In Iraq il parlamento sta per legalizzare l’abuso sessuale sui minori

In Iraq il parlamento sta per legalizzare l'abuso sessuale sui minori, vuole rimettere le questioni familiari ai tribunali religiosi. Spose Bambine

In Iraq stanno per legalizzare l’abuso sessuale sui minori. Il Parlamento di Bagdad, vuole rimettere le questioni familiari ai tribunali religiosi, che potrebbero costringere bambine di appena 9 anni a sposarsi

In Iraq il parlamento sta per legalizzare l’abuso sessuale sui minori

In Iraq, il dibattito sulla Legge sullo status personale ha acceso polemiche e preoccupazioni internazionali. Le proposte di modifica, discusse nel settembre 2024, prevedono l’abolizione dell’età minima per il matrimonio, attualmente fissata a 18 anni, permettendo potenzialmente il matrimonio di bambine a partire dai nove anni. Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani hanno lanciato un allarme, sottolineando come queste modifiche aggraverebbero la discriminazione di genere, esponendo le bambine a matrimoni forzati e alle gravi conseguenze fisiche e psicologiche delle gravidanze precoci. La situazione è ulteriormente complicata dalla decisione della Corte Suprema Federale dell’Iraq, che ha dichiarato le proposte conformi alla Costituzione, sollevando forti critiche da parte della società civile e di osservatori internazionali.

Le proposte di modifica: un raccapricciante passo indietro per i diritti umani

Le modifiche alla Legge sullo status personale, avanzate da una coalizione di partiti conservatori, mirano a trasferire ai consigli religiosi il potere di stabilire codici propri in materia di matrimoni, divorzi ed eredità. Ciò eliminerebbe il principio di uguaglianza di genere sancito dalla legislazione attuale, rendendo le donne ancora più vulnerabili. In caso di divorzio, ad esempio, le donne perderebbero il diritto a rimanere nella casa coniugale e a ricevere supporto economico dall’ex marito, riducendo drasticamente le tutele attualmente garantite.

Amnesty International ha evidenziato che queste modifiche violano i trattati internazionali firmati dall’Iraq, come la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne e la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Secondo Razaw Salihy, ricercatore di Amnesty, queste proposte rappresentano una minaccia concreta ai diritti delle donne e delle bambine, esponendole a violenze strutturali e privandole di una base giuridica per la protezione dei loro diritti fondamentali.

Nonostante il parere favorevole della Corte Suprema, le modifiche incontrano una forte opposizione interna ed esterna

Gruppi per i diritti delle donne, organizzazioni internazionali e attivisti locali hanno denunciato il rischio che queste misure possano legittimare abusi come i matrimoni forzati e amplificare la discriminazione di genere già radicata nella società irachena. Le bambine, in particolare, sarebbero le più colpite, con effetti devastanti sulla loro istruzione, salute e futuro.

Tentativi simili di modificare la legge erano già stati avanzati nel 2014 e nel 2017, ma erano falliti grazie alla mobilitazione della società civile e alla pressione internazionale. Tuttavia, la decisione recente della Corte Suprema potrebbe creare un precedente preoccupante, rendendo più difficile bloccare iniziative future che mettano a rischio i diritti umani fondamentali. Se queste modifiche venissero approvate, non solo rappresenterebbero un duro colpo per i diritti delle donne e delle bambine in Iraq, ma invierebbero anche un segnale negativo ad altri paesi della regione, normalizzando pratiche contrarie ai principi del diritto internazionale.

Ginevra Leone

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