Maggio 20, 2024
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Nel mondo della pubblicità, a volte ci sono spot che cercano di insegnarci la vita, o almeno così sembra. L’ultimo “capolavoro” dell’azienda di distribuzione italiana Esselunga, battezzato “La pesca,” sembra essere uno di quegli spot che vogliono dare lezioni. Tuttavia, c’è qualcosa che non quadra: sembra più un sermone sulla separazione che uno spot pubblicitario.

Per chi non avesse visto lo spot di Esselunga, “La pesca” narra la storia di una bambina che va a fare la spesa con sua madre e decide di prendere una pesca al supermercato

Questa innocua pesca diventa poi il fulcro di un “complotto” per cercare di far dialogare i suoi genitori separati. La bambina convince il padre che la pesca è un regalo della madre, sperando di riunirli. Tuttavia, questo spot suggerisce una serie di reazioni e interrogativi.

Stereotipi familiari: la musica del passato

Una delle prime cose che balza all’occhio è la perpetuazione dello stereotipo che lega famiglie separate alla sofferenza. Sembra che lo spot voglia farci credere che una famiglia unita sia sempre sinonimo di felicità, mentre una famiglia separata sia inesorabilmente destinata a una vita infelice. Questa melodia stantia è non solo ingiusta per le famiglie separate, ma può anche far sentire in colpa i genitori che hanno scelto di separarsi.

La realtà è che le dinamiche familiari non sono fatte su misura per stereotipi pubblicitari. Una separazione può essere una scelta necessaria per migliorare il benessere di tutti i membri della famiglia. Gli esperti ci dicono che in alcune situazioni, una famiglia separata può essere più felice e sana di una famiglia unita che si sta trascinando con tensioni insopportabili.

In un’epoca in cui dovremmo celebrare la diversità delle esperienze familiari, è quantomeno strano che uno spot pubblicitario perpetui stereotipi tanto tossici. L’industria pubblicitaria ha il potere di influenzare la percezione sociale, ma dovrebbe farlo in modo più consapevole e inclusivo.

O forse è semplicemente una scelta politica?

Il sospetto nasce da due scene dello spot. Mentre figlia e madre si trovano in macchina, avvolti da un silenzio assordante, fuori dal finestrino passa una famiglia felice che sembra appena uscita da una pubblicità di merendine. È come se ci volesse ricordare che le famiglie separate sono il lato oscuro della luna, mentre quelle unite sono il paradiso terrestre.

Quando il padre riceve la pesca dalla figlia, convinto che sia un regalo della madre, il suo sguardo si fa sognante e spera in una riconciliazione. Il padre è praticamente una nuvola di zucchero filato, mentre la madre, per quasi tutto lo spot, sembra aver appena assaporato un limone acido. Chi, secondo voi, viene dipinto come la “stronza” che ha causato la separazione? Non serve essere detective per capirlo.

Vorrei sottolineare che questo articolo non intende minimizzare le sfide che i figli di genitori separati possono affrontare

La situazione può essere complessa, nessuno nega che i figli di coppie separate soffrano. La tossicità di tale narrazione consiste nel giudicare necessariamente drammatica una separazione che invece, come ci insegnano illustri psicologi, può essere una vera e propria liberazione, una decompressione delle tensioni coniugali che, quelle sì, si ripercuotono sulla serenità dei figli nel quotidiano. Da questo punto di vista, una famiglia separata può essere più felice di una famiglia unita “per i figli” in un rapporto violentemente, claustrofobicamente, forzatamente, unito.

È incredibile che a 53 anni dall’approvazione della legge sul divorzio si debba stare ancora non solo a spiegare dinamiche che dovrebbero essere ovvie, ma anche a dover difendere il diritto al divorzio.

Lo Spot di Esselunga dimostra che l’industria pubblicitaria dovrebbe avere una visione più rispettosa e realistica delle diverse esperienze familiari. Le famiglie separate meritano di essere rappresentate con sensibilità, evitando di semplificare le sfide e le gioie di tali situazioni. E mentre guardiamo alla pubblicità per intrattenimento e consigli sulla vita, ricordiamo sempre che uno spot è solo uno spot, non un trattato sulla vita familiare.

Giovanni Scafoglio

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