Maggio 14, 2021
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Borsa. Telefono. Chiavi. Chiudi la porta, prendi l’ascensore. Entri, premi piano terra e ti guardi allo specchio. “Cavolo. La mascherina”.

Questo è ciò che dev’essere accaduto a tutti almeno nei primi mesi della pandemia, almeno per un paio di volte. 
È normale. Come quando arriva l’anno nuovo ma nello scrivere la data si mette sempre un’unità in meno: bisogna abituarsi al cambiamento. 
Una volta abituati non sbagliamo più. Diventiamo così bravi da riscontrare più difficoltà nel riscrivere la data dell’anno passato piuttosto che di quello corrente. 
Si tratta di una dinamica applicabile a molte sfere dell’esistenza: l’uomo si adatta, si abitua, e tale adeguamento gli permette di sopravvivere. 

Adesso è più difficile dimenticare la mascherina. È quasi diventata parte di noi. Rappresenta la barriera necessaria che dobbiamo frapporre tra noi e il mondo

Ad oggi possiamo distinguere diverse categorie di persone, proprio in base all’utilizzo della mascherina. 
C’è chi la indossa correttamente, chi come reggi mento, chi la rifiuta totalmente (poche gloriose menti). 
Questo dispositivo medico nato per essere portato su naso e bocca è stato visto al collo, al gomito, al polso. 
C’è chi proprio non la sopporta, perché in qualche modo fa pensare ad un bavaglio. L’ennesima maschera, per dirla alla Pirandello, che sovrapponiamo a quelle preesistenti. 
C’è chi ritiene che la mascherina serva per difenderci ma non per allontanarci. 
(Voi in quale gruppo vi inserite?)

La categoria che più ci interessa comprende soprattutto gli adolescenti. Coloro che si affacciano al mondo della socialità proprio in questo momento. Un momento di difficoltà e restrizioni, un momento nel quale le emozioni e le paure vengono amplificate.

Secondo uno studio della BBC, non a caso, per alcune ragazze la mascherina non rappresenta una semplice difesa dal virus, quanto più una difesa dal mondo e dalla socialità 

Questo perché la mascherina nasconde illusorie imperfezioni dando tutto il focus agli occhi. In molti stanno urlando all’effetto mascherina, che, nell’esaltare lo sguardo, renderebbe tutti più affascinanti. 
Ciò accade perché, dopotutto, viviamo in un mondo nel quale è più importante apparire piuttosto che essere. 
E quindi sì, si finisce col rivalutare la mascherina stessa piuttosto che riconoscerle il suo unico, fondamentale uso: proteggerci, sì, ma solo dal virus. 

La “mascherina” non andrebbe posta tra noi e “le persone”, ma solo tra noi “e il virus” 

L’uomo sa adeguarsi – l’abbiamo detto. Eppure dobbiamo essere consapevoli del fatto che qui non parliamo di un anno che passa. Si tratta del nostro modo di rapportarci col mondo. 
Dobbiamo ricordare che le mascherine celano dei volti che non sono solo degli occhi, e che i volti stessi non fanno la persona. 

Dovremmo far capire ai più piccoli che coprirsi il volto per difendersi da un virus non è la normalità, né tanto meno un mezzo di difesa sociale valido (invece dal virus ci difende benissimo, quindi indossatela consapevolmente, ossia riconoscendo che sì, serve, ma per un solo motivo). 
Ci stiamo abituando a decifrare i sorrisi guardando le rughette laterali degli occhi, ci stiamo abituando ad accontentarci di questa dinamica, ma non dovremmo. 

Al contrario, una volta finite le restrizioni e una volta debellato il Covid dovremmo avere il coraggio di togliere non solo la mascherina, quella chirurgica, ma anche la maschera. Dovremmo trovare il coraggio di essere noi stessi senza avere la paura di mostrarci, ma forse questo è un altro paio di maniche. 

Per concludere, se la vita senza Covid è il 2020 e la vita col Covid è il 2021, vi prego, continuate a sbagliare. Non abituatevi a scrivere la nuova cifra, perché prima o poi torneremo al 2020. 

202021

Maria Francesca Ruscitto

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