Febbraio 25, 2024
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La stucchevole controversia sulle pretese (illegittime) da parte della Germania del il Discobolo Lancellotti, ci da lo spunto per raccontarne la storia e per descriverne l’importanza artistica.

Il Discobolo Lancellotti è una pregevole statua di marmo risalente al II secolo d.C

La storia di questo capolavoro, risalente all’antica Grecia, è stata caratterizzata da una serie di eventi travagliati che lo hanno visto transitare attraverso le mani di potenti leader. Ora eccolo al centro di una disputa tra Italia e Germania.

Tutto ebbe inizio nel lontano 1938, quando il principe Lancellotti vendette l’opera alla Germania per volere di Mussolini, che cercava di compiacere Hitler durante la sua visita a Roma. Il Führer rimase affascinato dalla perfezione fisica dell’atleta raffigurato nella statua, vedendovi il mito della razza ariana. La vendita, avvenuta per la cifra di 5 milioni di Lire, fu un atto compiuto sotto la pressione politica dell’epoca.

Discobolo Lancellotti è una scultura di marmo risalente al II secolo d.C., considerata la copia più splendida dell'originale bronzeo di Mirone

Dieci anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Discobolo fece ritorno in Italia su richiesta del ministro Rodolfo Siviero, entrando a far parte della lista di opere d’arte trafugate dalla Germania nazista

Tuttavia, ora la Germania ha reclamato la restituzione dell’opera, sostenendo che il suo rimpatrio in Italia violò la legge dell’epoca. Il direttore della Gliptoteca di Monaco ha formalmente richiesto il ritorno della statua. Ciò ha suscitato una netta e decisa risposta da parte del ministro della Cultura italiano, Gennaro Sangiuliano.

Sangiuliano ha respinto categoricamente la richiesta tedesca, dichiarando che il Discobolo Lancellotti resterà in Italia “sul suo cadavere”. La sua posizione è ferma e intransigente: la richiesta tedesca è infondata. Inoltre la collaborazione culturale tra Italia e Germania dovrebbe migliorare, anziché essere offuscata da controversie di questo genere.

Il giornalista Angelo Polimeno Bottai ha gettato ulteriore luce sulla vicenda, sottolineando il ruolo chiave del nonno Giuseppe Bottai nella storia del Discobolo. Bottai si oppose alla vendita nel 1938, riconoscendo l’importanza di proteggere il patrimonio artistico italiano. La richiesta attuale della Germania è stata descritta come un tentativo di far rientrare l’opera in base a transazioni storiche discutibili, alimentate dalla debolezza di Mussolini e dall’avidità di Hitler per l’arte.

Il valore artistico del Discobolo Lancellotti

Il Discobolo Lancellotti, una scultura di marmo risalente al II secolo d.C., è considerato la copia romana più splendida dell’originale bronzeo di Mirone, un celebre scultore greco del V secolo a.C. Mirone, artista di grande fama, è noto per la sua maestria nel catturare il movimento e la perfezione anatomica nei suoi lavori, e il Discobolo ne è un esempio emblematico.

Rappresentando un atleta nell’atto di lanciare il disco durante una competizione sportiva, il Discobolo cattura l’essenza del movimento in uno stato di sospensione. La sua posa dinamica e naturale è stata considerata una delle rappresentazioni più vive di un gesto atletico classico. Tuttavia, un esame più approfondito rivela la maestria di Mirone nel combinare la rigidità geometrica con una rappresentazione idealizzata del movimento.

La versione Lancellotti, custodita al Museo Nazionale delle Terme a Roma, è particolarmente apprezzata per la sua integrità e per la fedeltà alla visione originale di Mirone. La statua mostra un atleta con il corpo teso, i muscoli contratti e il viso sereno, creando un contrasto affascinante tra l’azione vigorosa e la calma espressione del volto.

La vicenda del Discobolo Lancellotti non è solo una questione legale e politica, ma anche una riflessione sulla fragilità del patrimonio artistico di un paese. La sua bellezza intramontabile, la maestria tecnica di Mirone e la storia tumultuosa che lo circonda lo rendono un simbolo dell’arte antica.

Francesca Rampazzo

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