La libertà di stampa è sotto attacco in molte parti del mondo, con numerosi giornalisti e operatori dei media incarcerati, sequestrati o uccisi per il loro lavoro. Secondo l’ultimo rapporto di Reporters Sans Frontières (RSF), 550 giornalisti sono attualmente detenuti e 55 ostaggi, mentre 96 risultano dispersi. Questi numeri riguardano esclusivamente casi in cui RSF ha stabilito che la violazione è direttamente collegata all’attività giornalistica della vittima. Questo elenco non include giornalisti incarcerati o uccisi per motivi estranei al loro lavoro o in situazioni in cui il legame con la professione non è stato confermato.
Chi è Reporters Sans Frontières e perché è credibile
Fondata nel 1985 a Montpellier, RSF è un’organizzazione non governativa che si dedica alla protezione dei giornalisti e alla promozione della libertà di informazione. RSF monitora le violazioni della libertà di stampa in tutto il mondo, pubblicando rapporti dettagliati e classifiche come il Press Freedom Index, che valuta lo stato della stampa in 180 paesi. Grazie alla sua rete globale di corrispondenti e al rigore metodologico, RSF è considerata una fonte autorevole e indipendente.
Sono 550 i giornalisti detenuti o dispersi nel mondo
Ad oggi, secondi il barometro di RSF, i paesi con il maggior numero di giornalisti incarcerati sono:
- Cina: 113 giornalisti detenuti, con un controllo feroce della stampa, specialmente in regioni come Hong Kong e Xinjiang.
- Myanmar: 61 giornalisti arrestati, una conseguenza del colpo di stato militare del 2021.
- Israele: 41 giornalisti incarcerati, molti dei quali durante il conflitto con la Palestina.
- Vietnam: 38 detenuti, con una repressione severa delle critiche al governo.
- Belarus: 38 giornalisti incarcerati sotto il regime di Alexander Lukashenko.
- Russia: 37 giornalisti detenuti, vittime di una censura sistematica.
- Iran: 26 giornalisti in prigione, molte delle quali donne condannate con accuse sproporzionate.
- Siria: 23 detenuti, in un contesto di conflitto e censura estrema.
- Azerbaijan, Egypt, e Saudi Arabia: 19 giornalisti detenuti ciascuno, in contesti di autoritarismo consolidato.
- Eritrea: 14 giornalisti in carcere, in un paese con una delle peggiori reputazioni per la libertà di stampa.
- Hong Kong: 11 giornalisti detenuti, in una realtà sempre più controllata dalla Cina.
Segue una lista di paesi con numeri minori di giornalisti incarcerati, che include Tajikistan (8), Afghanistan (7), Bahrain (6), e Tunisia (6). Anche nazioni come l’India (5 detenuti) e il Bangladesh (5) riflettono un preoccupante incremento della repressione.
In particolare di questi: ostaggi ad oggi 55; dispersi: 96
Un quadro allarmante
Come abbiamo potuto leggere dal rapporto, La Cina mantiene il triste primato di maggior carceriere di giornalisti. È particolarmente preoccupante l’aumento delle condanne severe inflitte alle giornaliste donne. Nel 2023, sei delle otto condanne più lunghe sono state emesse contro donne, tra cui Elaheh Mohammadi e Niloofar Hamedi in Iran, condannate rispettivamente a 12 e 13 anni di prigione, e Maryna Zolatava e Liudmila Chekina in Bielorussia, con pene che variano dai 10 ai 12 anni.
Queste cifre evidenziano un crescente utilizzo della detenzione arbitraria come strumento per reprimere la libertà di stampa in numerosi paesi. Negli ultimi cinque anni, almeno un giornalista è stato incarcerato in relazione al proprio lavoro in 86 nazioni, dimostrando l’enorme portata di questa problematica.
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