Luglio 14, 2024
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La cancellazione del confronto televisivo tra Giorgia Meloni e Elly Schlein ha riacceso il dibattito sulla par condicio in Italia, una normativa che ha subito numerose critiche per la sua presunta obsolescenza e inefficacia nel contesto mediatico contemporaneo. Di certo non poter assistere al tanto atteso duello Meloni vs Schlein rappresenta uno dei motivi per i quali la par conditio è una norma che andrebbe apostrofata alla maniera di Fantozzi…

Origini e funzionamento della Par Condicio

La par condicio, introdotta nel 2000 con la legge n. 28, mirava a garantire un’equa rappresentazione delle forze politiche durante le campagne elettorali. La normativa prevede che le emittenti televisive e radiofoniche garantiscano pari accesso e trattamento a tutti i soggetti politici, evitando qualsiasi forma di vantaggio o svantaggio per particolari forze politiche​​. Tuttavia, questa legge è stata concepita in un’era in cui il panorama mediatico era dominato dalla televisione e dalla radio, mentre oggi internet e i social media hanno un ruolo centrale nella formazione dell’opinione pubblica.

Critiche

Numerosi giornalisti e intellettuali hanno espresso riserve sulla par condicio. Marco Travaglio, direttore del “Fatto Quotidiano”, ha spesso criticato la normativa, definendola inefficace nel garantire una vera parità di trattamento tra le forze politiche. Travaglio ha sottolineato come le regole attuali siano facilmente aggirabili e favoriscano di fatto i partiti al potere.

Anche Giovanni Sartori, politologo di fama internazionale, ha evidenziato le debolezze della par condicio, affermando che le sue regole non sono sufficientemente stringenti per assicurare una vera equità nell’accesso ai media. Secondo Sartori, le modifiche apportate recentemente dall’AGCOM, che includono la valutazione qualitativa oltre che quantitativa delle presenze politiche nei programmi televisivi, non risolvono il problema di fondo: l’assenza di un controllo rigoroso e imparziale​.

Modifiche recenti e polemiche

Le recenti modifiche proposte dall’AGCOM e approvate dalla Commissione di Vigilanza Rai hanno sollevato ulteriori polemiche. La nuova delibera prevede che i programmi di informazione garantiscano la “più ampia possibilità di espressione” per le opinioni politiche, pur rispettando il principio della “notiziabilità” giornalistica. Questo cambiamento è stato percepito come un vantaggio per i membri del governo, che possono così apparire nei programmi televisivi senza vincoli di tempo, purché parlino della loro attività istituzionale. Le opposizioni hanno criticato questa riforma, sostenendo che elimina di fatto il motivo stesso per cui esiste la par condicio: garantire una voce anche alle minoranze​.

Reazioni del mondo giornalistico

Il sindacato dei cronisti USIGRAI ha espresso preoccupazione, definendo la nuova norma un modo per trasformare il servizio pubblico in un “megafono del governo”. Hanno sottolineato come questa modifica permetta ai rappresentanti del governo di monopolizzare i programmi di approfondimento giornalistico, riducendo lo spazio per il contraddittorio e la pluralità di opinioni​​.

Il confronto televisivo tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein sarebbe stato di grande interesse per gli elettori, offrendo una chiara visione delle differenze tra i loro stili comunicativi e programmi politici. Avrebbe permesso di valutare le loro capacità di leadership, esporre le divergenze programmatiche su temi cruciali e rafforzare la trasparenza e la partecipazione democratica. Inoltre, avrebbe potuto mobilitare l’elettorato, stimolando un maggiore interesse e partecipazione alle elezioni, rappresentando un momento cruciale di confronto e dibattito costruttivo​ (ANSA.it)​​ (Il Post)​​ (Policy Maker)​. La cancellazione di questo evento rappresenta un’occasione persa per la democrazia italiana, privando gli elettori di un’opportunità preziosa per informarsi direttamente dalle due principali contendenti e per formare un’opinione basata su un dibattito aperto e trasparente.

Ginevra Leone

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