Aprile 17, 2024
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La questione dell’estradizione di Chico Forti è tornata alla ribalta recentemente grazie agli sforzi del governo italiano. La Premier Giorgia Meloni, nel suo ultimo viaggio negli Stati Uniti, ha sollevato la questione durante un incontro con il Presidente Joe Biden, puntando a rafforzare i legami tra i due paesi e affrontando temi di interesse strategico comune, tra cui appunto il caso di Forti. Il ministro della giustizia italiano Carlo Nordio ha confermato l’impegno del governo su questo caso delicato, esprimendo speranza per una conclusione positiva simile a quella ottenuta per Patrick Zaki. Il trasferimento di Forti, annunciato in precedenza dall’ex ministro degli esteri Luigi Di Maio, si è fino ad ora impantanato. Colpa della burocrazia e politica americana, con il governatore della Florida Ron DeSantis che non ha ancora concesso il nulla osta necessario.

La situazione di Forti rimane complessa, ma il governo italiano ha chiaramente espresso la volontà di lavorare per il suo rimpatrio, sperando che possa essere trasferito in Italia per scontare la restante parte della sua pena, secondo le disposizioni della Convenzione di Strasburgo. La Meloni, che si è impegnata in questa causa da cinque anni, ha affrontato la questione anche in precedenti incontri con il segretario di Stato Antony Blinken e lo stesso Presidente Biden. Ma chi è Chico Forti? Perché è detenuto negli USA?

Chi è Chico Forti?

All’alba degli anni novanta, Enrico “Chico” Forti emerge nel panorama degli sport estremi come un filmmaker di talento. Nato l’8 febbraio 1959 nella città di Trento, egli non solo si era fatto un nome come atleta, ma aveva anche costruito una vita di successo negli Stati Uniti, a Miami. Lì, con la moglie Heather Crane e i suoi tre figli, sembrava che Forti avesse realizzato il sogno americano.

Ma il vento della fortuna avrebbe presto cambiato direzione. Nel 1997, Forti, ignaro dei debiti che gravavano sull’hotel Pikes di Ibiza, iniziò trattative per l’acquisto della struttura allettato da un’opportunità di espansione. Un vicino di casa, Thomas Knott, un uomo con un passato ombroso, funse da collegamento con Tony Pike, il proprietario dell’hotel, portando Forti al centro di un intrigo internazionale.

L’amicizia con la famiglia Pike si trasforma in tragedia il 16 febbraio 1998

Quel giorno, il corpo di Dale Pike, figlio di Tony, viene ritrovato senza vita in un boschetto vicino a una spiaggia di Miami. La scena del crimine presentava un quadro agghiacciante: il corpo di Dale, completamente nudo, circondato dai suoi effetti personali, era stato brutalmente assassinato con due colpi di pistola calibro 22 alla nuca.

Nei giorni seguenti, Forti venne interrogato dalla polizia. Inizialmente, negò di aver visto Dale il giorno del delitto, ma successivamente cambiò versione. Ammise di averlo accompagnato in auto fino a un ristorante di Key Biscayne. Tale ammissione sollevava più domande che risposte, contribuendo a un’atmosfera di sospetto e accusa.

Un processo pieno di ombre

La situazione di Forti peggiorò rapidamente. Pochi giorni dopo, venne arrestato e accusato di concorso in omicidio, frode e circonvenzione di incapace, dato che Tony Pike era considerato non in grado di gestire i propri affari. Il processo fu tempestoso, caratterizzato da ore di interrogatorio senza la presenza dell’avvocato di Forti. Il movente suggerito dall’accusa era la frode legata alla vendita dell’hotel, ma Forti e la sua difesa hanno sempre respinto con forza questa teoria. Nonostante l’assenza di prove concrete, il verdetto fu devastante: ergastolo.

Una volta in Italia Chico Forti potrebbe ottenere la libertà condizionale

A sostenerlo è l’avvocato Alexandro Tirelli, consulente della famiglia Forti. Il beneficio potrebbe scattare in virtù della norma che prevede il beneficio “dopo 26 anni dall’applicazione dell’ergastolo e se il condannato resipiscente ha dimostrato condotta irreprensibile”. 

Cristina Ferrari

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