Luglio 14, 2024
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In queste ore si tiene la conferenza delle Nazioni Unite a Doha, tra il 30 giugno e il 1° luglio. Il governo dei Talebani ha vincolato la propria partecipazione a un dictat ben breciso: che nessuna afghana sia autorizzata a partecipare alla riunione dell’Onu. Una riunione, è bene precisarlo, organizzata per discutere l’approccio della comunità internazionale nei confronti dell’Afghanistan, dove i diritti delle donne non vengano messi all’ordine del giorno. La decisione dell’ONU di accettare le condizioni imposte dai talebani, ovvero l’esclusione delle donne afghane e l’assenza di discussioni sui diritti delle donne è passata praticamente sotto silenzio sia dalla maggior parte dei media sia, altrettanto grave, da attivisti per i diritti delle donne, compreso le femministe.

Le condizioni dei Talebani all’ONU

Guidati da Zabihullah Mujahid, i talebani hanno partecipato alla conferenza dopo aver ricevuto assicurazioni che le loro richieste sarebbero state rispettate. Questa mossa è stata vista come una sottomissione indiretta alle loro volontà. Sima Samar, ex ministra afghana per gli Affari femminili, ha dichiarato: “Questa situazione è una sottomissione indiretta alla volontà dei talebani. Il diritto, la democrazia e la pace sostenibile non sono possibili senza includere metà della popolazione della società che è costituita da donne”.

Heather Barr di Human Rights Watch ha commentato: “Ciò che sta accadendo in Afghanistan è la più grave crisi dei diritti delle donne nel mondo e l’idea che le Nazioni Unite convochino un incontro come questo senza discutere dei diritti delle donne e senza includere le donne afghane è incredibile”​.

Anche Agnes Callamard, Segretaria Generale di Amnesty International, ha affermato che escludere le donne afghane dalle discussioni è inaccettabile. Tale atto che potrebbe legittimare il sistema oppressivo dei talebani contro le donne​.

Il silenzio di media, attivisti e femministe

Un elemento altrettanto preoccupante è stato il silenzio dei media e delle principali organizzazioni femministe internazionali, apparentemente più focalizzate sulle questioni relative al conflitto israelo-palestinese che sulla crisi dei diritti delle donne in Afghanistan. Questo silenzio potrebbe essere interpretabile come un segno di un’impostazione selettiva delle battaglie per i diritti umani, influenzata da considerazioni politiche e di visibilità mediatica.

La conferenza di Doha rappresenta un nuovo crollo verso il basso nella credibilità delle Nazioni Unite e nella loro capacità di difendere i diritti umani universali. La decisione di escludere le donne afghane e di non discutere dei loro diritti è stata vista come una grave mancanza che potrebbe avere ripercussioni durature. L’ONU, nel tentativo di portare i talebani al tavolo delle trattative, ha fatto concessioni che rischiano di minare la lotta per l’uguaglianza e i diritti delle donne in Afghanistan.

In un momento in cui la comunità internazionale dovrebbe unire le forze per sostenere i diritti delle donne afghane, l’acquiescenza dell’ONU alle richieste dei talebani sollevano interrogativi cruciali sulla coerenza e sull’impegno delle nazioni unite nei confronti dei diritti delle donnne. Prima di terminare questo articolo ho personalmente visitato i principali siti di attiviste italiane per i diritti delle donne. I “Palestina libera” fioccavano ovunque, delle donne Afghane, di questo vero e proprio delitto, neanche l’ombra.

Chissà perché

Ginevra Leone

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