Marzo 4, 2021
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

“Sono Simone Antonino Copani, ho diciannove anni e sono nato a gennaio in una cittadina catanese. Mi considero un fotografo amatoriale e sono autodidatta.”
Nell’approcciarsi al mondo di Simone ci si ritrova ad affrontare un palcoscenico teatrale, musicale, circense. Un volto truccato, quasi sempre utilizzato per impersonare l’altro se, l’altro da se.
Questo senso duplice di svelamento e occultamento è qui ribaltato: il volto trasfigurato, dipinto, ma sempre riconoscibile, svela le emozioni più intime dell’autore/attore enfatizzando emozioni in cui tutti noi possiamo ritrovarci, quelle stesse emozioni spesso trattenute, controllate; quelle emozioni che portano a riflettere sulle proprie azioni e interazioni sociali, di esprimere un giudizio, di avere una percezione sociale degli altri e di sé stessi.

“Iniziando a scattare autoritratti ho capito che le foto possono aiutarmi non solo a ricordare ma anche a comunicare. Non potrò mai dimenticare quel periodo, era un momento buio della mia vita ed era forte il desiderio di esprimermi, dal primo giorno in cui ho iniziato a scattarmi delle fotografie, ho intrapreso un vero e proprio viaggio dentro me stesso. Tutte le immagini da me prodotte sono frutto di un intenso studio all’interno di me stesso, ogni foto rappresenta una parte di me.
Mi piace definire la mia fotografia “introspettiva” perché ciò che raffiguro emerge dal mio inconscio.
La maggior parte delle mie fotografie ritraggono delle sensazioni o delle emozioni, tra cui la rabbia, il terrore, l’angoscia.
Sono sensazioni che tutti noi proviamo e che strisciano dentro le nostre menti, pronte a prenderne il controllo.
È affascinante, secondo me, il modo in cui certe emozioni riescano a prendere il sopravvento sull’essere umano. È proprio questo che rappresento nella maggior parte dei miei scatti, l’uomo in balia della propria disperazione, che impotente, si guarda logorarsi.
Le quotidiane sensazioni come l’insicurezza, la tristezza e la paura, nelle mie immagini, si amplificano, trasformandosi in mostri, mostri che accolgo dentro di me ed immortalo grazie alla tecnica dell’autoritratto.
Credo sia un processo molto potente quello dell’accettazione delle proprie paure e della loro raffigurazione, è un lavoro di consapevolezza e connessione con se stessi”

L’impatto visivo è immediato, potente, incisivo;
“Urli muti” che riecheggiano nel nostro subconscio, che esplodono in un fragoroso silenzio visivo.
Simone riesce a portare il fruitore all’interno dell’immagine, si percepisce il sapore della paura, l’odore dell’angoscia, il tocco della sofferenza, il suono della catarsi, la sua abilità interpretativa rende partecipi; difficile rimanerne indifferenti.

Menzione “creatività” con lo scatto “Rottura della suddivisione di genere”. al concorso fotografico chiamato “Frontiere

Ida Marinella Rigo

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