Maggio 14, 2021
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Restrizioni sui social: censura o moderazione? Me lo sono chiesto quando ossevavo Ad un tavolo del bar più popolare della città cinque ragazze.

–  Vi dicevo, – dice la ragazza con la maglietta verde chiaro – li ho dovuti silenziare! Parlavano a voce talmente alta che non riuscivo a sentire nulla di quello che mi dicevi al telefono, Gram…

– Hai fatto bene, Watsy. In effetti non riuscivo a sentire nulla, c’era un tale fracas… – Gram si interrompe e guarda oltre il loro tavolo, in direzione di una ragazza appena entrata con indosso una maglietta trasparente e nulla sotto. – Ragazze, chiudete gli occhi! – esclama Gram, che, allarmata, poggia la sua tazzina di caffè sul piattino. Poi si alza in piedi. – Devo intervenire, quella non può andare in giro così… e se la vedono dei bambini?

Anche le altre si girano verso la ragazza appena entrata. Gram intanto si fionda verso di lei, si toglie la sua felpa rosa e cerca di coprirla.

Ma che fai??? Toglimi questa felpa!

– Devi coprirti! – insiste Gram.

Le due iniziano a litigare e tutto il locale si gira a guardarle. A quel punto interviene Clubby, che schiocca le dita. Improvvisamente, dalla bocca della ragazza mezza nuda non esce più alcun suono, poi arrivano dei bodyguard e la scortano fuori dal locale.

– Grazie Clubby – dice Gram tornando al tavolo. Intanto le altre persone nel locale cominciano a protestare per l’accaduto. Alcuni di loro cominciano a gridare e insultare. – Questa è censura! – urla uno. – Ma che stro*** che siete! – fa un’altra.

Ma le ragazze rimangono impassibili e si girano tutte verso Tweety e Faceby, in attesa di una loro reazione. Tweety, che non passa inosservata con i suoi capelli celesti tagliati corti, muove la mano da sinistra verso destra, con un gesto convinto. A quel punto, sulle facce di coloro che pronunciavano insulti un momento prima, compaiono delle cerniere che si chiudono tutte insieme, facendo calare il silenzio nel locale.

Poi interviene Faceby, che batte tre volte le mani. – Questo è un segnale per i miei uomini: faranno in modo che le notizie riguardo quello che è accaduto in questo bar siano selezionate e verificate.

Watsy batte il cinque a Tweety e Faceby. – Così si fa!

*SIGLA DA CARTONE ANIMATO*

A chi di voi piacerebbe avere i poteri magici di Watsy, Clubby, Tweety, Gram e Faceby?

Siate sinceri: di certo semplificherebbero la vita di tutti i giorni.

In un certo senso esistono già, perché i social applicano questi “poteri” tutti i giorni. E legalmente possono farlo.

È giusto filtrare, coprire, eliminare, silenziare, omettere sui social?  

Alcuni dicono di sì, per evitare di urtare la sensibilità di molti e per limitare gli scontri. Quindi, nell’inserire queste regole, le intenzioni di fondo sono buone. A volte questo “controllo” fa piacere ai più (si prenda il caso Donald Trump o il caso dei gruppi neonazisti bloccati). Inoltre, spesso è necessario bloccare utenti che violano la privacy di altri utenti o, nel peggiore dei casi, che minano la loro sicurezza.  

Restrizioni sui social: censura o moderazione?

C’è chi urla “censura”. Le restrizioni applicate dai social possono passare facilmente per censura, ma si tratta solo di moderazione. La differenza tra le due consiste nel fatto che la moderazione, a parte avere scopi ben definiti, si basa su regole chiare, create da persone che con la loro proprietà (per esempio Facebook è la proprietà di qualcuno) possono fare quello che vogliono. Se a qualcuno non stanno bene le regole di un determinato social non è obbligato a farne parte.  

La censura vera e propria entra in gioco quando un contenuto viene oscurato o rimosso senza aver violato le regole della piattaforma.

Esistono tanti altri temi che magari sono censurati perché possono creare disagio a persone singole, per esempio quelli legati a traumi o disturbi psicologici. Twitter ha introdotto ormai da tanto tempo il trigger warning, che, a mio avviso, è utile a breve termine, ma peggiora il problema a lungo termine. Insieme alla personalizzazione dei contenuti visualizzati praticata ormai da tutte le piattaforme, il trigger warning contribuisce a rendere i social luoghi sempre più distanti dal mondo reale. Nel mondo reale non posso oscurarmi la vista se vedo un ragno e sono aracnofobico, non posso mettere muto alle persone, non posso cancellare un commento che ho fatto: quello che ho detto ho detto. I social ci insegnano sempre di più a scansare i problemi invece che affrontarli.

Credo molto nella libertà di espressione e non sono necessariamente d’accordo con tante delle regole di moderazione dei social. Così come non sono d’accordo su tante leggi esistenti. Allo stesso tempo, sono pienamente convinta che un mondo senza regole non possa durare molto. Un paese senza leggi è divertente i primi due giorni, poi collassa.

Se potessi inventare le regole dei social, inserirei solo quelle volte a non incitare o promuovere odio e violenza. Eviterei di censurare l’arte in tutte le sue forme (a meno che non venga fatto del male a qualcuno con il proposito di creare arte).

Trovo ridicolo censurare la nudità, specialmente quando vengono oscurate o rimosse opere d’arte come fotografie o video, ma poi quadri rinascimentali pieni di corpi nudi vengono lasciati così come sono. Tanti temi, specialmente sesso e nudità, dovrebbero essere normalizzati, anzi, se ne dovrebbe parlare di più e informare le persone.

In sintesi, i social sono pieni di contenuti interessantissimi e non smetterò di usarli, ma mai penserò che siano il luogo ideale per esprimere le mie idee liberamente e mai penserò che siano lo specchio della realtà.    

Elsa Buonocore

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