Settembre 27, 2021
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Il mio nome è Kurt

Si, il mio nome è Kurt e preferisco essere odiato per ciò che sono, piuttosto che essere amato per ciò che non sono.

Cosa sono? Cosa ero? Non saprei. Vorrei fossero le mie canzoni a descriverlo, ma so che avevo così poca stima di me che non riuscivo minimamente a pensare di poter diventare una rockstar. Non riuscivo minimamente a immaginare di arrivare in televisione o rilasciare interviste o cose del genere. Ma nella nostra vita nulla è programmato, al contrario di quello che noi speriamo, ogni evento può essere portato al suo estremo opposto in una piccola frazione di secondo. Cosa condiziona ciò? il nostro umore, quindi è assolutamente evidente che la nostra vita dipende dalle persone.

Nella mia vita ha avuto una certa influenza mia madre, che mi ripeteva sempre di non entrare in quel maledetto club… il club dei 27, hai presente? Beh io non l’ho ascoltata e ora ne faccio parte. È la prova che avevo ragione quando dicevo che gli umani sono stupidi.

Tutto è partito dal punk, pensavo: “Cosa dovrebbe essere veramente il punk? Che cos’è? Quanto è cattivo?” E tentavo di suonare nel modo più arrabbiato possibile. Alzavo al massimo il volume del mio piccolo amplificatore. Non avevo assolutamente idea di cosa stessi facendo.

Di certo come nel punk, i miei testi sono un gran mucchio di contraddizioni. Sono spaccati esattamente a metà tra opinioni estremamente sincere e sentimenti che nutro e confutazioni sarcastiche e spero umoristiche di ideali stereotipati da bohèmien superati da anni.

Il 5 aprile 1994 Kurt Cobain, leader dei Nirvana, si suicidò con un colpo di fucile alla testa. 27 anni fa a 27 anni, entrando nel Club dei 27
Kurt nel club dei 27

Insomma, è come se non ci fossero scelte possibili. O quella di visionari tristi e tragici come Morrisey, Michael Stipe o Robert Smith, oppure il ragazzino bianco sgraziato e un po’ fuori di testa da “Ehi, facciamo festa e dimentichiamoci di tutto”, tipo i Van Halen o tutta quell’altra merda di heavy metal. Quello che voglio dire è che provare passione ed essere sincero mi piace, ma mi piace anche divertirmi e fare il cretino.

Ma tornando al punk posso dire che è arte. Il punk rock per me significa libertà. L’unico problema che ho avuto con l’etica dei situazionisti del punk rock è il loro totale rifiuto della sacralità. Trovo poche cose sacre come la superiorità del contributo offerto dalle donne e dai neri all’arte.
Ok, ok, forse troverai le mie frasi sconnesse (forse) ma sai, il fiore di papavero è generoso.

Ora però sto fumando dell’erba meravigliosa e quando accade penso: non sono gay ma vorrei esserlo per il solo desiderio di far incazzare gli omofobici.

Tanti si chiedono perché l’ho fatto. Tanti danno delle risposte.

Forse la risposta è che non potevo sopportare il ridicolo a cui ero stato esposto, così un sabato sera fumai e mi sbronzai, dopo di che camminai fino ai binari della ferrovia e mi ci sdraiai sopra aspettando il treno delle 11.

Il treno non passò. Ma questa è storia.

Ora devo andare, ho visto Gesù in una Tortilla, mi chiama, ma vi prego, smettete di attribuirmi la frase “È meglio ardere in un’unica fiamma piuttosto che spegnersi lentamente” è una frase di Neil Young che ho citato nella mia lettera d’addio scritta prima si cliccare sul quel dannato grilletto.

Giovanni Scafoglio

Tratto dal libro “Ritratti di R’n’R‘” edito da Il Randagio Edizioni su testi di Giovanni Scafoglio e illustrazioni di Fabrizio Magnus Allegri disponibile su Cobain Clothing in edizione limitata.

Il 5 aprile 1994 Kurt Cobain, leader dei Nirvana, si suicidò con un colpo di fucile sparato alla testa, nella serra della sua casa sul lago Washington, a Seattle. Sono passati 27 anni da quel giorno e 27 anni è anche l’età che aveva quando si tolse la vita, mentre era all’apice del successo. Kurt entra così nel club dei 27.

Leggi anche: Diamonds and Rust – Joan Baez

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