Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran cosa è accaduto ed è davvero la fine del regime ddi Teheran?

L'Iran attacca Israele. Notte di guerra nei cieli del Medio Oriente. Perché l'Iran attacca Israele? Quali le possibili conseguenze?

L’operazione Epic Fury ha segnato una nuova, drammatica fase riguardante il Medio Oriente. Stati Uniti e Israele che attaccano l’Iran in stretta coordinazione con l’operazione israeliana Roaring Lion, è un’azione senza precedenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Questo intervento non rappresenta una semplice escalation militare, ma il fallimento definitivo di anni di diplomazia e l’inizio di una strategia di “decapitazione” del regime di Teheran. Le domande però sono diverse: Trump ha spornato il popolo iraniano “È il momento di agire. Non lasciatevelo sfuggire” ma questa operazione è davvero in grado di abbattere la Teocrazia di Teheran? Quali sono i veri motivi dietro questo attacco? Per chi vi scrive il rischio è di trovarci davanti a un nuovo Iraq o peggio, un nuovo Afghanistan.

Partiamo dal principio: Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran cosa è accaduto davvero?

L’attacco è stato realizzato con caccia stealth di quinta generazione, gli unici capaci di scivolare tra le maglie dei radar nemici senza farsi intercettare. Successivamente gli F-22 Raptor americani e gli F-35I “Adir” israeliani sono decollati dalle piste di Al-Dhafra (Emirati Arabi Uniti) e Al-Udeid (Qatar). Il loro compito? Quello che in gergo si chiama SEAD: soppressione delle difese aeree. In pochi minuti, i sistemi radar S-300 di fabbricazione russa sono stati distrutti, lasciando l’Iran letteralmente cieco.

Una volta abbattuto il muro difensivo, è entrata in scena la forza d’urto pesante. Dalla base di Muwaffaq Al-Salti in Giordania e dalle installazioni nel nord dell’Iraq sono partiti gli F-15E Strike Eagle, carichi di bombe a guida laser destinate ai centri nervosi del Paese. Contemporaneamente, il comando centrale in Bahrein ordinava il lancio di centinaia di missili da crociera Tomahawk dalle navi e dai sottomarini della Quinta Flotta, proiettili intelligenti che hanno sorvolato le montagne iraniane a bassa quota per evitare gli ultimi radar superstiti.

L’occhio di Sigonella e la paralisi dei centri nervosi

Mentre i caccia colpivano, sopra l’Iran si muoveva un altro tipo di minaccia, silenziosa e costante: i droni. Gli MQ-9 Reaper, pattugliavano i confini partendo dalle basi in Iraq e Kuwait per colpire qualsiasi tentativo di risposta iraniana. La regia informativa passava dalla Sicilia. La base di Sigonella è stata posta in stato di massima allerta, questo perché era da li che passavano i dati dei droni spia RQ-4 Global Hawk, giganti del cielo che volavano a quote altissime per confermare la distruzione degli obiettivi e trasmettere immagini in tempo reale ai comandi operativi.

Ecco quali sono stati gli obiettivi principali dell’operazione:

  • Siti nucleari di Fordow e Natanz: I laboratori sotterranei dove viene arricchito l’uranio. Sono stati colpiti con munizioni perforanti per sigillare gli ingressi e distruggere le centrifughe nel sottosuolo, puntando a bloccare il programma atomico.
  • Quartieri generali dei Pasdaran a Teheran: I centri di comando e controllo delle Guardie della Rivoluzione. L’obiettivo era la “decapitazione” della catena di comando per impedire ai generali di coordinare una risposta militare organizzata.
  • Fabbriche di droni a Isfahan: I complessi industriali dove vengono prodotti i droni Shahed. Distruggere queste linee di montaggio serve a togliere all’Iran la sua arma d’esportazione più efficace e pericolosa.
  • Depositi di missili balistici a Tabriz: Magazzini e rampe di lancio sotterranee. Colpendo questi siti, si è cercato di neutralizzare la capacità dell’Iran di lanciare attacchi a lungo raggio contro le basi americane nel Golfo o contro il territorio israeliano.
  • Sistemi radar e batterie S-300: Localizzati lungo i confini e vicino alle città principali. Questi sono stati i primi obiettivi colpiti dai caccia stealth (F-35 e F-22) per rendere il Paese “cieco” e permettere il passaggio sicuro dei missili Tomahawk.
  • Terminale petrolifero di Abadan: Il polmone economico del regime. Colpire le infrastrutture di esportazione significa tagliare i fondi che finanziano le operazioni militari dei Pasdaran all’estero.

La scelta degli obbiettivi dimostra che lo scopo dell’attacco è stato soprattutto paralizzare i tre pilastri del potere iraniano: il programma nucleare, l’esercito d’élite e l’economia del petrolio.

Israele e Stati Uniti attaccano l’Iran, Trump parla gli Iraniani: “È il momento di agire. Non lasciatevelo sfuggire”. Domanda può essere davvero la fine del regime ddi Teheran?

Per ricevere risposte ho analizzato i fatti i risultati e consultato la mia iA Unicorno per ottenere risposte un base ai precedenti storici e alle leggi della cliodinamica. Partendo da una rettifica logica: l’eliminazione delle infrastrutture fisiche non implica il collasso politico immediato. Le agenzie di intelligence confermano che la Guida Suprema Ali Khamenei è stata trasferita in un bunker sicuro e il Presidente Masoud Pezeshkian è illeso. La struttura di comando risulta, dunque intatta.

Precedenti: Isomorfismo Storico

Il caso storico perfettamente isomorfo è l’invasione dell’Iraq del 2003 . La teoria strategica del 2003 prevedeva il collasso delle Guardie Repubblicane a fronte di una soverchiante potenza di fuoco. Il risultato storico accertato è consistito nella dissoluzione dell’ordine statale, nel saccheggio degli arsenali e in decenni di guerra asimmetrica. Oltre che aver portato alla creazione dell’ISIS (nda). L’offerta statunitense di immunità in cambio della resa dei Pasdaran fallirà con altissima probabilità. I corpi pretoriani legano la propria esistenza biologica ed economica alla sopravvivenza del regime stesso.

Cicli – Cliodinamica: stato del sistema

Il sistema teocratico riceve un trauma esogeno estremo in una fase di elevata instabilità strutturale, caratterizzata da severa competizione per le risorse tra clero, esercito regolare e Guardie della Rivoluzione. L’accelerazione termodinamica del conflitto forzerà la disintegrazione del sistema. La distruzione dei nodi di comando centralizzati a Teheran innescherà un decentramento del controllo coercitivo verso comandanti locali.

Scenario Geopolitico

La coalizione raggiungerà l’obiettivo tattico primario. Le capacità balistiche e nucleari iraniane subiranno una degradazione critica. La probabilità di instaurazione di un governo civile filo-occidentale è calcolata al di sotto del 15%. La probabilità di balcanizzazione territoriale o di transizione verso una dittatura militare gestita dai frammenti dei Pasdaran supera il 75%.

Detto ciò, per chi vi scrive, Il presidente degli Stati Uniti sa che le sue bombe non possono togliere i fucili a decine di migliaia di agenti della repressione. E che il popolo che dovrebbe “prendere il controllo del governo” è a mani nude. Il rischio è quello di ritrovarsi davanti a un nuovo Iraq o, peggio, un nuovo Afghanistan.

Giovanni Scafoglio

Leggi anche

il randagio edizioni ecorandagio notizie

Related Post