Aprile 20, 2021
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La pandemia globale di Covid-19 e le relative misure di restrizione legate alla sicurezza, potrebbero aver impattato notevolmente anche sul fenomeno degli hikikomori. Partiamo però da una precisazione: c’è molta differenza tra un isolamento volontario e uno forzato. Così come è sottile la differenza tra chi vive isolato e chi, invece si sente isolato.

Ma partiamo spiegano chi è un hikikomori?

La parola “hikikomori”  deriva da giapponese, in particolare da “hiku” che significa tirare e “komuru” che significa ritirarsi. Si tratta di persone che scelgono di propria volontà di isolarsi dalla vita sociale di persona, non tutte le persone che si isolano lo fanno allo stesso modo dato che diversi gradi di questo isolamento.

Non sono criteri rigidi ovviamente. Possiamo parlare di una persona che mantiene i contatti con i genitori vivendo tutta la casa in maniera assolutamente normale oppure di un’altra che si isola totalmente anche dai propri genitori vivendo solo nella propria stanza.

Bisogna fare molta attenzione al non confondere una persona  hikikomori e un’altra che invece è un neet (Not in education, employment or training)  quest’ultime sono persone che non studiano o lavorano ma non hanno alcun tipo di problema, a differenza degli hikikomori, ai quali possono  anche essere legate problematiche di natura psicologica, siano essere un fattore che ha spinto all’isolamento oppure siano nate come conseguenza di quest’ultimo

Come passa la sua giornata un hikikomori?

Negli ultimi mesi abbiamo visto tutti quanti come l’isolamento, alla lunga, possa portare a effetti che vanno anche oltre la stanchezza, purtroppo la natura dell’isolamento degli hikikomori è molto diversa. Sono persone che passano molto tempo leggendo, guardando film e giocando ai videogiochi  ma facciamo moltissima attenzione a non puntare il dito contro i film e videogiochi, questo non è un gioco in modalità facile.

L’utilizzo che si fa di questi media è un utilizzo molto più di compagnia che di intrattenimento vero e proprio, non si gioca per divertirsi quanto più per riempire un vuoto, nelle dipendenze la situazione è ben diversa, quando si discute della tematica hikikomori non sono in pochi a chiedersi se la presenza di internet non abbia in qualche modo accentuato il fenomeno, ma è impossibile per una variabile troppo grande per essere tolta come se fosse un mattoncino lego, senza un mezzo per tenersi, anche in maniera vaga, informati e in contatto con le amicizie strette online l’isolamento sarebbe totale nei casi dove non si arriva a parlare nemmeno con i propri genitori.

Le cause che spingono all’isolamento creando il fenomeno Hikikomori

La scelta di isolarsi non viene da un pensiero A che segue subito un azione B, si tratta di un processo che nella maggior parte degli hikikomori avverte un “impulso all’isolamento” e questo da cosa viene?

Facciamo un piccolo esempio:

nella cultura giapponese ( in Giappone questo fenomeno è molto presente)  quando la figura paterna è spesso assente, a causa degli orari di lavoro molto pesanti, la madre è molto più presente sviluppando così un’iperprotettività.

A ciò si aggiunge (forse il fattore peggiore), la competitività spinta a dei livelli assurdi, dal più piccolo test per avere accesso alla migliore università e poi anche la selezione per il miglior posto di lavoro. Questi sono una serie di fattori che mettono sotto forte stress una persona che ad un certo punto arriva a fermarsi e a chiedersi “perché faccio tutto questo?” .

Il dubbio è una delle tante cause naturalmente

Fenomeno Hikikomori: Il termine deriva dal Giapponese, chi sono? Cosa li spinge a isolarsi? Cerchiamo di capire prima di giudicarli.  Il Randagio
Fenomeno Hikikomori

Un’altra situazione che  rende una persona hikikomori è anche la presenza del bullismo, che molto spesso nelle fasi del percorso scolastico lascia ferite molto difficili da curare e possono essere un inizio verso l’isolamento, non sono poche le situazioni di questo tipo.

Un’altra variabile è la difficoltà nell’integrazione nei gruppi nuovi, parlando soprattutto di contesti scolastici come le prime classi, dove interi gruppi arrivano da diverse scuole elementari e si mescolano tra loro per chi si è organizzato così almeno, nel caso in cui i gruppi siano ancor di più eterogenei la situazione si complica di più, specialmente se si tratta di una persona molto timida.

La pressione di uniformarsi al gruppo può essere uno sforzo davvero enorme, l’isolamento è un modo di fuggire dalle pressioni per poter respirare senza essere schiacciati dal peso delle aspettative e dalle cose elencate prima.

Puntare il dito contro il nemico sbagliato

Un’altra cosa molto importante da tenere a mente non è solo la differenza tra Neet ed hikikomori ma anche evitare di additare gli hikikomori come “snowflakes”  che è una parola usata spesso per indicare persone particolarmente fragili e sensibili, ma questa è una concezione sbagliata nella situazione hikikomori, per aiutare chi ha scelto l’isolamento volontario è molto importante non giudicare quello che fa la persona durante il suo tempo libero e per quanto sia difficile, allentate la pressione e l’insistenza, che a gli occhi di qualcuno potrà sembrare premura, ma a gli occhi di un Hikikomori sarà solo altra pressione e questo lo metterà ancora di più in difficoltà, in questo modo sarà più predisposto a farsi aiutare e a cercare una soluzione.

Giovanni Riccardi

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