Maggio 14, 2021
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Pagano sempre i più deboli. Le categorie meno protette, quelle di cui alla fine non importa nulla a nessuno. Lo dimostra ciò che è accaduto nei centri di salute mentale durante l’emergenza covid.

Durante il primo lock down il 20% dei Centri è stato chiuso

La prima ondata della pandemia Covid-19 ha ridotto le attività dei Servizi di Salute mentale nel nostro Paese per cui il 20% dei Centri ambulatoriali è rimasto chiuso. Il 25% ha ridotto gli orari di accesso. Lo sottolineano i dati di uno studio della Società Italiana di Psichiatria (SIP) pubblicato su Bmc Psychiatry, presentato in occasione dell’inaugurazione della prima conferenza italiana dei Direttori di DSM.

La rete nasce per far fronte alle difficoltà di funzionamento di servizi indispensabili che da tempo sono messi a dura prova dalla carenza di personale e dalle poche risorse messe a loro disposizione nel nostro paese.

Le visite psichiatriche programmate, a domicilio e in studio, sono state garantite solo per i pazienti più gravi, spesso sostituite da colloqui a distanza.

Emergenza Covid e centri di salute mentale. Pagana sempre le categorie meno protette: chiuso un centro di salute mentale su 5

Tutte le attività hanno avuto una significativa diminuzione. I consulti psichiatrici ospedalieri (-30%), le psicoterapie individuali (-60%), le psicoterapie di gruppo e gli interventi psicosociali (-90/95%). Il monitoraggio di casi in strutture residenziali (-40%) e degli autori di reato affetti da disturbi mentali affidati dai tribunali ai Centri di salute mentale (-45%). Si è registrata come nelle altre discipline mediche una riduzione complessiva dei ricoveri (-87%).

I disturbi dell’umore, le psicosi, i disturbi d’ansia e i tentativi di suicidio sono i problemi più frequenti di di consulenza psichiatrica; il 21,4% dei reparti segnala un preoccupante aumento dell’aggressività, della violenza e dei ricoveri in TSO (8,6% dei casi).

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