Novembre 29, 2022
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Ascoltare i notiziari che raccontano del nichilismo giovanile tra alcol e droghe provoca tanto sgomento. Negli ultimi due anni, il consumo di alcolici e stupefacenti è aumentato tra minori e adolescenti. Nel 2019, 8,2 milioni di persone di età superiore agli 11 anni hanno assunto in modo regolare bevande alcoliche. Sempre nel 2019 il fenomeno del binge drinking ha colpito il 16% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età. Nel 2020, invece, si è registrato un aumento di consumatrici di alcol tra i 14 e i 17 anni .

Quali sono le motivazioni che spingono un adolescente al “nichilismo”?

Nichilismo in filosofia vuole dire “nulla”. Significa negazione della realtà e dei suoi valori al punto da assumere atteggiamenti autodistruttivi. Nietzsche definisce il nichilismo un ospite inquietante, ed infatti inquieta la vita di molti giovani che non avendo scopi si annientano. Annientano la loro esistenza, cercando riparo in droga e alcol, pensando così di scappare dal dolore. Perché in realtà non hanno gli strumenti per gestire la sofferenza. 

E quando non si sa come gestire il dolore, come affrontare le contraddizioni della vita, l’autodistruzione diviene l’unica soluzione possibile. A chi attribuire la colpa di questo nichilismo giovanile tra alcol e droghe? Ai genitori, agli insegnanti, alla troppa libertà concessa? Sicuramente il dove, il come e con chi si cresce incide tanto sulla formazione della personalità. Secondo lo psicanalista Umberto Galimberti, gli atteggiamenti devianti nei giovani sono da riscontrarsi nella mancata componente emotiva

Nel senso che, se un giovane non sa distinguere il bene dal male, vuol dire che non ha alcuna risonanza emotiva dei suoi comportamenti. Quindi, se un adolcescente fa abuso di droga e alcol, significa che non conosce l’alternativa al male. E non è conscio delle conseguenze dannose di un certo stile di vita. Ecco perché, afferma Galimberti, i giovani devono essere educati alle intelligenze multiple

Intelligenza emotiva, intelligenza introspettiva, intelligenza musicale. intelligenza sociale. 

Sono alcune delle intelligenze individuate dallo psicologo Howard Gardner. Queste intelligenze dimostrano che le potenzialità dell’essere umano sono tante, ma vanno coltivate e stimolate. Altrimenti, il rischio è quello di restare intrappolati nello stato pulsionale. Quello fatto solo di stimoli e bisogni primari, che non prevede lo sviluppo cognitivo e intellettivo. 

Galimberti, parlando di giovani, afferma che chi si ferma al livello pulsionale diventa un bullo. Diventa un bullo perché non è stato educato al sentimento, perché non sa come superare l’angoscia e non sa cosa significhi cultura.

“Cultura vuol dire stare nel campo, farlo fiorire, a costo di sudore. Significa conoscere la consistenza dei semi, i solchi della terra, i tempi e le stagioni dell’umano e occuparsene perché tutto dia frutto a tempo opportuno” (Alessandro D’Avenia, L’arte di essere fragili).

Ecco, quando manca l’educazione alla cultura, così come la descrive Alessandro D’Avenia, mancano gli strumenti per vivere. E così, si arriva al nichilismo, che per Galimberti equivale a:

-mancanza di scopo

-mancanza del Perché 

-mancanza di speranza nel futuro.

Quando manca uno scopo, manca una passione. Quando manca il perché, non si sa dove cercare risposte, non si ha nessuna curiosità. E nel momento in cui manca anche la speranza nel futuro, manca la ragione per vivere il presente con “rapimento”.

Superare il nichilismo giovanile grazie al “rapimento”

Alessandro D’Avenia – scrittore e professore di Lettere – intende per rapimento la chiamata a essere qualcuno. Ma come può un giovane adolescente preferire l’alcol al rapimento? Può, purtroppo. Pur di allontanare l’angoscia del futuro, tanti giovani preferiscono perdersi in un presente vuoto. Senza slanci, né obiettivi, né speranze.

“L’adolescente senza meraviglia è un adoclescente senza rapimento, come un’arte senza meraviglia è tecnica fredda o provocazione effimera. Quando ci si meraviglia appare uno splendore ancora impreciso, che spinge la nostra attenzione ad andare oltre. Meravigliarsi è, infatti, come presentire o intravedere un’intera storia in un primo sguardo quando ci si innamora” (Alessandro D’Avenia).

Assurdo sì, proprio l’adolescente che è la rappresentazione massima della scoperta e della ricerca di senso, finisce per sciupare disastrosamente una tappa di vita che non tornerà più. E che se male attraversata, impedirà lo sviluppo della dimensione emotiva ed umana dell’esistenza. Certo, l’adolescenza è una fase per tutti complicata, ma se non si attraversa con profondità, scavando nel proprio Io, i frutti saranno marci. 

Ma allora cosa bisogna fare per favorire il rapimento nei giovani?

Bisogna educarli all’amore, al dolore, alla sofferenza. Genitori e insegnanti non devono credere che anestetizzare una ferita sia meglio che patire. Byung-Chul Han afferma che “La ferita che fa male è un’apertura primordiale verso l’Altro”. Per evitare il pericolo del nichilismo serve coltivare un’arte, serve il racconto, serve la narrazione del mito.

E ancora, serve la solitudine. Educhiamo i giovani a stare soli con sé stessi, a scavarsi dentro. 

Solo così conosceranno il valore dell’immaginazione e sapranno trovare uno scopo e un perché, amando il presente e sognando il futuro.

Emanuela Mostrato

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