Ottobre 25, 2021
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Giulia ama i libri: i libri stampati ed i fumetti. Le piace il loro odore. Adora prendere appunti sui margini, sottolineare con colori diversi le frasi più belle o che l’hanno colpita e ha il brutto vizio di piegare un angolo della pagina per tenere il segno. Le piace farlo, lo sente vissuto. Giulia non è una pensionata che vive di ricordi o grazie a qualche tomo trovato in qualche polverosa libreria. No! Ha meno di vent’anni, va all’università ed è l’ennesima testimonianza di una tendenza ironica di quest’epoca “internettiana”: lei è una “nativa digitale” e come molte sue coetanee preferisce leggere i libri, sfogliare riviste e conservare volantini e dépliant stampati sulla carta. Le piace la sensazione, mentre legge alla luce del sole nelle pause all’università. Certo, con lo smartphone a portata di mano. Ma ama il suo libro perché è piacevole da tenere tra le mani e poi non emette suoni e non si scarica. Ho fatto diverse ricerche in merito e ho scoperto, come dimostrano diversi studi scientifici effettuate da università statunitensi ed europee, che i “nativo digitali”, che non dovrebbero neanche sapere come è fatto un libro, trovano più facile concentrarsi leggendo su carta che su digitale. Negli States e in Inghilterra, dove i libri didattici in digitale sono molto più diffusi che qui da noi, gli studi evidenziano che le persone che leggono di più su carta sono i 18-29enni, che sono anche quelli che più utilizzano le biblioteche pubbliche. Eppure, sempre negli States, le case editrici che stampano libri di testo universitari stanno promuovendo la diffusione delle versioni digitali, poiché risultano più redditizie in quanto produrli costa molto meno. Per adesso è una battaglia che non hanno ancora vinto e basta fare un giro in un Campus universitario per notare che la maggior parte dei ragazzi gira ancora con zaini strapieni di libri. I ricercatori sostengono che un lettore ricorda più facilmente le cose che ha letto quando l’associa a una certa posizione in una certa pagina. La memoria scorre via velocemente e si ricorda, ad esempio, che quella particolare notizia si trovava all’inizio di quella certa pagina con quel lungo paragrafo e con una piega nell’angolo, e pare che questo meccanismo sia fondamentale per la corretta comprensione di un testo. Un meccanismo del genere sullo schermo è inimmaginabile e siamo automaticamente portati, mentre scorriamo con il dito il touch screen, a prendere appunti mentali. Una mia considerazione finale, molto personale, mi porta a credere che le nostre vite, in particolar modo quelle dei ventenni, sono vissute in larga parte davanti ad uno schermo, grande o piccolo che sia, in un continuo corpo a corpo tra quello che cerchiamo su di esso e le distrazioni che quello stesso schermo ci fornisce, tra notifiche, pubblicità ed app, rendendo necessario di tanto in tanto, staccare letteralmente la spina e dedicarsi off line a sé stessi. Possibilmente davanti a un buon libro o a una bella rivista, rigorosamente di carta.

Giovanni Scafoglio

Realizzato in collaborazione con https://www.grafichemdm.it/

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