Luglio 14, 2024
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Instagram sotto accusa: tra influencer minori e sicurezza digitale e non è la prima volta che il WSJ lancia questo allarme nell’assoluta indifferenza dei media italiani e di chi dovrebbe tutelare i minori dal rischio pedofilia. In pratica una inchiesta del Wall Street Journal svela che i genitori di baby influencer assecondavano pedofili su instagram e che (cito) “Meta sapeva del problema”.

Ancora una volta Instagram nell’occhio del ciclone per essere uno strumento di pedofili

Un’indagine sconvolgente del Wall Street Journal, e riportata dal Corriere della Sera, getta ombre preoccupanti su Instagram e le dinamiche che coinvolgono gli influencer minori sulla nota piattaforma. La questione sollevata attira l’attenzione su un uso distorto dei social media e sul ruolo dei genitori nel gestire gli account dei propri figli.

Al centro della bufera ci sono le pratiche di alcuni genitori di baby influencer, che sembrerebbero non solo tollerare, ma addirittura incentivare, atteggiamenti inappropriati da parte di utenti adulti. Tali comportamenti, stando alle indagini, avrebbero lo scopo di aumentare il numero di abbonamenti ai contenuti esclusivi dei propri figli, alimentando una dinamica inquietante e pericolosa.

Analisi del fenomeno

In una società sempre più digitalizzata, dove l’immagine e la visibilità online dettano le nuove regole del successo, la figura dell’influencer minorenne emerge come un paradigma controverso. L’ascesa di questi giovani talenti nel panorama digitale solleva interrogativi etici non solo sulla sicurezza online, ma anche sull’infanzia e sui confini sempre più sfumati tra la vita privata e quella pubblica.

Meta, società madre di Instagram, si trova a dover rispondere a queste gravi accuse. L’inchiesta suggerisce che l’azienda fosse a conoscenza del problema, ma non abbia preso misure adeguate per contrastarlo. Meta ha prontamente replicato, sostenendo di aver implementato strumenti di monetizzazione dei creator con adeguate misure di sicurezza, e che il contrasto alla pedofilia online sia parte integrante del loro impegno nella protezione dei minori.

Un confronto con altre piattaforme con politiche più stringenti rispetto a Instagram

Il confronto è inevitabile con piattaforme come TikTok e OnlyFans, che hanno adottato politiche più stringenti riguardo ai contenuti con minori, vietando sottoscrizioni a pagamento per gli account che li ritraggono. Questo solleva interrogativi sulla coerenza delle politiche di sicurezza adottate dai vari social network e sulla loro efficacia nel proteggere gli utenti più vulnerabili.

Mentre la discussione si accende, è evidente che la sicurezza digitale dei minori richiede un impegno trasversale che coinvolga piattaforme social, genitori e le autorità competenti. Il caso sollevato dal Wall Street Journal non è solo un campanello d’allarme, ma anche un invito all’azione per rivedere e rafforzare i meccanismi di protezione dei più giovani nell’era digitale. La responsabilità condivisa tra piattaforme e utenti diviene un pilastro fondamentale per costruire un ambiente online sicuro per i minori.

Responsabilità sociale e digitale

E’ fondamentale riconoscere che il benessere dei minori nel mondo digitale non può essere affidato unicamente alle politiche interne delle piattaforme social. Una sinergia tra tecnologia, legislazione e educazione è essenziale per navigare in queste acque complesse. Le famiglie devono essere equipaggiate con le conoscenze e gli strumenti per guidare i propri figli attraverso le sfide del mondo digitale, mentre le piattaforme devono essere incessantemente vigili e proattive nel loro ruolo di guardiani del cyberspazio.

Giovanni Scafoglio

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