Settembre 27, 2021
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Partiamo da una premessa solo apparentemente rassicurante: In Italia secondo i report Istat del 2020 gli analfabeti in Italia sono lo 0,6% della popolazione, ossia 339.585 persone, mentre gli alfabeti privi di titolo di studio sono il 4% (2.186.331 persone). Ma il problema è un altro: ossia che praticamente la metà degli italiani non è in grado di comprendere un testo che legge. Ciò perché ormai dal 1984 gli analfabeti sono considerati quelli funzionali o di ritorno ed è qui che scatta l’allarme analfabeti in italia.

In Italia il 47% delle persone con comprende ciò che legge

Stiamo parlando di quasi la metà della popolazione italiana. Un individuo su sei è giovane. Analfabetismo funzionale e analfabetismo di ritorno sono una piaga terribile, la vera emergenza in cui versa l’Italia, senza che la politica se ne occupi minimamente. Questa è una lotta che pare non interessi a nessuno, eppure dovrebbe essere il chiaro epicentro per comprendere le reali cause di buona parte dei problemi in cui versa l’Italia.

Ma quali sono i diversi livelli di alfabetizzazione?

Il programma OCSE PISA (Programme for International Student Assessment) riconosce sei livelli di alfabetizzazione principali:

  • Livello 1: competenza alfabetica molto modesta al limite dell’analfabetismo (analfabetismo funzionale grave);
  • Livello 2: possesso di un limitato patrimonio di competenze di base (analfabetismo funzionale non grave). Implica saper riconoscere l’idea principale in un testo semplice, ma non capirne la parte dove l’informazione non è evidente;
  • Livello 3: competenze sufficienti o appena sufficienti; rendono possibile analizzare un testo di cui si ha familiarità;
  • Livello 4: buone conoscenze per poter analizzare la maggior parte dei testi;
  • Livello 5: capacità riflessive ed interpretative tali da rendere possibile analizzare la quasi totalità dei testi; anche alcuni tra quelli complessi;
  • Livello 6: conoscenze elevate o molto elevate che permettono di confrontare ed integrare in maniera dettagliata e precisa più informazioni da più testi complessi.
  • Sotto il livello 1 si può parlare di analfabetismo totale. La maggior parte degli studiosi considerano il livello 3 come livello base per garantire un corretto inserimento nelle dinamiche della vita sociale, economica e occupazionale.

Il  27,9% della popolazione italiana tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale

Il livello di analfabetismo in Italia è il più alto in Europa, raggiungendo il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni. Il 9,4% di questi ha un’età compresa tra i 16 e i 24 anni, mentre il 24,2% ha tra i 25 e i 34 anni.

Il ruolo dei media e l’analfabetismo in Italia

Alla luce di tali dati intuendo quanti pochi italiani siano in grado di raggiungere il livello 2 della scala di alfabetizzazione ci si pone il problema legato al non essere in grado di riconoscere l’idea principale in un testo, comprendere le relazioni, o costruire il significato all’interno di una parte limitata del testo quando l’informazione non è evidente e il lettore deve compiere delle inferenze di livello inferiore.

Chi vi scrive si pone una domanda e al tempo stesso una provocazione, ossia quale sia il “livello” richiesto nella società odierna per orientarsi nella complessità delle fonti di informazione presenti online, e saperle confrontare ed elaborare un proprio pensiero.

Italia allarme analfabeti e voto elettorale

Tutto questo ha inevitabili ripercussioni in ambito democratico. L’analfabetismo funzionale è correlato ad una scarsa convinzione nella partecipazione politica, che non a caso in Italia è molto bassa, mentre è molto alta la sfiducia verso il prossimo. Più del 50% degli italiani si informa (o non si informa), vota (o non vota), lavora (o non lavora), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare.  Un analfabeta funzionale, in sostanza, interpreta il mondo confrontandolo esclusivamente con le sue esperienze dirette, e non è capace di costruire un’analisi che tenga conto anche delle conseguenze indirette, collettive, a lungo termine, lontane per spazio o per tempo. Analisi che, per definizione, risulta fondamentale anche per progettare e perseguire ogni obiettivo di sviluppo sostenibile, inteso come quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Analfabetismo e pandemia

Connettendo questi dati alla questione pandemia ne risulta che in Italia abbiamo 18.000.000 di  persone incapaci di comprendere realmente tutti i concetti funzionali riguardanti lo scenario pandemico, innanzi tutto lo stesso concetto di Pandemia, e poi ad esempio: aumento esponenziale dei contagi; curva dei contagi; tempo di incubazione; carica virale, eccetera, quindi soprattutto incapaci di immaginare le conseguenze dei propri comportamenti come fattori primari coinvolti nella evoluzione della stessa curva dei contagi, e in senso assoluto di comprendere appieno il significato complesso di un orizzonte pandemico.

