Maggio 20, 2024
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Il cyberbullismo sta diventando un problema sempre più serio, coinvolgendo vittime e bulli sempre più giovani. Spesso, si tratta di bambini che rischiano di non comprendere appieno le conseguenze delle loro azioni quando condividono foto o messaggi sui social network. In questo contesto, esperti in psicologia, associazioni e la polizia postale offrono preziosi consigli sia alle vittime che ai bulli, non dimenticando l’importanza dei genitori.

Bulli, vittime e la paura di chiedere aiuto

Il messaggio univoco che emerge da esperti e professionisti, come la polizia postale e le organizzazioni dedite al contrasto del cyberbullismo, è il seguente: bisogna parlare. Bisogna parlare sempre se si diventa vittime di bulli online, ma bisogna anche parlare se si è inconsapevolmente diventati bulli, magari postando contenuti senza rendersi conto delle possibili conseguenze. La chiave sta nella comunicazione, poiché è possibile porre rimedio agli errori commessi.

La nuova emergenza è l’età sempre più precoce a cui si inizia a interagire con la tecnologia digitale. Il COVID-19, con la scuola a distanza, ha portato molti giovani a prendere in mano un tablet a un’età ancor più giovane, rendendo i social network e le chat di gruppo l’unico mezzo di interazione sociale per lunghi mesi. Gli adulti, anche se talvolta non amano i social per ragioni anagrafiche, non possono più ignorarli. Devono capire che fanno parte della vita dei loro figli e devono conoscerne il funzionamento. Anche loro, inoltre, devono imparare a comunicare. La rete deve diventare un tema di conversazione quotidiana, con i suoi aspetti positivi e negativi, i suoi pericoli e le sue regole.

La vergogna che ferma

Non è un caso che la polizia postale e le organizzazioni che da anni lottano contro il bullismo e il cyberbullismo, come Telefono Azzurro, Save the Children, PsyPlus o Bulli Stop, pongano l’accento sulla comunicazione diretta con i ragazzi. Si recano nelle scuole, condividono testimonianze di chi ha vissuto situazioni simili e invitano i giovani a non sentirsi colpevoli se cadono nelle grinfie dei bulli. Spesso, la vergogna impedisce ai ragazzi di chiedere aiuto e li spinge a sopportare il dolore in silenzio.

Anche gli insegnanti svolgono un ruolo fondamentale in questo processo. Il cyberbullismo è un fenomeno che coinvolge fasce d’età sempre più giovani, con la scuola media come luogo in cui spesso si verificano queste prepotenze, in un contesto in cui vittime e autori spesso non comprendono appieno la gravità delle loro azioni né il diritto di essere protetti quando subiscono abusi. L’imbarazzo nel raccontare ciò che accade online può indurre i ragazzi a continuare a soffrire in silenzio. Ecco perché gli insegnanti devono svolgere un ruolo attivo nel promuovere la comunicazione e nell’offrire supporto.

Chiedere aiuto è fondamentale

Oggi, bullismo e cyberbullismo sono strettamente collegati, creando una situazione difficile da gestire sia online che nella vita reale, a scuola. La distinzione tra mondo virtuale e reale è sempre più sottile. Pertanto, è essenziale intervenire tempestivamente. La polizia postale, insieme alle organizzazioni dedite all’assistenza dei giovani vittime di bullismo e cyberbullismo, incoraggia a parlare, a segnalare e a denunciare il problema. Più si aspetta, più le aggressioni, che siano online o fisiche, possono diventare violente.

E’ fondamentale informare immediatamente la polizia postale perché una segnalazione tempestiva permette un intervento più efficace. È anche possibile chiedere aiuto in forma anonima, il che è particolarmente utile per evitare ritorsioni. Il cyberbullismo

Ginevra Leone

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