Maggio 14, 2021
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Prima di scrivere ho avvertito la necessità di fare qualche ricerca sul protagonista di questo articolo, il tanto osannato Principe Azzurro
Per l’occasione ho anche studiato la pagina Wikipedia dedicata al personaggio.  Alla voce “usi metaforici” segue una breve descrizione:

 <<L’appellativo “principe azzurro” viene spesso usato nel linguaggio comune per indicare l’uomo perfetto (bello, sincero, romantico), che ogni donna vorrebbe come marito o fidanzato>>.

Studio linguistica. Da quando ho intrapreso questo percorso universitario sono ancora più attenta alle cose che leggo e mi pongo più domande sulla scelta delle parole usate. Riguardo la descrizione sopracitata, sono stata colpita da una parola nello specifico: PERFETTO

Dobbiamo ammettere che oggigiorno lo stereotipo del principe azzurro è stato affiancato da nuovi personaggi letterari quali bad boys, imprenditori multimilionari, vampiri e chi più ne ha più ne metta. Ma in cosa differiscono? 

Il principe azzurro è perfetto per antonomasia. 

Gli altri sono descritti come perfetti nelle loro imperfezioni. Il punto, però, è che il concetto finale non cambia: nel partner bisogna cercare la perfezione, che sia essa comune o singolare.

La domanda che deve mettere in crisi questo falso mito è una: chi si considera davvero perfetto? E quanta noia c’è nella perfezione? Quanto è noioso incassare sempre tutti i colpi allo stesso, identico, immutato modo? La perfezione implica anche la prevedibilità, che a sua volta è dannosa in un rapporto. 

Immaginate di avere al vostro fianco un partner bellissimo per il quale siete l’unica priorità

Immaginate le belle parole che usa ogni mattino per dirvi che siete speciali, che per l’ennesima giornata è ai vostri piedi, che non contraddirà mai ciò che affermerete perché incredibilmente buono, perché troppo gentile, perché così preso da voi da giungere alla conclusione che no, non avrete mai torto.
Alle mie orecchie suona come una condanna in stile The Truman Show.

La parte più bella di un rapporto è proprio l’imperfezione.

E’ importante confrontarsi con qualcuno che faccia valere le proprie idee e col quale crescere, qualcuno che sappia sbagliare, qualcuno col quale, come dice Brunori

<< è anche bello trattarsi un po’ male, dormire di schiena per poi farsi abbracciare>>.

Sia ben chiaro, non sto denigrando tutti gli uomini romantici, simpatici e sinceri. Sto solo dicendo che nessuno è perfetto, che nessuno ha solo lati positivi e che non sono solo quelli ad alimentare l’attrazione. Le favole ci hanno sempre insegnato a vedere gli aspetti “fiabeschi” nel partner, ma è sbagliato, così come è sbagliato cercare la perfezione assoluta perché non esiste. 

Nessuna di noi desidera per davvero un uomo in calzamaglie con tanto di cavallo bianco e capelli cotonati, così come nessuna di noi desidera per davvero un uomo in giacca e cravatta con un auto da cinquecento cavalli.
E’ bene far maturare in noi l’idea che gli standard letterari non sono punti di riferimento validi, pena la “sindrome del principe azzurro”.

Alan Johnson, maestro e terapeuta di Minneapolis, ci spiega meglio di cosa sia la sindrome del principe azzurro

In primis, è utile osservare un fattore molto importante: non riguarda solo le donne. Sembrerebbe infatti che la sindrome del principe azzurro abbia effetti negativi anche sui soggetti maschili più deboli.
Mi spiego meglio: avete presente l’esempio che ho fatto prima? Bene. Un uomo del genere può esistere. E’ un uomo che soffre della sindrome del principe azzurro.
Nei soggetti femminili essa si mostra nella ricerca spasmodica di un uomo che, per farla breve, deve spuntare una lista di caratteristiche necessarie affinché sia “perfetto”.
Nei soggetti maschili essa si mostra nella necessità di impressionare la propria “principessa” e di non rovinare la relazione, anche a costo di accettare qualunque decisione venga presa dall’altra metà della mela.

La questione non va sottovalutata, perché da un punto di vista medico una “sindrome” è definita come una situazione clinica particolare in un individuo.

La ricerca ossessiva della perfezione, in sintesi, potrebbe diventare una vera condanna all’infelicità, una vera malattia.

Un metodo alternativo, che alle mie orecchie suona interessante, è provare a cercare i partner come quando si compra un libro “al buio”. L’avete mai fatto? Sono libri completamente incartati. Non si sa molto se non il genere letterario e le caratteristiche principali. (Insomma, non vi sto dicendo di fermare il primo passante che incontrate per strada!)
Ecco. Immaginate di abbandonare preconcetti sullo scrittore, sulla copertina, su tutto ciò che è superficiale.

Avete questo libro anonimo tra le mani e andate a casa, lo scartate e scoprite che la copertina è davvero carina. Magari il font usato per il titolo non vi piace, ma in quel contesto è adatto.
Lo scrittore non lo conoscete, ma la prima pagina è entusiasmante e perciò proseguite nella lettura. Arrivate all’epilogo col fiato sospeso e gli occhi stanchi perché non avete potuto fare a meno di tenerli incollati alle parole che stavate leggendo. Realizzate che è uno dei libri più belli che abbiate mai letto nonostante l’anonimato, nonostante la paura che avrebbe potuto non piacervi. Quella descrizione inziale un po’ scialba, quelle poche caratteristiche a voi note, si svelano riduttive.

E’ questo che intendo: a volte nei luoghi più inaspettati giacciono tesori incredibili.

Potreste obbiettare e chiedermi: “E se il libro non mi piacesse?”. Vi direi: “Fate tesoro della morale e della storia letta. Traetene un insegnamento. Poi, se vi va, provate a leggerne un altro”.

Maria Francesca Ruscito

Leggi anche: Sappiamo cosa cercare e cosa aspettarci dall’amore?

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