Agosto 4, 2021
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In Italia sono oltre 50 mila le persone che vivono in strada, senza ricevere servizi di assistenza sociale. Ma, a provocare l’aumento dei senzatetto è stata anche l’emergenza sanitaria. Ebbene si, perché ha generato la piaga sociale dei nuovi poveri: coloro che hanno perso il lavoro e sono stati costretti a lasciare la propria casa. La crisi economica, causata dalla pandemia Covid-19, si è abbattuta su chiunque. Ma non tutti hanno avuto i mezzi a disposizione per fronteggiarla.

Tra chi non ha più potuto pagare il mutuo e chi non ha più potuto reggere l’affitto, si è fatta largo una povertà inaspettata. Tante sono le famiglie che hanno dovuto fare i conti con una realtà disastrosa. Già, perché come si può da un giorno all’altro, ritrovarsi senza casa, né lavoro? Ma ciò è successo a molte persone e purtroppo continua a succedere. 

Con la pandemia si sta verificando un nuovo fenomeno: una sorta di normalizzazione, e soprattutto di diffusione, della povertà di persone e famiglie che a inizio anno mai sarebbero state considerate povere da qualsiasi tipo di analisi”(Federica De Lauso).

Ebbene, se prima della pandemia, lo stato di povertà di alcune famiglie era impensabile, oggi, come afferma la sociologa Federica De Lauso, non è più così. Ed è ancor più sconfortante pensare che questo fenomeno stia divenendo addirittura “normale”. 

La Caritas ha rilevato che sono soprattutto i liberi professionisti a vivere in una condizione di indigenza. L’istituto, ha dichiarato che sono pervenute oltre 450 mila richieste di aiuto. Tra queste, gli studi effettuati dalla Caritas italiana, mostrano che una persona su due si è rivolta all’organismo pastorale per la prima volta. 

La piaga sociale della povertà aggravata dall’assenza delle istituzioni 

Purtroppo, ad aggravare il tasso di povertà, è l’assenza di specifiche misure di risanamento.  I senzatetto oltre ad essere violati del diritto al domicilio, sono privati di qualsiasi diritto umano. Soprattutto quello della dignità. 

Un uomo senza un lavoro e senza un tetto, non dovrebbe esistere. Eppure, i clochard rappresentano una frattura sociale irrisolvibile. Certo, c’è chi sceglie di vivere come un vagabondo, chi no. Ma sta di fatto che nessuno merita di vivere in uno stato di completo abbandono. 

L’esistenza dei senza dimora è sicuramente correlata alle disuguaglianze sociali e alla lotta tra ricchi e poveri. Ma, al di là delle differenze economiche e culturali di ognuno, i diritti umani e civili, dovrebbero essere garantiti a chiunque. Non c’è ceto sociale che tenga quando si parla di bisogni primari e inalienabili.

L’assistenza ai poveri – sostiene la sociologa Martha Beatrice Webb – dovrebbe essere un attributo della cittadinanza

C’è bisogno della presenza dello Stato sociale, che dovrebbe provvedere ad assicurare ai senza dimora l’inclusione nella società. Urgono politiche di protezione, mirate a rimuovere i rischi a cui queste persone sono sottoposte. Servono piani di finanziamento, atti ad assicurare ai clochard l’etica della sussistenza. Finchè ci sarà il disimpegno istituzionale, questi soggetti deboli non potranno mai venir fuori dalla condizione di povertà.

Inoltre, in questo periodo storico colpito dalla pandemia, i senzatetto subiscono non solo l’esclusione sociale, ma anche il rischio di potersi contagiare facilmente. Nello stesso tempo però, sono anche un possibile veicolo di contagio, perché privi di strumenti di protezione sanitaria. Dunque, tutto diviene ancor più drammatico, peggiorando la condizione di vulnerabilità di questi soggetti. 

In breve, la presenza della piaga dei “nuovi poveri” è una sconfitta dell’intero Paese, perché riflette l’insicurezza sociale. È una povertà sintomatica di una società precaria, che non dà a tutti la possibilità di progettare il futuro.

E che mondo è quello in cui non esiste la speranza del domani?

Emanuela Mostrato

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