Novembre 29, 2022
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Lo psichiatra Paolo Crepet ha recentemente sostenuto che, oramai, i ragazzi di oggi si stanno annoiando sui social e che si stiano stufando dei continui meccanismi sempre uguali. Questo potrebbe forse essere la fine dell’era social? Se non ci saranno delle evoluzioni e se qualcosa non è destinato a cambiare potrebbe essere giunta la loro ora.

Per Crepet i social sono un “attentato alla nostra libertà” e che nascono prevalentemente perché si ha paura dello sconosciuto.

Tendiamo ad affidarci ad un app per proteggerci da ciò che non conosciamo. Da una persona. Da qualsiasi cosa. E se lo facciamo da dietro uno schermo ci sentiamo più protetti. Diventa tutto più semplice, persino interagire con altre persone. Da una parte perché non sembra neanche reale. Nell’ultimo periodo le persone hanno teso sempre di più ad isolarsi. Soprattutto, dopo il covid e la quarantena, tantissime persone (per lo più adolescenti) hanno ritrovato molto più conforto nei social e nell’ interazione digitale, piuttosto che attraverso quella reale ed umana.

Secondo Crepet, questo ci limita. Ci fa distorcere la realtà. Sembra quasi che senza tutto questo non siamo più capaci a fare nulla. Oramai fa pienamente parte delle nostre vite. Lo psichiatra, inoltre, spiega come tutto questo faccia paura anche per quanto riguarda il dover prendere delle decisioni.

Con i social sembra quasi che si vada verso un omologazione delle menti

E anche a mio avviso questo mi sembra spaventosamente vero. È quasi come se non ci permettessero più di pensare autonomamente. Anche perché per molti fa comodo il non dover pensare e il non dover decidere. Fa comodo l’essere ignavi.

“Bisogna risvegliare le coscienze, far aprire gli occhi alla gente, puntando soprattutto sui giovani.”

Paolo Crepet

Crepet è convinto che per uscire da tutto questo bisogna, prima di tutto, parlarne. Soprattutto con i giovani. Con i ventenni. I quali sono stati i primi a rendersi conto di questo meccanismo che ha privato loro di una libertà importante. Questi sono i giovani che sentono di essere stati fortemente condizionati dai social.

Ma questa forma di tecnologia, continuerà ad arrecare questo tipo di danno?

Sempre secondo Paolo Crepet, i social stanno iniziando a diventare una fonte di noia. Un qualcosa che propone e ripropone sempre le stesse cose e che, quindi, le persone non riscontrano più in esso la novità che c’era prima.

Adesso stanno nascendo dei social che si comportano quasi come dei contro-social, poiché vanno contro alla staticità e alla ripetizione dei social tradizionali, come instagram o facebook. La noia, per Crepet, si genera attraverso la ripetizione fino alla nausea di gesti. Gesti che, inoltre, hanno solamente una fruibilità immediata. Che rappresentano una soddisfazione e un piacere che dura pochi istanti.

I social, i particolare quelli meno appetibili per i ragazzi, come facebook, sono considerati, dallo psichiatra, come “beni del momento, non destinati a durare. Istantanei, è questo che genera noia”.

Ma ciò che può essere un fattore scatenante della noia, sopratutto per i ragazzi, è la coscienza. Crepet spiega come la noia sia fondamentale per i più giovani, perché ha il potere di creare delle rivoluzioni, dei cambiamenti. Afferma che tutti ci siamo passati in gioventù, per qualsiasi cosa. Ti annoiavi a fare qualcosa? Incominciavi a farne un’altra.

È nella noia che possono nascere delle innovazioni. Innovazioni che lasciano indietro il vecchio, per fare spazio al nuovo, alla novità. L’uomo è fatto per pensarla in questo modo. È fatto per cercare e andare oltre a ciò che si ripresenta quotidianamente. Altrimenti, non ci sarebbero stati in tutti questi anni dei cambiamenti e delle innovazioni così avanzate. Per tutto, non soltanto per quanto riguarda la tecnologia.

Bisogna, però, anche considerate le nuovissime generazioni, i ragazzi che non hanno ancora 20 anni, i quali sono nati quando i social già esistevano da un po’. E, soprattutto per loro, i social fanno parte della quotidianità. È come se fossero esistiti da sempre. Come se non si potesse immaginare un era prima dei social nei quali questi non esistevano. A volte si rischia di farne un uso anche improprio e ci si comporta quasi come se si usassero queste piattaforme per inerzia. Si usano talmente tanto che non ci si rende neanche conto. Si rischia di buttare via tempo, energie e libertà. Ed era proprio questa la grossa paura di Crepet, che ho menzionato poc’anzi.

Ma, nonostante questo c’è un altro aspetto da prendere in considerazione. Al contrario, moltissimi giovani sono stanchi di essere connessi 24/24 h sui social. Sono stanchi delle fake news e anche della troppa pubblicità. Sono stanchi dei contenuti frivoli e noiosi. Altri si sono allontanati per via dell’ambiente tossico che si può trovare all’interno di queste piattaforme. Molti giovani soffrono di ansia e di depressione anche a causa dei social.

Circa due terzi dei giovani ha affermato di aver preso una pausa dai social.

Questo non vuol dire che hanno cancellato l’account, ma semplicemente hanno smesso di usarli per un po’ o li usavano con molta meno frequenza rispetto a prima. Addirittura, il 34% ha preso la decisione di cancellare il proprio account. Ma non tutti prendono una decisione così drastica. Anche per la cosiddetta FOMO (Fear Of Missing Out), che quasi costringe alcuni di noi a dover andare sui social per non perdere nulla di ciò che sta succedendo. Ed essere sempre informati su qualsiasi cosa. Anche le cose più futili.

Anche perché, oramai, senza i social sei quasi considerato un estraneo. Una persona anormale, fuori dal comune.

Ma si sa, non tutti smetteranno di usare i social network. Facebook rimane, comunque, il social più utilizzato. Secondo eMarketer, più del 72% di utenti in internet userà i social almeno una volta al mese.

Nel 2018, quando instagram vide il raggiungimento di un miliardo di utenti, perfino Mark Zuckerberg si rese conto che c’era una perdita di utenti da parte della fascia più giovane. E questo, per lui, venne visto quasi come una minaccia. E nel 2020 la questione è persino diventata più seria.

“Se perdiamo l’appiglio dei più giovani negli USA, perdiamo il canale.”

Questo è ciò che ha affermato un memorandum, dell’ottobre 2020, preso dai documenti di istangram ottenuti dal New York Times.

Anche se Instgram era considerato come la versione migliorata di Facebook, si è rivelato essere estremamente dispendioso creare misure e contenuti in grado di catturare l’attenzione dei teenager.

Ma questa paura di instagram e di altre piattaforme, di perdere gli utenti più giovani ci fa anche capire quanto il settore dell’internet faccia leva su di essi. Anche perché sono proprio i teenager che creano i trend e le novità.

L’engagement di instagram cade ancora di più nel 2021, quando, al contrario, i giovani utilizzano sempre di più YouTube e TikTok. Visto che quest’ultima offre ciò che Instagram non è in grado di offrire.

È quindi certo che i social cambieranno negli anni avvenire. Perché l’essere umano, semplicemente, non sta nella staticità. Dalla noia ha la spinta che gli serve per innovare e cambiare. Ritrovando la dinamicità e la novità di cui è costantemente in cerca.

Alexa Panno

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