Alla luce di questi dati appare evidente che un terzo degli italiani quando decide di vaccinarsi o di non vaccinarsi non è in grado di capire realmente il senso della decisione che sta compiendo. In un senso o nell’altro!

E’ possibile salvare l’Italia dall’ignoranza?

Per alcuni il problema è un fenomeno conseguente alla crescita degli abbandoni scolastici. Un modo per arrestare l’emorragia potrebbe essere quello di spostare l’esame di Stato alla fine del primo biennio delle scuole secondarie superiori. Ma a mio avviso il problema è ben altro: un tempo l’analfabetismo veniva nascosto come una vergogna. Quello attuale viene vissuto nella totale inconsapevolezza. In alcuni casi addirittura con una sorta di arrogante orgoglio.

Nello scrivere questo articolo non posso fare a meno di ricordare le parole di Umberto Eco, che presi come un atto di superbia in un primo momento, mentre ora mi cospargo il capo di cenere per non averle comprese a dovere:

“I social network sono un fenomeno positivo ma danno diritto di parola anche a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Ora questi imbecilli hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”.

Per queste parole Eco venne letteralmente lapidato sui social, tra loro ci sono anche i nuovi radical della democrazia elitaria; quelli che ad ogni fake news virale, ad ogni commento decerebrato, gridano “anche questi imbecilli poi vanno a votare.

Non è un articolo che vuole colpire una parte di elettorato o i no vax o pro vax

Ci tengo a precisarlo poiché non vorrei che le mie parole venissero facilmente fraintese. E’ mio parere, e voglio ribadirlo con fermezza, che questa situazione è ben vista da tutta la politica da destra a sinistra, passando per il centro e ogni sfumatura varia poiché un popolo ignorante è semplice da guidare e la gestione dell’arte e della cultura durante questa pandemia è la pistola fumante che inchioda tutta la politica.

Una democrazia malata di ignoranza

Cinema, teatri e musei chiusi e artisti imbavagliati. Quale scenario migliore per una classe politica che ha fatto dell’ignoranza un vanto e che non ha più veri valori e soprattutto dignità? Oggi “prevale l’idea che persone senza istruzione o senza alcuna esperienza lavorativa siano perfettamente in grado di gestire un Paese di sessanta milioni di abitanti“.

Un tempo era un valore. Chi sapeva di non possederla ambiva a conquistarla. E chi l’aveva la ostentava come un titolo di vanto, come un trofeo. Oggi è esattamente l’opposto. Da valore prestigioso, la competenza è diventata un disvalore. Tutt’al più un optional. Senza più quel crisma di necessità che ha avuto per tanti anni e per tante generazioni. Il competente è guardato con sospetto. Viene immediatamente visto come affiliato a una casta. Come un noioso. Come un ostacolo vivente al presunto diritto di chiunque di dire qualsiasi cosa su qualsivoglia argomento.

Se l’ignoranza è evidentemente divenuta una leva di potere, come arginarla?

Forse è impossibile se è vero che dalla notte dei tempi è stato cosi. La differenza è che oggi i social media hanno messo in evidenza tutto ciò, esattamente come profetizzava Umberto Eco.

C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi “la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza. (Isaac Asimov)

L’abuso d’informazione dilata l’ignoranza con l’illusione di azzerarla. (Carmelo Bene)

L’ignoranza è la madre dell’industria come della superstizione, la riflessione e l’immaginazione possono incorrere in errori; ma l’abitudine di muovere la mano o il piede in una data maniera non dipende né dall’una né dall’altra di esse. Per questo le manifatture van più a gonfie vele laddove si adopera di meno il cervello, cosicché si può considerare l’officina alla guida d’una macchina che abbia uomini per parti. In effetti intorno alla metà del XVIII secolo in alcune manifatture s’impiegavano preferibilmente per certe operazioni semplici dei mezzi idioti, cosa che però costituiva un segreto di fabbrica. (Karl Marx)

Eh si. Così è se vi pare. Così è dalla notte dei tempi, come direbbe Publio Terenzio Afro:

O dei immortali, non vi è di peggio che un ignorante,
che non riconosce nulla giusto se non quello che piace a lui

Giovanni Scafoglio

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