di là della comprensione degli uomini stessi; ci “fa desiderare di arrivare più alto” e, dunque, ci avvicina ad un mondo più spirituale nel quale tutto è possibile (d’altra parte sono molti i termini riferiti a Dio e contrassegnati dall’elemento onni-): nell’amore la realtà può essere qualcosa ma anche la manifestazione del suo contrario. In fondo, Eros per i greci era un dio.

Una stagione fuori dal tempo- Amor fugit

Quando la pazzia d’amore (l’emozione iniziale) si placa, qualunque ne sia la ragione, non abbiamo più memoria lucida di ciò che la pervasiva sostanza d’amore ci ha provocato, di dove ci ha spinti, di chi siamo stati. Eppure, conserviamo il ricordo di un sogno, un po’ come quando alziamo troppo il gomito e nella fase successiva manteniamo solo immagini sbiadite; e quando cerchiamo di descrivere le sensazioni della sbornia d’amore, non siamo più in grado di farlo: ricordiamo solo la follia, che nel pensiero si accompagna ad un lento respiro dal suono nostalgico.

Difficilmente riusciamo a descrivere fino in fondo, per quanto innamorati, cosa ci ha fatto impazzire e se ci provassimo, con tutta probabilità, non saremmo soddisfatti della nostra risposta, come se qualcosa sfuggisse sempre; è una grandezza che non riusciamo a contenere e decifrare. Difatti c’è sempre qualcosa di misterioso, oscuro, incomprensibile nel linguaggio d’amore, come dice il filosofo U. Galimberti “gli innamorati stanno insieme perché vogliono dirsi cose che non riescono a dirsi”.

Per quanto violenta sia stata la follia d’amore, dopo averla vissuta ci appare così lontana, inconsistente, sganciata da tutto il resto, che ci sembra fatta di niente. Si crea quindi una sorta di spaccatura, tra la percezione di ciò che abbiamo vissuto internamente e ciò che è successo al di fuori di noi.

Amore e desiderio erotico

La scienza medica ci spiega che l’impulso sessuale ha origine principalmente, non nelle gonadi inferiori o ghiandole sessuali, ma nel mesencefalo, nell’ipotalamo. Si ama prima con la testa, poi con il corpo e il tentativo di ridurre l’amore ad un istintivo impulso non solo è fuorviante ma sancisce (come d’altronde vediamo sotto i nostri occhi) la fine del desiderio, la morte di Eros. Invero va anche detto che l’amore, pure quello più alto, si allaccia quasi sempre al corpo, ne ha bisogno per sentire completa la propria intensità. Il profumo dell’altra persona, che a volte può essere causa della nostra esaltazione d’amore, diventa per noi inebriante, ci manda in estasi, sembra non riusciamo più a farne a meno, ci infonde una sensazione di intenso piacere e un senso di eccitazione.

l’amore è forte come la morte, oltre noi stessi

Con la morte del corpo dell’amato, se autentico, l’amore resiste, superando addirittura la contraddizione tra la sua aspirazione all’eternità e la caducità della vita umana; come mi disse una volta un amico “l’amore (quello vero) non teme la ruggine del tempo”.

“Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio, perché l’amore è forte come la morte, e la devozione esclusiva è tenace come la Tomba. Le sue fiamme divampano come un fuoco ardente, come la fiamma dell’Eterno.”

Cantico dei Cantici, cap.8,vers.6


Quel gioco di parole che, seppur etimologicamente infondato legge nella parola amore, a-mors (con alfa privativa), l’assenza di morte, in quest’ottica, è incredibilmente vero.

Larissa Murru

Leggi anche Il nudo ai tempi di Facebook

Il nudo ai tempi di Facebook: dagli affreschi di Pompei a le Origine du monde; dal censurare premi Pulitzer e grandi gallerie d'arte.
Show Full Content
Previous Emergenza Covid e salute mentale: in Italia chiuso un centro su cinque
Next I social che uccidono i bambini
Close

NEXT STORY

Close

Gloomy Sunday – La canzone che porta al suicidio.

Aprile 3, 2020
Close