Meta si adegua all’era Trump: disinformazione e bufale a go-go sui social di Zuckerberg?

Meta si adegua all’era Trump: disinformazione e bufale a go-go sui social di Zuckerberg? Si, ma occhio a postare un capezzolo.

Mark Zuckerberg ha deciso di togliere i freni alla giostra social, lasciando che la disinformazione danzi libera e scatenata. Il programma di fact-checking, lanciato nel lontano 2016, finisce in soffitta. Al suo posto? Un sistema di crowdsourcing che fa tanto “Community Notes” di Elon Musk. Funzionerà? Spoiler: probabilmente no. Ma c’è di più. Quando Trump perse le elezioni, Zuckerberg lo bandì dai social di Meta in seguito agli eventi del 6 gennaio 2021, distinguendolo come uno dei pochi, se non l’unico leader mondiale, a essere punito con una censura così severa. Nemmeno dittatori o capi di Stato autoritari avevano ricevuto lo stesso trattamento. Ora, con il ritorno di Trump sulla scena politica, Zuckerberg potrebbe temere il contraccolpo: sarà stato un caso il versamento di un milione di dollari alla festa del suo insediamento? Intanto, possiamo prepararci a vedere Meta infestata di bufale come se non ci fosse un domani. Ma attenzione: osate postare un capezzolo femminile, e la censura resterà inflessibile. Perché certe priorità non cambiano mai.

Zuckerberg Meta disinformazione e bufale: l’era di Trump è già cominciata

Prima un po’ di contesto, che fa sempre bene. Ricordate quando Zuckerberg si presentava al Senato con quella faccia da bravo ragazzo, promettendo di proteggere Facebook dalle fake news? Bene, dimenticatelo. Ora sembra più vicino a Trump che a qualsiasi idea di controllo. Ha nominato Joel Kaplan, un lobbista repubblicano, a capo degli affari globali. Non contento, ha portato nel consiglio Dana White, amicone di Trump e boss dell’UFC. La visione condivisa? Una piazza social senza regole, dove i contenuti si autoregolano come se fossero dotati di un’improbabile coscienza collettiva.

Elon Musk, dal canto suo, ha sempre spinto per un laissez-faire digitale. Twitter, o meglio X, è il manifesto del citizen journalism: “tutti giornalisti, tutti liberi, tutti matti”. Peccato che il Center for Countering Digital Hate abbia trovato un aumento dell’incitamento all’odio su X, con insulti a persone nere e transgender alle stelle. Non esattamente un successo, ma chi lo dice a Musk?

Community Notes: la democrazia o la giungla?

Meta si ispira proprio a X con il suo nuovo sistema basato sulle annotazioni pubbliche. Gli utenti possono aggiungere note ai post, ma solo se supportate da fatti e dati verificabili. Suona bene, no? Eppure, il rischio è che si trasformi in una gara a chi urla più forte. Gli algoritmi di Meta valuteranno la “diversità di opinioni” per approvare le annotazioni. Detto così, sembra un’idea da Nobel. Ma nella pratica, chi garantisce che non diventi un’arena per gladiatori digitali?

Il problema, dicono gli esperti, è che queste soluzioni non affrontano la radice del male: il modello di business delle piattaforme. Duncan Watts, in un articolo su Nature, lo spiega chiaramente: «Non sono le fake news il problema. È il sistema che incentiva la disinformazione a farla da padrone».

Fact-checking: una promessa mancata

Secondo Walter Quattrociocchi (professore ordinario presso il Dipartimento di Informatica dell’Università “La Sapienza” di Roma), il fact-checking non ha mai funzionato. Peggio, ha spesso rafforzato la polarizzazione e le echo chamber. L’illusione che correggere una bugia la faccia scomparire è, in fondo, il vero problema. Il pubblico, ormai diviso in tribù digitali, non vuole la verità. Vuole conferme, applausi e bandiere al vento.

Zuckerberg Meta disinformazione e bufale: Metabigottismo

Meta sta spingendo il pedale del laissez-faire, ma forse non è solo una questione di saggezza collettiva: Zuckerberg sembra aver capito che le bufale pagano. E non poco. Da anni, infatti, la piattaforma è terreno fertile per vere e proprie truffe online, spesso accompagnate da immagini manipolate che scimmiottano la grafica di giornali prestigiosi, ma che puntano a link fuffa. Si potrà odiare, insultare, spargere bufale in rete, dedicarsi alla pedofilia e alle truffe on line tutto ben tollerato. Ma attenzione: provate a postare un capezzolo femminile, e il ban sarà immediato. Gli USA restano la patria del bigottismo più ipocrita mai esistito. Niente capezzoli, siamo Meta.

Giovanni Scafoglio

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