Aprile 17, 2024
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La fotografia che ha vinto il premio “Team Picture Story of the Year” ritrae il tragico destino di Shani Louk, una donna israelo-tedesca di 22 anni rapita, stuprata e poi uccisa da terroristi di Hamas. Questa immagine era parte di una serie di 20 fotografie presentate dall’Associated Press (AP) che hanno ottenuto il primo posto in una delle categorie del premio Pictures of the Year International, un concorso gestito dal Donald W Reynolds Journalism Institute presso la Missouri School of Journalism, considerato il più antico concorso di fotogiornalismo al mondo. Tutto ciò deve portarci a una riflessione sui fotogiornalisti al seguito dei terroristi di Hamas, sulla correttezza etica e deontologica di quello scatto e sull’opportunità che una foto simile vinca un premio.

La foto di Shani Louk morta e stuprata

La serie di fotografie includeva immagini di edifici distrutti o danneggiati a Gaza, palestinesi feriti o uccisi, israeliani in lutto ai funerali o in fuga dagli attacchi con razzi, oltre alla foto in questione di Shani Louk, che ha suscitato una forte reazione negativa e dibattiti sull’etica del fotogiornalismo. Il contesto della sua morte è particolarmente tragico: Louk venne rapita il 7 ottobre durante un attacco terroristico a un festival musicale, in cui gli assalitori hanno sparato e lanciato granate contro i partecipanti, uccidendo circa 360 persone e sequestrandone decine e commettendo atrocità terribili, compresi stupri e mutilazioni. Shani Louk è stata dichiarata morta il 30 ottobre, dopo che una parte del suo cranio è stata identificata​.

Il premio e la pubblicazione di queste immagini hanno scatenato polemiche e un intenso dibattito, con alcuni che chiedevano il rispetto per la vittima e la sua famiglia e altri che difendevano il valore documentario e testimoniale delle fotografie in contesti di guerra e terrorismo. La reazione sui social media è stata particolarmente accesa, con molti che esprimevano shock e disgusto per la decisione di premiare una fotografia così grafica e per la mancanza di sensibilità nel gestire l’immagine della vittima​

Perché la foto di Shani Louk morta e stuprata non avrebbe dovuto vincere il «Team Picture Story of the Year»

Dal punto di vista etico, la questione se sia appropriato che una fotografia che testimonia atti di violenza estrema, come uno stupro di gruppo perpetrato da terroristi, e che non aggiunge comprensione significativa al di là della “pornografia del dolore”, vinca un premio, è complessa e controversa. Esistono diversi principi etici fondamentali che entrano in gioco in questa valutazione:

  1. Dignità Umana: Ogni individuo possiede un’intrinseca dignità umana che deve essere rispettata, indipendentemente dalle circostanze. Pubblicare e premiare fotografie che espongono momenti di estrema vulnerabilità e violenza può violare questo principio, riducendo le vittime a meri soggetti di voyeurismo.
  2. Sensibilità verso le Vittime: È fondamentale considerare l’impatto che la pubblicazione di tali immagini può avere sulle vittime di violenza e sui loro familiari. La ri-vittimizzazione e il trauma possono essere esacerbati dalla circolazione di immagini che documentano il loro abuso.
  3. Valore Sociale e Informativo: La giustificazione etica per la pubblicazione di immagini grafiche in contesti giornalistici o concorsi spesso si basa sul loro presunto valore informativo o sulla loro capacità di sensibilizzare il pubblico su questioni importanti. Tuttavia, se un’immagine non aggiunge una comprensione significativa oltre a mostrare la sofferenza, la sua pubblicazione diventa più difficile da giustificare eticamente.
  4. Intenzione del Fotografo: L’intenzione dietro la cattura e la presentazione di tali immagini a concorsi può influenzare anche la valutazione etica. Se l’intento è puramente di guadagnare riconoscimento o premi, senza una considerazione adeguata per il benessere delle vittime o il valore sociale dell’immagine, ciò solleva ulteriori preoccupazioni etiche.
  5. Responsabilità dei Media e delle Istituzioni Premianti: Le organizzazioni che scelgono di premiare tali immagini hanno la responsabilità di considerare attentamente le implicazioni etiche della loro scelta. Devono bilanciare la celebrazione del coraggio giornalistico e della qualità artistica con il rispetto per le vittime di atrocità e il potenziale danno causato dalla circolazione di immagini grafiche.

Sebbene il fotogiornalismo possa svolgere un ruolo cruciale nel documentare e denunciare le ingiustizie, la decisione di scattare, pubblicare, e premiare immagini di violenza estrema richiede un’attenta considerazione delle implicazioni etiche, in particolare quando tali immagini potrebbero non aggiungere significativo valore informativo e potrebbero invece servire come una forma di sfruttamento della sofferenza altrui. La priorità dovrebbe sempre essere il rispetto per le vittime e la promozione di un discorso pubblico costruttivo e compassionevole.

Analisi di Comunicazione

Una foto che non contiene una notizia è giusto venga pubblicata?

La pubblicazione di fotografie nel giornalismo deve sempre bilanciare il diritto del pubblico all’informazione con il rispetto per le persone rappresentate. Se un’immagine non aggiunge informazioni significative a ciò che è già noto, la sua pubblicazione solleva dubbi etici. Senza un valore informativo aggiunto, la necessità di pubblicare tali immagini diventa discutibile, soprattutto se possono causare dolore o umiliazione.

È corretto che partecipi a un premio e che vinca tale premio?

I concorsi fotografici che premiano immagini di sofferenza e violenza umana si trovano di fronte a una sfida etica: riconoscere il talento fotografico e la capacità di catturare momenti significativi, pur rispettando la dignità delle vittime. Una fotografia che documenta violenza o umilia la vittima dovrebbe essere valutata non solo per la sua qualità tecnica o estetica ma anche per l’impatto etico e sociale che porta. Premiare tali immagini può essere visto come una mancanza di sensibilità verso la sofferenza umana che rappresentano. Per chi vi scrive, questa foto e foto simili, non dovrebbero partecipare a concorsi fotografici e nello specifico di fotogiornalismo.

È corretto che tale foto venga diffusa?

La diffusione di immagini che mostrano violenza e sofferenza solleva questioni di responsabilità e impatto. È fondamentale considerare se la divulgazione di tali immagini serva a sensibilizzare su importanti questioni sociali o se, invece, rischi di desensibilizzare il pubblico o di sfruttare le vittime a scopo di sensazionalismo. La decisione di alcuni giornali italiani di non pubblicare la foto, pur riferendo della vicenda, riflette un approccio che privilegia il rispetto per la vittima e la sua famiglia, evitando di contribuire a una potenziale desensibilizzazione o sfruttamento della sofferenza altrui. Crediamo tuttavia che quella foto sia importante per documentare quanto accaduto, soprattutto alla luce di quanti negazionisti sollevano dubbi in merito a quanto accaduto il 7 ottobre scorso.

Giovanni Scafoglio

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