Novembre 29, 2022
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Ossido di grafene nei vaccini. La terra è piatta. L’allunaggio di Apollo 11 era un set. Qanon. Donald Trump è un inviato della CIA infiltrato alla Casa Bianca da un complotto ordito da Hilary Clinton, Barack Obama e divi hollywoodiani. Sette sataniche. Caccia alle streghe.
Queste sono alcune delle teorie più famose avallate dai complottisti delle quali si è discusso la settimana scorsa su Clubhouse

Come nascono i complotti? Perché, potenzialmente, siamo tutti complottisti? Perché possiamo parlare di una matrice antisemita?

È il professor Alessandro Bertirotti, antropologo della mente, a delucidarci

Afferma infatti che vi è un presupposto grazie al quale ogni società umana esiste: la necessità fisiologico-cognitiva di credere che si dica la propria verità. Noi abbiamo bisogno di credere che –, abbiamo bisogno di fare un patto tra noi stessi e gli altri nel quale sosteniamo di dire la verità ed essere autentici. 

Tale meccanismo garantisce la formazione delle relazioni sociali, ecco perché è una dinamica condivisa da tutti gli esseri viventi. 

Così come una mandria segue il capomandria, allo stesso modo una persona segue un leader politico. Questo perché è difficile essere “esseri sociali“, mentre è più semplice essere “esseri gregari” e sentirci fratelli, uniti in ciò che viene detto da colui che consideriamo come un punto di riferimento, ossia colui che è in grado di dire con maggiore costanza e continuità la verità. 

Ergo, noi abbiamo bisogno di certezze, di appartenenza e di fiducia. In questo senso, siamo tutti complottisti

Nel bisogno di certezza non è necessario verificare che ciò in cui si crede sia vero, perché è importante il soddisfacimento del bisogno. Questo sembra tipico di persone poco intelligenti, eppure studi recenti testimoniano che complottisti sono anche persone con un alto livello di istruzione.

Nella teoria del complotto, infatti, la mente funziona in base a una gradualità. Lo scopo fondamentale è il bisogno di fiducia che nutriamo nei confronti della realtà e delle altre persone. 

Oggi più che mai, in un mondo che evolve e diventa più complesso a vista d’occhio, per l’essere umano è fondamentale semplificare, perché la nostra mente ha bisogno di ordine.

Tutte le fake news e le teorie complottiste che sentiamo quotidianamente, quindi, rispondono all’esigenza di ordinare la vastità d’informazioni alla quale abbiamo accesso 

Questo perché l’incertezza è una condizione spiacevole, e la teoria del complotto fornisce un senso di controllo della realtà, generando nel singolo un sentimento di rassicurazione.

Di fronte a un senso di impotenza dichiarato ma non risolto, con un complotto si semplifica il senso di impotenza.

Attraverso un esperimento realizzato da alcuni psicologi dell’università di Amsterdam (riportato in Menti Sospettose, perché siamo tutti complottisti di Rob Brotherton), viene alla luce quanto, alla base dei complotti, ci sia il concetto di ambivalenza

“Immaginiamo di mangiare un’intera vaschetta di gelato. Sappiamo che ciò può avere dei pro e dei contro. Ogni studente si sedeva dinanzi a un computer e doveva riflettere se scegliere o meno la vaschetta di gelato in base a dei pro e dei contro che egli digitava inserendo un sì o un no. 

Successivamente, compariva un messaggio di errore, allora l’esperimentatore, che fingeva di essere rimasto sorpreso di fronte a questo tipo di risposta, invitava lo studente a completare il suo criterio di positivo/negativo con un’ulteriore domanda, ma per farlo doveva spostarsi su un altro tavolo. 

Veniva condotto, attraverso un corridoio, in una stanza. All’interno di essa c’era una scrivania completamente in disordine, con penne, riviste, pezzi di carta… In questo computer, sulla scrivania in disordine, c’erano due figure: una con dei puntini verso la sinistra dello schermo dove si celava un oggetto riconoscibile (una barca a vela), l’altra sulla parte destra dello schermo dove i puntini erano messi completamente a caso. 

Coloro che avevano individuato la figura della barca a vela avevano un atteggiamento meno ambivalente nei confronti delle domande sul gelato; coloro che erano sopraffatti dalla scrivania e avevano commesso errori nei confronti del gelato vedevano figure anche nella parte destra dello schermo, nella quale non si celava nessuna immagine”.

