Ottobre 25, 2021
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L’ultima vicenda di revenge porn ha visto come vittima una maestra d’asilo che si è trovata senza lavoro perché alcune persone si sorprendono davvero molto del fatto che che le maestre d’asilo facciano sesso, cose di tutt’altra galassia. Questi episodi nascono per una serie di motivi, ma prima di procedere è meglio ricapitolare in maniera sintetica la vicenda, in questo modo le informazioni  e le argomentazioni saranno più chiare.

Del materiale sessuale privato è stato inviato da un ex

(senza consenso della ragazza) ad una chat di amici con cui giocava a calcetto. In questi contenuti era perfettamente riconoscibile la ragazza e un’ altra donna scovando queste immagini ha inoltrato il tutto ad altre persone, le quali hanno minacciato la maestra ma quest’ultima ha denunciato l’accaduto, come  risultato però la maestra ha perso il lavoro vittima di quello che viene chiamato “victim blaming” ossia la colpevolizzazione della vittima. Questo non è per niente raro e lo si osserva anche quando si accusa una vittima di stupro di aver indossato una gonna troppo corta o vestiti troppo attillati. Penso che quando si esce ognuno debba sentirsi libero di vestirsi come gli pare senza pensare a chissà quante sensibilità potrebbe urtare.

Il revenge porn è uno stupro a tutti gli effetti

E’ triste pensare che la gente non sia in grado di controllarsi davanti ad una gonna corta. Questi episodi non accadono perché le persone sono “facili” ma perché, come tutti, ci fidiamo di chi amiamo o ci si aspetta che anche se le cose non si concludono bene ci dovrebbe essere un senso di responsabilità per quello che si è ricevuto specialmente se si  parla di contenuti privati e la colpa è soltanto di chi ha ignorato la volontà di non diffonderli.

Molti paesi stanno prendendo o hanno già preso da tempo provvedimenti riguardo al problema del revenge porn:

dal 2009 nelle Filippine è illegale distribuire, produrre e copiare materiale privato senza il consenso del partener, a Malta l’articolo 208E criminalizza il revenge porn dal 2016 e in Italia il reato è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000.

La vicenda della maestra sta però avendo anche dei risvolti positivi: la direttrice della scuola dalla quale è stata licenziata (causa dei materiali privati diffusi) è stata chiamata a processo per diffamazione e il ragazzo che ha diffuso il materiale rischia una condanna di un anno a otto ore di lavori socialmente utili a settimana. Ovviamente oltre a una causa per danni che coinvolgerà lui, l’amico calciatore e la moglie di quest’ultimo che ha diffuso successivamente il video.

Ma perchè si è scelto il 25 novembre e da cosa nasce?

Questa giornata fu istituita in memoria delle tre sorelle Mirabal che furono uccise da tre agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana. Dopo essere state fermate per strada mentre si recavano in carcere a far visita ai mariti, furono picchiate e gettate in un burrone dai loro carnefici che cercarono di far passare quella brutale violenza per un incidente. Questa tragedia accadeva ottanta anni fa e ai tempi la comunicazione non era assolutamente allo stesso livello di oggi.

Questo è un caso eclatante ma chissà quanti casi più silenziosi non sono arrivati a noi oggi. Gli anni sessanta erano molto più arretrati e non essendoci social network non ci sarebbe stato alcun modo per poter fare una propaganda globlae usando un unico linguaggio come si fa nel moderno 2020, tuttavia, non dobbiamo farci scudo della modernità perché anche noi nel nostro tempo abbiamo problemi legati a mentalità retrograde convinte che le donne debbano ancora essere relegate al ruolo di casalinghe oppure persone che non riescono neanche a pensare che una donna possa avere un ruolo diverso da quello che la loro mente ha idealizzato.

Questo ci riporta al giorno del 25 novembre, la giornata contro la violenza sulle donne, questa giornata fu istituita in memoria delle tre sorelle Mirabal che furono uccise da tre agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, a Santo Domingo. Il revenge por è uno stupro.

Si parla ovviamente di un’idealizzazione tossica e poco coerente con quello che è la realtà dei fatti.

Eppure le donne si trovano ancora una volta nella loro storia a dover fronteggiare violenze e abusi per il solo fatto di essere ciò che sono e questo accade perché le persone per smontare argomentazioni di qualsiasi genere una volta finiti gli spasmi di ignoranza si concentrano sul superficiale. Sul fatto che tu sia una donna o un uomo, che tu sia bianco o nero o che tu abbia uno schieramento politico che in realtà è solo nella testa degli interlocutori.

Ed è qui che si trova il problema principale:

in chi non ascolta e in chi sceglie di non vedere “è inutile indicare ciò che solo tu puoi vedere e toccare” parafrasando questa citazione di un artista non troppo lontano dai nostri tempi  la soluzione ci appare più semplice di quello che in realtà potrebbe essere. Dovremmo smettere di  buttare il tempo a cercare un luogo in cui le maestre d’asilo non fanno sesso e investirlo nel costruire un mondo dove chi diffonde immagini e contenuti sensibili senza consenso non venga punito con soltanto 8 ore a settimana di servizio, perché il risarcimento in denaro non sistemerà la vergogna, l’esposizione forzata e la gogna pubblica di qualcuno che in un momento di intimità voleva solo quello che voleva.

Giovanni Riccardi

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