Ci sono guerre che non vedremo mai nelle prime pagine, volti che non appariranno su cartelloni di campagne solidali, bambini che non diventeranno simboli di nulla. Non perché le loro vite siano meno tragiche, non perché le loro morti siano meno ingiuste. Semplicemente, il loro dolore non è instagrammabile. Non c’è niente di glamour nel morire senza un hashtag, senza una narrativa polarizzante che possa spingere milioni di persone a schierarsi, indignarsi, e, per cinque minuti, sentirsi parte di qualcosa. Eppure non si contano le guerre dimenticate attualmente in essere.
Queste sono le guerre dimenticate, quelle che non entrano nei talk show o nei feed di TikTok, perché non soddisfano i requisiti di una buona storia
Niente cattivi facili da odiare, poteri forti o nuovo ordine mondiale costituito. Niente ideologie comode da sposare, niente immagini spettacolari di città in fiamme che possono essere remixate in un video emozionale con musica strappalacrime. Non polarizzano, non vendono giornali, non fanno clic. Non importa quante vite spezza, quanti sogni distrugge. Se non fa tendenza, non esiste. E chi non esiste non merita nemmeno la nostra indignazione prêt-à-porter.
Le guerre dimenticate attualmente in atto
Guerra Civile in Siria
- Periodo: dal 2011 a oggi.
- Vittime totali (stime):
- Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) e fonti ONU, oltre 500.000 morti in 12 anni di conflitto (alcune fonti arrivano a 600.000, includendo morti indirette).
- Vittime civili (stime):
- Circa la metà dei morti sarebbero civili (250.000–300.000). Il dato resta molto controverso e difficile da verificare.
- Bambini morti o feriti (stime):
- UNICEF riporta “decine di migliaia” di bambini uccisi o gravemente feriti. Inoltre, oltre 2,5 milioni di minori sono rifugiati all’estero e moltissimi altri sfollati interni.
Guerra civile in Yemen
- Periodo: 2014-2015 (inizio offensiva Houthi) – in corso.
- Vittime totali (stime):
- Rapporti ONU (UNDP) e altre fonti suggeriscono che, contando morti dirette e indirette (fame, malattie), si superino i 300.000–350.000 decessi totali. Alcune stime arrivano a 370.000+.
- Vittime civili (stime):
- La maggior parte delle vittime – per malnutrizione, epidemie (colera) e bombardamenti – è costituita da civili.
- Bambini morti o feriti (stime):
- Migliaia di minori uccisi o feriti in attacchi e scontri (stime UNICEF: tra 3.000 e 11.000), ma i numeri reali potrebbero essere superiori. Milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta.
Conflitto in Sudan
- Periodo: aprile 2023 – in corso, fra Esercito sudanese (SAF) e Forze di Supporto Rapido (RSF).
- Vittime totali (stime):
- In pochi mesi, l’ONU e ONG locali parlano di migliaia di morti (tra 5.000 e 9.000) e decine di migliaia di feriti. Cifre incomplete a causa dell’accesso limitato agli osservatori.
- Vittime civili (stime):
- Molte delle vittime sono civili, specialmente nelle zone di Khartoum e Darfur.
- Bambini morti o feriti (stime):
- Fonti umanitarie parlano di centinaia di bambini coinvolti (uccisi, feriti, gravemente malnutriti), ma non esistono dati consolidati.
Conflitti in Etiopia (Tigrè e altre regioni)
- Periodo: novembre 2020 nel Tigrè; accordo di pace nel novembre 2022, ma persistono tensioni e scontri altrove.
- Vittime totali (stime):
- Alcune stime (non verificate ufficialmente) parlano di centinaia di migliaia di morti (200.000–600.000) combinando i combattimenti diretti e le morti per fame/malattie.
- Vittime civili (stime):
- Molteplici denunce di massacri, violenze etniche e blocco degli aiuti. Non esistono cifre definitive.
- Bambini morti o feriti (stime):
- UNICEF indica migliaia di bambini morti o gravemente malnutriti. Purtroppo, mancando un accesso capillare, non ci sono dati accurati.
Conflitto interno in Myanmar
- Periodo: golpe del 1° febbraio 2021, intensificazione dei conflitti etnici preesistenti.
- Vittime totali (stime):
- Difficili da verificare. L’Assistance Association for Political Prisoners (AAPP) ha registrato oltre 4.000 morti legati alla repressione e agli scontri, ma potrebbero essere di più.
- Vittime civili (stime):
- Bombardamenti aerei e offensivi nelle regioni etniche causano morti civili su base regolare.
- Bambini morti o feriti (stime):
- Svariate organizzazioni riportano centinaia di bambini uccisi o feriti, oltre a casi di reclutamento forzato. Dati incompleti a causa di restrizioni all’accesso.
Conflitti interni nella Repubblica Democratica del Congo (RDC)
- Periodo: dal 1990 in poi, con conflitti ricorrenti soprattutto nelle province orientali (Kivu Nord, Kivu Sud, Ituri).
- Vittime totali (stime):
- Le Grandi Guerre del Congo (anni ’90 e primi 2000) provocarono milioni di vittime (spesso si cita la cifra di 5 milioni, inclusi i morti per fame e malattie). Ancora oggi, migliaia di morti all’anno.
- Vittime civili (stime):
- Scontri tra esercito, gruppi ribelli e milizie locali colpiscono in primo luogo i civili (raid, violenze etniche, sfollamenti).
- Bambini morti o feriti (stime):
- Numerosi casi di bambini soldato. Migliaia di minori muoiono per violenze dirette o indirette (malnutrizione, mancanza di cure).
Conflitto in Somalia
- Periodo: dal 1991 (caduta di Siad Barre) con varie fasi, ora focalizzato sul contrasto ad Al-Shabaab.
- Vittime totali (stime):
- Difficile da quantificare in un singolo dato; si parla di centinaia di migliaia di morti complessivi dagli anni ’90. Ancora oggi, migliaia di morti all’anno legati ad attentati e combattimenti.
- Vittime civili (stime):
- Al-Shabaab compie regolarmente attacchi terroristici contro mercati, hotel, infrastrutture. La popolazione civile subisce carestie ricorrenti.
- Bambini morti o feriti (stime):
- Diversi rapporti dell’ONU parlano di migliaia di minori reclutati da Al-Shabaab o vittime di attentati e bombardamenti; anche qui i dati sono parziali.
L’elenco dei cosiddetti “conflitti dimenticati” è ampio
Tali teatri di guerra e scontri che non fanno notizia sui media internazionali ma che mietono vittime e generano sofferenze estreme per intere popolazioni. Dall’instabilità cronica in alcune aree dell’Africa centrale (dove milizie locali e gruppi armati continuano a combattersi per il controllo di risorse e territori) alle tensioni e insorgenze radicate in varie regioni dell’Asia (talvolta coperte dalla censura o dalla semplice disattenzione mediatica), fino ai conflitti minori presenti in America Latina o altrove: tutti questi scenari condividono una grave scarsità di aiuti umanitari, difficoltà di accesso agli osservatori internazionali e un pressoché totale silenzio dell’opinione pubblica mondiale. Le conseguenze, soprattutto per donne, bambini e anziani, si traducono in violazioni di diritti fondamentali, sfollamenti prolungati, insicurezza alimentare e un impatto generazionale che rende la pace una prospettiva sempre più lontana. Ricordiamo che Anche a Natale, ogni 4,4 secondi, nel mondo muore un bambino
Ginevra Leone
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