Maggio 14, 2021
A ECORANDAGIO ospitiamo e formiamo i giornalisti di domani

Mai nella mia vita avrei pensato di vivere un’epidemia.

“3, 2 1, Buon annoooo! E che il 2020 sia meglio del 2019!” dicevamo la notte del 1 gennaio ridendo. Il 2019 è stato un anno da dimenticare. In famiglia ci scherzavamo su dicendo che il 2020 non sarebbe mai potuto essere peggio del 2019. Poi è arrivato il coronavirus. Genitori, zii, nonni e fidanzati in panico, ma per me non era nulla di serio: lo vedevo come una maniera qualunque di promuovere il razzismo verso certe etnie. Ero tra gli scettici: un mese fa all’aeroporto di Fiumicino mi vergognavo di mettere la mascherina.

Una mia amica cinese mi raccontava di come la sua famiglia in Cina fosse bloccata in casa, mi parlava dei turni al supermercato e degli ospedali sovraffollati. Mi sembrava una realtà così lontana dalla mia. Come quando vedi al telegiornale l’uragano in Indonesia e pensi che a te non succederà mai.

E ora eccomi qui: chiusa in casa da giorni, con la poltrona che ha preso la forma del mio sedere. C’è dell’ironia in tutto questo, perché, sempre un mese fa, mi sentivo sopraffatta dagli esami e l’unica cosa che volevo era chiudermi in casa e rilassarmi un po’. Un’altra cosa che desideravo era avere più tempo per recuperare certe lezioni che avevo perso. Ah, che gentile l’universo, in un modo o nell’altro mi accontenta sempre!

Quindi cosa faccio in questi giorni chiusa in casa? Beh, non saprei se condividere le cronache della mia prigionia, in realtà sono alquanto noiose. Ho sempre odiato la routine e ora mi sento costretta. A parte far finta di studiare, litigare con i miei e con mia sorella, mangiare, guardare serie, leggere e dormire non faccio molto. Insieme a mia mia sorella non l’abbiamo presa troppo male: lei sta tutti i giorni a giocare con la Wii o a leggere i manga mentre io non ho scuse per rimandare lo studio. Inoltre ho tanto tempo per pensare.

Ringrazio internet, senza sarei perduta. Mai come ora è uno strumento potentissimo: è ottimo per studiare, giocare, chiamare le persone, perdere tempo, rimanere informati eccetera. E finalmente i miei professori sono stati costretti ad imparare come usarlo, il che non guasta per niente. Dal canto mio, devo imparare qualcosa, e cioè a non annoiarmi: un bell’ allenamento per la fantasia. Devo anche imparare a convivere con la mia famiglia, il che sinceramente non è così facile.

Per quanto riguarda il mondo esterno, direi che mi manca, eccome. Voglio uscire di casa, amo il sole e mi manca il mare. Sono una fuorisede e dove studio io non c’è il mare. Lo sogno la notte e quando torno a casa mia non vedo l’ora di vederlo. Adesso ce l’ho ad un palmo dal naso ma non posso toccarlo perché sono tenuta in ostaggio. Nei momenti in cui non sono nervosa o arrabbiata (pochi), ci penso su e apprezzo molto di più queste cose. Diamo troppo per scontato ciò che ci circonda.

Sul piano psicologico, in questo periodo mi sento molto confusa. Qualche volta mi fermo e guardo il vuoto perché non mi sembra vero. Ho passato momenti di estrema rabbia, ma non dovuti al virus in sé per sé, quello per me è un mero background. Paura per me stessa non ne ho mai avuta, forse per mio padre che non sta tanto bene un pochino. Ma come ho detto, sono sempre stata scettica.

In conclusione, lo so bene che l’impatto del virus sul mio paese è stato devastante, ma vedo forza intorno a me.  Se c’è una cosa che il coronavirus mi ha insegnato è quanto sono fortunata: mamma ha un lavoro statale, papà ha una pensione e io sto bene. Non tutti possono dire la stessa cosa. Penso a chi è stato licenziato “per il momento” o a chi è rimasto bloccato in un posto in cui non ha davvero nessuno, o ancora a chi ha perso l’occasione di una vita. Ma penso anche alle cose meno importanti, come i fidanzati che non possono vedersi e i fumatori in crisi di astinenza perché bloccati in casa dai genitori.

Mi vergogno abbastanza di come ho preso questa situazione, forse mi lamento fin troppo. I lati positivi sono più di quelli che crediamo. E poi non sto spendendo un euro: tra un po’ sarò ricca!

Elsa Buonocore

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