Ottobre 25, 2021
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La Biennale di Architettura di Venezia lancia la sfida: quali saranno gli spazi architettonici del futuro? La mostra aprirà al pubblico, in presenza con rigidi protocolli di sicurezza. Ci sarà inoltre un monitoraggio costante anti-assembramenti, dal 22 maggio fino al 21 novembre prossimi, ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera.

Una esposizione dal titolo profetico, “How will we live together”

a cura di Hashim Sarkis, pensata prima del Covid, e rinviata di un anno rispetto alla data prevista del 2020 a causa del virus, affronterà questioni come l’intensificarsi della crisi climatica, i massicci spostamenti di popolazione, le instabilità politiche in tutto il mondo e le crescenti disuguaglianze razziali, sociali ed economiche”.

Proprio la pandemia globale, però, ha senza dubbio reso la domanda posta da questa Biennale Architettura in qualche modo ironica, visto l’isolamento imposto. Una domanda aperta, con l’interrogativo sul come vivere assieme, sul ruolo dell’ architetto sia come catalizzatore nel rapporto con altre realtà sia come “custode” del nuovo contratto spaziale.

Del resto, quanto accaduto in quest’ultimo anno ha reso ancora più urgente e caricato di nuovi significati. Tanto che se alcuni progetti sono dovuti rimanere nel cassetto, visto l’uso di interazioni con il pubblico, altri hanno preso forza o, come quelli negli spazi aperti, dove l’architettura dialogherà con le arti visive, verranno forse letti in più modi.

Nel contesto della Biennale Architettura poniamo domande agli architetti

Perché crediamo che abbiano la capacità di dare risposte più stimolanti di quelle che la politica ha finora offerto in gran parte del mondo. La Mostra internazionale è organizzata in cinque aree tematiche. “Scale”, suddivise tra Giardini ed Arsenale e comprende 112 partecipanti provenienti da 46 Paesi tra Africa, America Latina e Asia.

Parte dell’esposizione, anche uno specifico progetto dedicato al gioco allestito a Forte Marghera con il contributo di 5 architetti internazionali. Sono 63 invece le partecipazioni nazionali, con quattro nuovi ingressi: Grenada, Iraq, Uzbekistan e Repubblica dell’Azerbaijan. Il Padiglione Italia, sostenuto dal ministero della Cultura, è a cura di Alessandro Melis.

La domanda principale sarà: non è stato un anno perso?

l’esposizione apre con una consapevolezza ancora maggiore di quanto il lavoro della Biennale sia specchio del mondo contemporaneo, che viene interpretato e talvolta anticipato dalle proposte dei curatori e di quanti vi partecipano con le proprie opere.

Christine Ferrari

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