La Corte Suprema della Repubblica islamica dell’Iran ha confermato la condanna a morte per il rapper Tataloo, 37 anni, con l’accusa di blasfemia. Il portavoce della magistratura, Asghar Jahangir, ha annunciato la decisione sabato scorso, affermando che il verdetto è “pronto per l’esecuzione”. Tataloo è stato arrestato in Turchia per poi essere estradato e, di fatto, consegnato ai suoi carnefici. Il tutto nel silenzio internazionale.
Iran conferma condanna a morte per il rapper Tataloo
Amirhossein Maghsoudloo – è considerato uno dei pionieri del rap nel Paese. Attivo dai primi anni Duemila, ha raccolto un enorme seguito tra i giovani iraniani grazie a uno stile musicale diretto, testi espliciti e un’estetica che si discosta dai canoni imposti dalla Repubblica islamica. La sua attività artistica ha attirato ripetutamente l’attenzione delle autorità, che hanno più volte contestato le sue pubblicazioni.
Nel dicembre 2023, Tataloo è stato arrestato in Turchia, dove risiedeva dal 2018 dopo essersi trasferito a Istanbul. In seguito alla cattura, le autorità turche hanno eseguito la sua estradizione verso l’Iran, dove il musicista è stato immediatamente incarcerato. Il processo è iniziato nel marzo 2024. In una prima fase, la sentenza lo aveva condannato a cinque anni di reclusione.
La Corte Suprema iraniana ha però annullato il verdetto iniziale, rimettendo il caso a un altro tribunale. Quest’ultimo ha aggravato la pena, comminando la condanna a morte. La Corte l’ha ora confermata in via definitiva.
Le accuse: “prostituzione”, propaganda e oscenità
Il musicista è stato imputato di diversi capi d’accusa: promozione della “prostituzione” attraverso le sue canzoni, diffusione di “propaganda contro la Repubblica islamica” e pubblicazione di “contenuti osceni”, in riferimento ad alcuni video musicali. Secondo l’impianto accusatorio, le sue opere avrebbero infranto i codici morali e religiosi su cui si basa la legge iraniana.
Tra le prove portate in aula sono stati citati brani, clip diffusi sui social e dichiarazioni pubbliche che secondo le autorità lederebbero la morale islamica e promuoverebbero comportamenti ritenuti “immorali”.
Un artista da sempre nel mirino del regime iraniano
Tataloo è stato più volte arrestato anche prima del suo trasferimento in Turchia. Il suo stile, caratterizzato da tatuaggi visibili, un linguaggio esplicito e tematiche ritenute tabù dal regime, si è scontrato frontalmente con la censura imposta agli artisti in Iran. La sua musica non è mai stata autorizzata ufficialmente, ma ha raggiunto comunque milioni di ascoltatori attraverso piattaforme digitali e social media.
È stato anche uno dei primi artisti iraniani ad adottare uno stile musicale vicino al gangsta rap, influenzato dalle produzioni occidentali, con riferimenti frequenti alla libertà individuale e alla denuncia dell’autoritarismo.
Attesa per l’esecuzione e silenzio internazionale
La conferma della pena capitale ha sollevato nuove critiche nei confronti del sistema giudiziario iraniano, già sotto osservazione per l’uso della pena di morte contro dissidenti, attivisti e artisti. Al momento, organizzazioni come Amnesty International e Iran Human Rights non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma osservatori regionali temono un’esecuzione imminente.
Secondo l’articolo 262 del codice penale iraniano, la blasfemia può essere punita con la morte, soprattutto nei casi in cui l’imputato sia ritenuto recidivo o particolarmente influente. In questo contesto, la popolarità del rapper sembra aver aggravato il giudizio delle autorità.
La Turchia sotto accusa per l’estradizione
Il ruolo della Turchia resta oggetto di critiche. Secondo attivisti e giuristi, Ankara avrebbe violato i principi fondamentali del diritto internazionale eseguendo l’estradizione verso un Paese in cui la persona rischia la pena di morte. La Convenzione ONU contro la tortura vieta in modo esplicito questo tipo di trasferimenti.
La cooperazione tra i due governi su questioni di sicurezza interna e migrazione potrebbe aver influito sulla decisione, ma il caso ha riaperto il dibattito su quanto le relazioni bilaterali influenzino la protezione dei diritti fondamentali.
La conferma da parte dell’Iran della condanna a morte rapper Tataloo è emblematico
La vicenda di Tataloo non è isolata. In Iran, cantanti, registi e scrittori affrontano regolarmente censure, arresti e divieti. Alle donne, in particolare, è vietato cantare in pubblico da sole. L’arte, la musica e l’espressione individuale continuano a essere sottoposte a controlli serrati, nel tentativo di mantenere l’ortodossia ideologica del regime.
L’attenzione internazionale potrebbe rappresentare l’unico argine per evitare un’esecuzione imminente. La storia di Tataloo è diventata emblema della tensione tra creatività e repressione, tra la voce degli artisti e il silenzio imposto da uno Stato che considera la dissidenza culturale una minaccia.
Ginevra Leone
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