Dicembre 2, 2022
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In Italia esiste la censura cinematografica? No, o meglio, non più.

La legge del 5 aprile 2021 ha infatti abolito ogni forma di censura cinematografica.

Tagli, modifiche, censure hanno quindi smesso di esistere, lasciando piena libertà di espressione agli artisti.

Un bel risultato, no?

Vediamo come l’Italia ci è arrivata, cosa è rimasto della censura e quali film hanno avuto più problemi nella storia del nostro cinema.

Una lunga strada

Fin dall’inizio delle proiezioni, lo Stato fu un organo di controllo sulle pellicole.

Legge 785 del 1913 fu la prima in materia di censura. Autorizzava “il governo del Re ad esercitare la vigilanza sulla produzione delle pellicole cinematografiche, prodotte all’interno o importate dall’estero”.

I successivi decreti/regolamenti reali aumentarono la vigilanza, imponendo il controllo sul copione del film e quindi prima dell’inizio delle riprese.

Durante il periodo fascista, oltre ai controlli preventivi, si aggiunse la funzione di propaganda.

Mussolini aveva compreso il potere dei media e il film doveva essere un ottimo biglietto di visita dell’Italia fascista. Censura e propaganda erano gestite dal Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop) e dall’Unione Cinematografica Educativa (LUCE).

Nel 1945 il decreto 678, manteneva i controlli preventivi su quei film che potevano essere oggetto di censura militare o ledere i rapporti internazionali. Per questi film infatti rimaneva il controllo sulla sceneggiatura.

Per tutte le altre pellicole, i controlli avvenivano a film concluso con rilascio o meno di un nulla osta.

L’ultima legge, prima di quella attuale, risale al 1962. Tale legge abolì ogni criterio di censura di carattere politico. Restava però il limite del buon costume.

Un’apposita Commissione decideva se rilasciare il nulla osta. Gli artisti potevano fare ricorso contro le decisioni di quest’ultima.

Oggi

Oggi, in Italia, la censura cinematografica non c’è più . Quello che resta è la classificazione delle opere cinematografiche.

La Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche ha infatti sostituito la Commissione per la revisione cinematografica, ultimo istituito di censura.

I 49 membri della Commissione sono scelti tra:

  • Professori in materie giuridiche, avvocati
  • Esperti pedagogico-educativi
  • Professori di psicologia
  • Figure delle associazioni dei genitori
  • Esperti nel settore cinematografico
  • Figure delle associazioni per la protezione degli animali

In base alla nuova legge, le opere cinematografiche sono classificabili in:

  • per tutti
  • non adatte ai minori di 6 anni
  • vietate ai minori di 14 anni
  • vietate ai minori di 18 anni

I produttori cinematografici devono dichiarare la classificazione del film o eventualmente auto censurarsi.

Alla Commissione spetta la decisione di confermare la classificazione scelta dai produttori o di proporne una diversa.

La Commissione sceglie anche l’eventuale inserimento di icone indicanti la presenza di contenuti sensibili per i minori (violenza, sesso, uso di armi o linguaggio osceno).

Tre dei film italiani più censurati nella storia del cinema

Cannibal Holocaust (1980) regia di Ruggero Deodato. Questo mockumentary, cioè un falso documentario, aveva l’obiettivo di mostrare la crudeltà della società contemporanea.

Il film è decisamente truce con scene di cannibalismo, violenze e uccisioni di uomini e animali.

Inizialmente il film ricevette il nulla osta con il divieto ai minori di 18 anni. Successivamente ne venne ordinato il sequestro poi dissequestro, tagliato di 463,20 metri di pellicola e vietato ai minori di 14 anni.

Il registra fu denunciato per le reali uccisioni di animali e per l’oscenità ed estremo realismo delle torture verso gli attori. Deodato, in sede di processo, chiamò a testimoniare proprio gli attori a conferma che questi fossero ancora vivi e in salute.

Ultimo Tango a Parigi (1972) regia Bernardo Bertolucci. Opera molto famosa e molto discussa causa numerose scene erotiche e una di sodomizzazione.

Il film inizialmente fu autorizzato con tagli, poi denunciato, condannato e infine mandato al rogo, salvando solo tre copie come corpo del reato. Bertolucci fu interdetto temporaneamente dai pubblici uffici e il film fu accusato di “esasperato pansessualismo fine a se stesso“.

Tornò visibile solo nel 1987

Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) regia di Pier Paolo Pasolini. Non era la prima volta che Pasolini aveva a che fare con la censura.

Già due dei suoi film furono censurati e sequestrati.

Salò o le 120 giornate di Sodoma vide negato il nulla osta in primo grado. Solo in fase di appello, il film ricevette la visione ai maggiori di 18 anni. Pasolini fu ucciso prima che il film uscisse e chi pagò le critiche alla pellicola fu il produttore. Subì infatti processi per oscenità e corruzione di minori.

La visione della pellicola tornò nel 1978, dopo due anni di sequestro.

Per i più appassionati, sul sito CineCensura è presente la raccolta di tutti i 34.433 lungometraggi sottoposti a censura cinematografica in Italia dal 1944. Il sito è diviso per temi di censura e contiene i documenti originali delle Commissioni.

Francesca Bazzoni

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