Novembre 29, 2022
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I temi di diversità e inclusione all’interno delle organizzazioni italiane, stanno assumendo una forte centralità. Invece, negli Stati Uniti, queste tematiche hanno preso forma nei primi anni ‘90 con l’applicazione della teoria del Diversity Management. Una teoria che comprende una serie di pratiche volte a favorire l’inclusione e la diversità all’interno dei luoghi di lavoro. Gli USA, infatti, incarnano un modello lavorativo fortemente multietnico e variegato. Ebbene, è ora che questo modello sia sempre più un esempio per le imprese italiane, affinché si possano garantire le pari opportunità nel mondo del lavoro.

Ma cosa si intende per diversità e inclusione all’interno delle organizzazioni?

La letteratura a riguardo è davvero molta vasta. Ma proveremo a fare chiarezza. In ottica di Diversity Management, un’azienda valorizza ogni singolo lavoratore. Innanzitutto perché ognuno è diverso dall’altro, e poi perché ognuno merita un’attenzione differente a seconda dei vari fattori che caratterizzano la sua storia, personale e professionale

Per storia personale si intende il bagaglio culturale del lavoratore: luogo di provenienza, orientamento sessuale, politico e religioso, età, eventuali disabilità. Invece, per storia professionale, si fa riferimento al ruolo del lavoratore, alle sue competenze, al suo livello di seniority e anche alla sua posizione all’interno di un organigramma.

Bene, applicare le pratiche di Diversity Management, vuol dire riservare ai collaboratori di un’impresa un trattamento paritario. Al di là della loro storia personale e professionale. 

Anzi, un’organizzazione in grado di produrre cultura è consapevole che è proprio la presenza di storie dissimili a rappresentare un elemento di valore. Più un ambiente lavorativo è caratterizzato da diversità, più risulterà desiderabile all’esterno e positivo all’interno.

Ma, laddove un’impresa fatichi a promuovere un contesto proteiforme e inclusivo, quali sono le diversità che possono presentarsi?

A questo proposito, Lee Gardenswartz e Anita Rowe (esperte di Diversity&Inclusion), hanno teorizzato quattro livelli di diversità:

Personalità: ovvero l’insieme degli aspetti caratteriali e socio-culturali che definiscono una persona e che possono influenzare il suo modo di agire, scegliere, comportarsi;

Dimensione esterna: fa riferimento alle condizioni socio-finanziarie del lavoratore, quindi reddito, collocazione geografica, stato familiare, abitudini personali, ecc.;

Dimensione interna: riguarda le generalità anagrafiche del singolo e le sue abilità mentali e fisiche;

Dimensione organizzativa: il richiamo è agli elementi che caratterizzano un’impresa (ruoli, responsabilità, welfare, relazioni).

Questi quattro livelli di diversità potrebbero essere motivo di discrminazione verso il personale aziendale. In fondo, ognuno lavoratore ha una propria personalità, una propria identità fisica, sociale e culturale. Così, come ha un propria posizione all’interno dell’impresa per cui lavora (può essere stagista, tirocinante, impiegato, manager). 

Tuttavia, nessuno di questi livelli di diversità può e deve essere motivo di penalizzazione

Ragion per cui, è fondamentale che un’azienda veicoli pratiche di Diversity Management. Soprattutto, se si tiene conto di alcuni dati. Secondo un’indagine Work Force in Europe 2018, condotta da ADP su un campione di circa 10mila lavoratori europei, l’Italia risulta il Paese con la percentuale più alta di discriminazioni sul posto di lavoro. Infatti, il 42% degli intervistati ha dichiarato di aver subito almeno una volta una discriminazione lavorativa. 

Dunque, compito e obiettivo di un’impresa innovativa e sostenibile è quello di valorizzare le persone, mettendole nella condizione di “emergere”.

In latino emergere vuol dire “venire fuori”. E allora, se le organizzazioni del presente vogliono venir fuori, essere produttive, competitive e attrattive devono permettere alle persone di declinare la loro diversità. Solo in questo modo le organizzazioni possono generare valore, avvalendosi cioè della presenza di storie e vissuti differenti, in grado di fare la differenza dentro e fuori lo spazio lavorativo. 

Emanuela Mostrato

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