Cosa significa? Più disordine abbiamo nelle informazioni e nella capacità di operare scelte dinanzi all’ambivalenza, più vediamo quello che vogliamo vedere 

“Un altro aspetto da tenere in considerazione è che ognuno di noi si vuole sentire molto più originale rispetto a un altro. Tale pretesa di originalità diventa una pretesa di unicità.

Allo stesso modo, è presuntuosa la convinzione di attribuire alla coscienza la scelta delle nostre azioni. Così come affermato nel testo citato precedentemente, ossia Menti sospettose, il nostro cervello è molto più attivo nella sua dimensione inconscia e pre-conscia che in quella conscia. In questo senso è presuntuoso anche affermare che le nostre scelte precedano le azioni: noi siamo coscienti delle azioni realizzate solo dopo averle commesse. 

Il famoso detto col senno del poi dimostra quindi come funziona la nostra mente: noi arriviamo sempre in ritardo a livello di coscienza, ma se riflettiamo su quest’ultimo possiamo anticipare eventuali errori”. 

Ritornando al concetto di complotto, Maurizio De Bonis (direttore responsabile Cultframe Arti Visive e co-fondatore di Punto di Svista) pone l’accento su quanto un elemento che unisce e contraddistingue tutte le teorie sia l’antisemitismo

Cos’è Qanon e come mai l’antisemitismo è la colonna portante di questa e altre teorie complottiste?

La teoria Qanon è una teoria di complottisti di estrema destra secondo la quale esisterebbe un’ipotetica trama segreta organizzata da un presunto Deep State che avrebbe agito contro Donald Trump e i suoi sostenitori, i quali avrebbero assunto il potere con l’obiettivo di scardinare il nuovo ordine mondiale, considerato colluso con reti di pedofilia (per cui gli ebrei si riunirebbero in sette segrete per bere il sangue di bambini cristiani), pratiche ebraiche oscure, cabale occulte, e in generale avente per obiettivo il dominio mondiale tramite Hollywood.

L’accusa del sangue vive da secoli nel mondo occidentale ed ha una matrice antisemita e cristiana sulla quale ancora non si riflette abbastanza.

I bersagli di Qanon sono proprio personalità del mondo ebraico in vista. Sono ossessionati dalla famiglia Rothschild, Soros e dalla cantante Madonna (recentemente avvicinatasi all’ebraismo per questioni personali). 

Si pensa che l’antisemitismo sia residuale, invece anche nel nostro paese è molto presente e questo è preoccupante, così come il fatto che le teorie Qanon dell’estrema destra siano condivise anche dall’estrema sinistra

Molti degli ideologi delle teorie no-vax sono molto concentrati su aspetti che secondo loro ricondurrebbero ad un’azione del mondo ebraico contro il mondo non ebraico.

Alla luce della vastità di informazioni alle quali si può facilmente accedere senza fornire ai cittadini la giusta preparazione, è possibile parlare di tirannia? Si può parlare di banalità del male?

Ad intervenire è ancora una volta Maurizio De Bonis, parlando in primis di Hannah Arendt

La banalità del male (Eichmann in Jerusalem) è un straordinario lavoro nel quale ella ricostruisce il processo Eichmann, cioè il gerarca nazista che organizzava i viaggi in treno degli ebrei ungheresi verso Auschwitz, che fu poi catturato da Mossad in Argentina”. 

Nel 1962 Eichmann fu impiccato in una prigione: la sua condanna rappresenta l’unica esecuzione capitale di un civile eseguita in Israele. 

“In questo libro Hannah Arendt parlò della cosiddetta banalità del male, cioè della figura di Eichmann come un modesto burocrate, che era ancor più spaventoso per la normalità di cui era portatore e non per la disumanità che avrebbe potuto dimostrare agli altri. Questo libro è preceduto da un altro importantissimo libro, ossia Le origini del totalitarismo: il discorso di Hannah Arendt sulla banalità del male era calibrato su un mondo in cui totalitarismi erano fortemente presenti e avevano prodotto, appunto, la banalità del male, cioè il fatto che degli individui assolutamente normali nelle pratiche familiari, nell’aspetto, nelle funzioni pubbliche, nella professione e nell’educazione dei figli potessero essere invece dei criminali abominevoli”. 

Cosa avrebbe detto oggi Hannah Arendt di fronte al fenomeno del complottismo, di Qanon, del mondo no-vax, visto che il fenomeno del complottismo si sviluppa principalmente non in regimi totalitari ma in regimi democratici?

A voi le riflessioni.

Maria Francesca Ruscitto

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