Libertà per Pakhshan Aziz

Libertà per Pakhshan Aziz. La storia di Pakhshan Azizi, attivista e operatrice umanitaria iraniana ci tocca profondamente

Pakhshan Azizi, attivista iraniana condannata a morte dopo un processo ingiusto, è detenuta nel carcere di Evin. La sua colpa? Manifestare pacificamente. Per questo Ivaro chiede la sua liberazione per difendere i diritti umani. Firma ora!

La storia di Pakhshan Azizi, attivista e operatrice umanitaria iraniana, ci tocca profondamente

Azizi, condannata a morte da un tribunale iraniano dopo essere stata accusata di “ribellione”, è attualmente detenuta nel carcere di Evin a Teheran. Il suo arresto avvenne nell’agosto del 2023 in quello che Amnesty International ha denunciato come un processo “gravemente ingiusto”. Azizi, al pari di molte altre coraggiose donne attiviste, si trova in totale isolamento, sottoposta ad un regime carcerario durissimo.

Non dimentichiamo che il carcere di Evin è lo stesso dove è stata detenuta la giornalista Cecilia Sala, grazie alla quale ora tutti noi sappiamo che ci sono centinaia di donne, come Azizi, recluse in carcere solo perché hanno osato manifestare il proprio dissenso in maniera pacifica nei confronti del regime. Le parole di Sala ci incoraggiano: “Non lasciamole sole, aiutamole! Noi possiamo!”

È tempo di unire le nostre forze e chiedere che Pakhshan Azizi sia graziata e scarcerata, affermando il diritto universale alla libertà di espressione. Non possiamo permettere che la repressione e la violazione dei diritti umani continuino inosservati.

Per questa ragione, l’attenzione internazionale può fare la differenza ed ogni firma può contribuire a salvare la vita di Azizi. Chiediamo che l’attivista umanitaria iraniana Pakhshan Azizi sia graziata e scarcerata. Per favore, firmate questa petizione!

Chi è Pakhshan Aziz

Pakhshan Azizi è un’attivista per i diritti umani e assistente sociale curda-iraniana, originaria di Mahabad, nel Kurdistan iraniano. Laureata in assistenza sociale presso l’Università Allameh Tabataba’i di Teheran, ha dedicato la sua carriera al supporto di donne e bambini sfollati a causa dei conflitti nella regione. Tra il 2014 e il 2022, ha operato nei campi profughi nel nord-est della Siria e nel Kurdistan iracheno, fornendo assistenza umanitaria alle vittime degli attacchi dell’ISIS.

Il 4 agosto 2023, Azizi è stata arrestata nella casa dei suoi genitori a Teheran dal Ministero dell’Intelligence iraniano, insieme a suo padre e ad altri familiari, che sono stati successivamente rilasciati. Azizi è stata detenuta in isolamento nella prigione di Evin, dove ha denunciato di essere stata sottoposta a torture per estorcerle confessioni forzate. Le è stato negato l’accesso a un avvocato e alle visite familiari per diversi mesi.

Nel luglio 2024, il Tribunale Rivoluzionario Islamico di Teheran l’ha condannata a morte

l’accusa è di “ribellione armata contro lo Stato” (baghi), imputandole l’appartenenza al Partito per una Vita Libera nel Kurdistan (PJAK), un gruppo di opposizione curdo. I suoi legali hanno contestato tali accuse, affermando che le sue attività erano esclusivamente umanitarie e pacifiche.

La condanna a morte di Azizi ha suscitato una vasta mobilitazione internazionale. Amnesty International ha lanciato una campagna per chiedere l’annullamento della sentenza, sottolineando che le accuse contro di lei sono legate unicamente alle sue attività umanitarie.

Inoltre, diverse organizzazioni per i diritti umani hanno espresso preoccupazione per il suo caso, evidenziando le violazioni dei diritti umani subite durante la detenzione e il processo.

Il 9 gennaio 2025, Amnesty International ha rinnovato l’appello alle autorità iraniane affinché fermino l’esecuzione di Azizi, evidenziando l’ingiustizia della sua condanna e le irregolarità procedurali nel suo caso.

La situazione di Pakhshan Azizi mette in luce le difficoltà affrontate dagli attivisti per i diritti umani in Iran, specialmente quelli appartenenti a minoranze etniche come i curdi, e solleva interrogativi sulla repressione delle attività umanitarie nel paese.

Firma la petizione

Leggi anche

Related Post