Dicembre 2, 2022
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Il contratto giuridico non è più sufficiente per i lavoratori. Formalità, normative e leggi non sono l’unica base su cui si instaura un rapporto di lavoro.  A determinare l’ingresso delle persone in un’azienda è il contratto psicologico. Si tratta di un accordo i cui criteri perseguono il benessere individuale e collettivo. È una sorta di intesa tra due parti che condividono aspetti valoriali, etici e morali. Un contratto insomma immateriale, ma umanamente tangibile perché il lavoratore avverte la presenza emotiva dell’organizzazione. 

Una presenza non invasiva, ma attenta ai bisogni e ai desideri delle persone.

Per tenere in piedi questo contratto sono richiesti impegno e professionalità. L’azienda deve essere consapevole che la firma del contratto giuridico non è l’esito di un semplice processo di selezione. Anzi, è l’inizio di un processo che implica una negoziazione continua. Un processo che senza la componente emotiva non può durare a lungo.

Negli attuali scenari lavorativi, la firma del contratto formale deve essere accompagnata da una serie di “premesse” e “promesse” informali.  Vuol dire saper trasferire alle persone l’idea di un’azienda umanocentrica. Cioè di un contesto capace di rendere i collaboratori parte attiva dei processi aziendali. Instaurare un contratto psicologico significa essere mossi dalla condivisione, dall’empatia, dalla disponibilità.

È ovvio che l’accordo psicologico debba essere reciproco. Entrambe le parti devono contribuire a renderlo stabile. Nonostante le tante incertezze che attanagliano il mondo del lavoro. Anzi, è proprio l’instabilità delle attuali relazioni lavorative a rendere cruciale il contratto psicologico. La sicurezza del posto fisso e dello stipendio è sostituita dalla sicurezza psicologica. Senza quest’ultima non c’è accordo giuridico che tenga. 

“È in atto, quindi, un impetuoso e generale cambiamento dei contenuti e del significato del lavoro. Ciò che lega le persone al loro lavoro e all’organizzazione è di natura, essenzialmente immateriale” (Psicologia delle risorse umane. Nuova ediz.).

Dunque, è chiaro che ciò che differenzia oggi un’organizzazione siano le disposizioni etiche e morali. Le persone sono disposte ad offrire la loro prestazione lavorativa solo se si sentono parte integrante di un’impresa. Partecipazione, coinvolgimento e comunicazione sono elementi imprescindibili di un contratto psicologico.

Harry Levinson e i collaboratori, definiscono l’accordo psicologico come “quell’insieme di aspettative reciproche e mutamente accettate tra organizzazione e lavoratori“. 

I contenuti di un contratto psicologico

Secondo gli studiosi McFarlane Shore e Tetrick (1994), le funzioni del contratto psicologico sono tre: ridurre l’incertezza; fornire un modello di comportamento; offrire al lavoratore il senso della propria influenza.

Il primo punto fa riferimento alla capacità di questo contratto tacito di riempire il “vuoto normativo”. Cioè, in breve, questo accordo prevede aspetti che il contratto giuridico non contiene. Aspetti peraltro che riducono l’incertezza, perché permettono di fondare sulla fiducia i rapporti di lavoro. 

Il secondo punto consiste appunto nel trasmettere al nuovo collaboratore un modello comportamentale che possa essere una “guida” durante la sua permanenza nell’organizzazione. Scelte e modi di agire seguono quindi dei principi di equità

Infine, l’ultima finalità del contratto psicologico è quella di rendere il lavoratore parte attiva all’interno dell’organizzazione. Dunque, è importante fare in modo che i collaboratori abbiano un’influenza rispetto alla loro professione e alle attività che svolgono. In tal senso, bisogna infondere valori come la libertà del proprio operato, l’ascolto e la volontà di far bene in senso lato. 

Tutti questi aspetti del contratto psicologico non fanno altro che rafforzare il senso di appartenenza dei collaboratori verso l’impresa. I contenuti immateriali di tale accordo aumentano i livelli di commitment. Ovvero, quell’insieme di comportamenti mossi da responsabilità e motivazione nei confronti dell’azienda. 

Inoltre, un altro vantaggio del contratto psicologico è il senso di apprezzamento e gentilezza che si manifesta tra le parti. Sia l’organizzazione che il collaboratore sono riconoscenti del collante emotivo che guida la loro relazione.

Ed è grazie a questo nucleo emotivo che si fortifica la retention di un’impresa, diminuendo così i legami temporanei.

Insomma, è chiaro che il tradizionale sistema contrattuale necessiti di una “nota innovativa” che prenda in considerazione il benessere del lavoratore e la sua dimensione relazionale e intrapsichica

Emanuela Mostrato

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