Agosto 5, 2021
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È più logico immaginarsi di trovare nel lontano Perù o in Grecia mura gigantesche, che invece sospettare di averle proprio in casa, nella “terra dei Romani”. Sì, antiche mura ciclopiche nel bel mezzo della penisola italiana!

A circa due ore d’auto da Roma si estende, infatti, l’ampia valle della Ciociaria, nel Frusinate, dove sorgono gli imponenti resti di acropoli megalitiche. Impronte tangibili di una cultura sconosciuta, tramontata probabilmente da millenni, il cui passato è ammantato di mistero. Alcune delle antiche città che si trovano in questo territorio, come Alatri e Ferentino, spiccano sulla sommità di rilievi naturali. Tutte sono accomunate da un particolare: i loro centri, già in età preromana, erano delimitati da antiche mura ciclopiche. Mura che ancora oggi esistono. Tra queste, le meglio conservate si trovano ad Alatri.

Uno dei cinque ingressi posti sulle antiche mura ciclopiche di Alatri
Uno dei cinque ingressi posti sulle antiche mura ciclopiche di Alatri

Ma cosa ci fanno antiche mura ciclopiche sparpagliate nel centro-sud della penisola italiana? A cosa servivano queste imponenti barriere megalitiche? Da chi furono erette? Archeologi e storici se lo domandano da tempo, senza riuscire però a giungere ad una spiegazioni realmente plausibili e condivise. Tra gli accademici la più avvalorata indicherebbe gli Ernici, popolazioni che vissero in quei territori all’incirca nel 2.000 a.C., quali costruttori di queste possenti mura. Ma molte cose davvero non tornano.

L’ubicazione di antichi siti con misteriose mura ciclopiche nel centro-sud dell’Italia

Innanzitutto perché proprio gli Ernici? Perché erano loro ad abitare quelle terre prima che i Romani le conquistassero? Pare essere questa la spiegazione più ovvia. Ma ciò non implica che le abbiano erette loro. Tra l’altro gli Ernici non conoscevano la scrittura, per cui nessuna indicazione o incisione è venuta da loro sull’aver eretto queste possenti mura. Inoltre, volendo usare come riferimento la stessa datazione ufficiale delle epoche storiche che gli studiosi accademici continuano a sostenere, come avrebbe fatto questa popolazione neolitica, analfabeta e caratterizzata da uno stile di vita agreste, ma che pur si presume praticasse il commercio con la Sardegna e la Spagna e con le civiltà più avanzate dell’area mediterranea orientale, ad avere un avanzamento tecnologico, un sistema di calcolo ed uno standard di precisione assoluta come quelli che sono serviti per erigere queste mura?

Basterebbe già questo per mettere fuori gioco gli Ernici, che quasi sicuramente hanno trovato sul posto queste costruzioni megalitiche al loro arrivo. Probabilmente come accadde agli antichi egizi quando, insediandosi nella Piana di Giza, vi trovarono già la Grande Piramide e la Sfinge, misteriose eredità di chissà quale civiltà scomparsa o, forse, trasferitasi altrove.

La megalitica Porta Maggiore, il principale ingresso alle mura di Alatri

Ma torniamo alle misteriose ed antiche mura ciclopiche della valle della Ciociaria. Per avere il senso delle dimensioni imponenti ma anche della loro precisione millimetrica, basta considerare anche solo la cinta muraria dell’antica acropoli di Alatri. Di forma ovoidale ed estesa per circa 19.000 metri quadrati, è dotata di cinque porte massicce ed assolutamente intatte. Di queste, la più grande è alta 4,5 metri e larga 2,7 metri, sormontata da un unico monolite gigantesco di 5 metri che funge da architrave e che, da solo, peserà non meno di 180 tonnellate.

Una sezione delle antiche mura ciclopiche
Una sezione delle antiche mura ciclopiche

Ma non è niente rispetto ai blocchi più grandi posti nella parte inferiore della cinta muraria. Questi presentano infatti un’altezza e una larghezza di 5 metri ed una profondità di 2,5 metri. Si stima che il peso di ognuno di questi blocchi si aggiri intorno alle 360 tonnellate, peso che corrisponde a quello di un aereo cargo a pieno carico. E sono migliaia!

Un tratto delle poderose mura di Alatri

Numeri impressionanti, che pongono immediatamente a chiunque – ma stranamente non alla gran parte degli archeologi e degli storici accademici – ancora più inquietanti interrogativi. Come sono stati trasportati fin qui questi monoliti? E come sono stati issati e posizionati, spesso ad un’altezza di molti metri, l’uno sull’altro in incastri non sempre facili da realizzare, eppure dalla precisione assoluta?

La Porta dei Leoni, sulle antiche mura ciclopiche di Micene.
La Porta dei Leoni, sulle antiche mura ciclopiche di Micene.

Ingegneri e specialisti delle costruzioni oggi concordano nel ritenere che con i mezzi tecnologici attualmente a disposizione si tratterebbe di operazioni al limite del possibile, figurarsi con quelle possedute quattromila anni fa. La stessa lavorazione di queste pietre è sbalorditiva. I costruttori di queste antiche mura ciclopiche le hanno levigate prima di posizionarle e poi, ancora più impressionante, addentellate tra loro. In questo modo ogni singolo macigno, con le sue uniche e complicate obliquità ed i suoi angoli irregolari, si incastra perfettamente con quelli che gli stanno attaccati, in modo da consentire incastri perfetti, come in un complicatissimo puzzle.

Acropoli di Alatri, la Porta Minore detta anche dei “falli”

Inoltre, questa imponente opera architettonica è stata realizzata senza l’utilizzo di argilla o malta a fare da collante tra le rocce. Eppure questi blocchi sono serrati ed inamovibili tra loro, tanto da non consentire neanche alla lama di un coltello di essere introdotta tra loro e sono giunti fino a noi, sfidando i secoli, i terremoti e gli eventi metereologici e storici più disparati.

Lo stile architettonico unico e comune a tutte le mura ciclopiche esistenti al mondo

Tutto ciò non può far saltare all’occhio – ma chissà perché non agli occhi di molti studiosi “tradizionalisti” ed accademici – come queste antiche mura ciclopiche italiane, e tra queste annoveriamo anche quelle di Norba e San Felice Circeo in provincia di Latina, di Cosa sulle colline di Ansedonia in Toscana e di S. Erasmo di Cesi vicino Terni in Umbria, abbiano tutte le stesse caratteristiche. Come se dietro ci fosse la mano di un unico architetto. Caratteristiche che, inoltre, suscitano associazioni istintive con le costruzioni preinca del Perù, in primis Sacsayhuman, o quelle greche di Micene o di decine di altri antichi e misteriosi siti disseminati nel mondo.

L’impressionante somiglianza tra mura ciclopiche di vari siti megalitici sulla Terra

L’impressione è ancora una volta, sempre più insistente e convinta, che ci sia dell’altro dietro quello che ci viene raccontato, ma che non lo si voglia guardare. Perché ciò che ci viene nascosto potrebbe seriamente minare le fondamenta del genere umano e della civiltà che abbiamo creduto di costruire nel corso degli ultimi quattro millenni.

Come scrisse Eraclito, non troveremo mai la verità se non saremo disposti ad accettare anche ciò che non ci aspettavamo. E il nostro sarà un viaggio proprio alla ricerca di un’altra verità, storica e dell’umanità, in un lungo viaggio attraverso i luoghi più misteriosi della Terra, che oggi è appena cominciato.

Giuseppe Fabiano

Leggi anche l’articolo precedente: Troppi Enigmi e Misteri, la storia andrebbe riscritta!

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