Maggio 25, 2022
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Mercoledì 9 marzo c’è stato il primo via libera per lo Ius Scholae, una proposta di legge che prevede il riconoscimento della cittadinanza italiana per tutti quei minori stranieri nati in Italia, o che hanno fatto ingresso in Italia entro il dodicesimo anno d’età, e che qui abbia frequentato almeno 5 anni di uno o più cicli scolastici. Questo è un grande passo avanti, visto che nel nostro territorio nazionale si è da sempre ottenuta la cittadinanza italiana tramite lo Ius Sanguinis che prevede il conseguimento della cittadinanza italiana solamente se almeno uno dei due genitori già la possiede.

Oggi, In Italia, sono 877 mila gli studenti senza cittadinanza italiana.

Di seguito, alcuni dati circa le acquisizioni della cittadinanza italiana e i minori senza quest’ultima:

  • nel 2020 le acquisizioni da parte di cittadini stranieri residenti in Italia sono 132.736, cioè +4,5% rispetto al 2019 (dati fondazione ISMU);
  • tra il 2012 e il 2018 c’è stato un +15,6% di minori con cittadinanza non italiana (dati elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat);
  • La maggior parte dei minori senza cittadinanza italiana risiede nel centro-nord e nelle grandi città (dati elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat).

La proposta è arrivata da parte del presidente della Commissione Affari costituzionali del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Brescia. Costui ha trovato favorevoli anche i voti del Pd, Leu, Italia Viva, e come voti contrari la Lega e Fratelli d’Italia. Persino Forza Italia si è dimostrata favorevole, come evidenziato anche dalle parole della deputata del partito, Renata Polverini, la quale, sui giornali, ha espresso il suo pensiero contrario a quello dei leader di Fratelli d’Italia e della Lega:

Questi bambini sono italiani, chi lo nega è contro la Storia. Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono genitori, vadano davanti alle scuole e guardino i compagni dei loro figli. Anche se sono di pelle scura condividono tutto

Il fatto che anche Forza Italia abbia votato diversamente rispetto agli altri partiti di centrodestra fa pensare positivamente. Fa pensare che si possa davvero conferire allo Ius Scholae un testo di base solida da proporre successivamente alla Camera e al Senato.

Lo Ius Scholae ha la possibilità, in questo modo, di dare la cittadinanza italiana a tutti quei ragazzi che attraverso lo Ius Sanguinis, cioè il diritto basato sui legami di sangue, (in vigore dal 1992) non la otterrebbero. Infatti, quest’ultima lega automaticamente i bambini alla condizione dei genitori stessi, ai quali potrebbe scadere da un momento all altro il permesso di soggiorno.

In altri paesi è presente un’altra legge, lo Ius Soli (“legge del suolo”). Quest’ultima, in realtà, per ogni stato ha delle diversificazioni e negli Stati Uniti, ad esempio, è il principale mezzo con cui acquisire la cittadinanza nazionale. Quando si parla di Ius Soli la questione è un pochino più complicata poiché, in questo caso, la cittadinanza la possono ottenere solamente i minori in diverse circostanze: i figli di apolidi (persone emigrate all’estero che non hanno nessuna cittadinanza), i figli di ignoti e i figli che non seguono la cittadinanza dei genitori.

Anche in Italia c’è stata una proposta simile allo Ius Soli nel 2015 che, però, venne bocciata per i voti non sufficienti. Giuseppe Brescia, nel suo testo riguardante lo Ius Scholae non ha fatto alcun riferimento allo Ius Soli proprio per trovare un consenso maggiore in parlamento. Nonostante questo, alcune voci di centrodestra, dicono che lo Ius Scholae sia soltanto uno <<ius soli mascherato>>, come asserito dal leghista Igor Iezzi.

La scuola vuole rappresentare un “potente fattore di integrazione” come affermato da Brescia stesso, ecco perché ‘Ius Scholae’.

Fino ad oggi ogni tentativo di riforma di questo tipo è stato, purtroppo, fortemente influenzato da strumentalizzazioni politiche e dalla propaganda. Questo, sfortunatamente, non ha portato a alcun cambiamento. Ciò che ora si propone attraverso lo Ius Scholae è un testo semplice che punta a rovesciare il paradigma e che non sia oggetto di manipolazioni.

La nuova proposta di legge, in particolare mira a modificare il testo più severo dello Ius Sanguinis, presentando cinque diverse proposte. Questo voto iniziale da parte della Commissione rappresenta, chiaramente, solo un primo passo. Si vedrà, più avanti, quale sarà la decisione finale per conto di entrambe le aule parlamentari.

L’obiettivo è di procedere nella direzione del pragmatismo, che permetta di compiere un importante passo avanti sulla questione dei diritti, dei doveri e dell’integrazione.

Come per ogni proposta di legge, anche qui la strada non è spianata e i tempi sono lunghi. Per questo motivo, Matteo Mauri, deputato e ex viceministro dell’interno, in un intervista di Fanpage ha dichiarato di voler accelerare i tempi il più possibile, poiché c’è bisogno di questa legge adesso. Mauri ha anche affermato che nel raggiungimento di questo si deve partire anche da un nodo culturale e, aggiunge, <<bisogna eliminare tutto l’aspetto di contrapposizione ideologica che si è costruito in questi anni sul tema dell’immigrazione, sganciando completamente il tema cittadinanza>>.

Si spera che lo Ius Scholae abbia, infine, un esito concreto. Lo si deve a quella grande fetta di bambini e ragazzi che frequentano le scuole italiane ma che non sentono ancora di avere il diritto di considerarsi italiani.

Alexa Panno

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