Il Natale arriva come un’invasione barbarica: luci stroboscopiche che ti accecano nei supermercati, jingle banali che ti inseguono ovunque come un killer nei peggiori horror di serie B, e quell’insopportabile overdose di buonismo che fa sembrare Love Actually un film hardcore. Per non parlare dei panettoni spinti giù per la gola con sorrisi forzati. Qui niente canti da chierichetti affogati nel vin brulé. Ci ribelleremo alla tirannia del Natale con un’arma più potente di qualsiasi babbo bastardo: la musica. Ecco dieci canzoni per difendersi dal Natale.
Questa non è la solita playlist di cover jazzate di Silent Night o di popstar che mugugnano All I Want for Christmas Is You. Qui si parla di canzoni che prendono a calci conformismo e banalità, che sfidano l’ipocrisia zuccherosa e ti danno il coraggio di dire: “W il politicamente scorretto!”
Dieci canzoni per difendersi dal Natale
“Christmas Card from a Hooker in Minneapolis” – Tom Waits (1978)
Tom Waits, con la sua voce che sembra uscita da un posacenere di un bar dimenticato, sputa fuori questa lettera-canzone come un grido d’aiuto dal ventre più squallido dell’America. Una prostituta racconta la sua vita a un vecchio amante, in un crescendo di bugie strazianti mascherate da sogni natalizi. Tom Waits ha raccontato che il brano nacque durante una serata al Tropicana Motel di Los Angeles, un posto dove si potevano trovare rockstar in overdose e scrittori falliti che si litigavano una bottiglia di bourbon. Un’amica gli aveva mostrato una cartolina di Natale ricevuta da una donna che viveva come la protagonista della canzone. La frase “Merry Christmas from the gutter” gli rimase in testa, e il resto è storia: un pezzo che ti affoga nell’amarezza con il sorriso storto di chi sa che non c’è via d’uscita.
“I Won’t Be Home For Christmas” – Blink-182 (1997)
Questo non è il classico Natale innevato che ti aspetteresti, ma un caos adolescenziale fatto di sarcasmo, frustrazione e vandalismo. I Blink-182, con il loro inconfondibile stile pop-punk, cantano la storia di un tizio che perde completamente la pazienza con i carolers – quegli insopportabili cantanti che ti assillano con canti natalizi come se fossi in un dannato film Hallmark. Il risultato? Una serata natalizia che finisce con la polizia e un Natale trascorso in cella.
“I Won’t Be Home For Christmas” nacque da una sessione di registrazione caotica in cui la band era più interessata a scherzare che a suonare. Durante le riprese del video – mai distribuito ufficialmente – Mark Hoppus distrusse un intero set di decorazioni natalizie con un bastone da hockey. Il brano uscì come singolo solo in Canada, perché gli americani, evidentemente, non potevano gestire un attacco così diretto alla sacralità del loro Natale.
“The Season’s Upon Us” – Dropkick Murphys (2012)
Ecco il Natale raccontato senza filtri: litigate familiari, parenti alcolizzati e regali di pessimo gusto. I Dropkick Murphys portano il loro folk-punk infuocato direttamente nella tua cena natalizia, trasformandola in una rissa da pub irlandese. La canzone è un ritratto feroce e ridicolo del “calore” familiare: una celebrazione di quanto il Natale possa essere un vero inferno tra persone che si sopportano a malapena.
Il brano, scritto in una sera di birre e improperi, è ispirato a storie vere delle famiglie dei membri della band. Durante una performance live, il frontman Ken Casey disse: “Se vi riconoscete in questa canzone, non vi giudichiamo. Noi siamo esattamente come voi, solo con più alcol in corpo
“No Presents for Christmas” – King Diamond (1985)
King Diamond, maestro dell’occulto e del metal teatrale, sferra un pugno diretto alla faccia zuccherosa del Natale con questo inno macabro e grottesco. Con la sua voce acuta e tagliente come una lama rituale, il brano evoca immagini di un Babbo Natale posseduto, pronto a scatenare un’Apocalisse di renne infernali e regali inesistenti.
Questo pezzo fu scritto quasi per scherzo durante una pausa delle sessioni di registrazione di Fatal Portrait, l’album di debutto di King Diamond. Il frontman, decise di riversare il suo disprezzo per le festività natalizie in un brano volutamente eccessivo. “No Presents for Christmas” uscì come singolo proprio a dicembre, diventando uno dei brani più assurdi e iconici del metal anni ’80. In una vecchia intervista, King Diamond disse ridendo: “Se i bambini odiano il Natale dopo aver sentito questa canzone, ho fatto il mio lavoro”.
“Don’t Shoot Me Santa” – The Killers (2007)
Immagina il Natale come un film di Quentin Tarantino, con un Babbo Natale sociopatico armato di pistola e un protagonista disperato che cerca di evitare la sua ira. Questo è il delirio narrativo creato dai Killers in Don’t Shoot Me Santa. La canzone racconta di un uomo che, anziché aspettare i regali, supplica Santa Claus di non sparargli. Il sound, un mix di rock alternativo e atmosfere grottesche, ti catapulta in una versione twisted del Natale che più che di luci scintillanti sa di luci al neon in un deserto sporco e desolato.
Brandon Flowers ha rivelato che l’idea nacque come una parodia dei classici natalizi troppo sdolcinati. Il video, girato nel deserto del Nevada, mostra un Babbo Natale interpretato dal regista Matthew Gray Gubler (meglio noto per il suo ruolo in Criminal Minds), completamente folle, che tortura e minaccia il cantante con un revolver.
“Christmas in Hollis” – Run-D.M.C. (1987)
Un Natale senza campanelle sdolcinate, ma con beat potenti e rime taglienti che trasformano il Queens in una cartolina natalizia alternativa. Run-D.M.C. prende la festa più commerciale dell’anno e la ribalta, raccontando di regali trovati per strada, cene con mamma e uno spirito natalizio che odora di hip-hop vecchia scuola.
Il brano è nato quasi per caso, quando i produttori di A Very Special Christmas – una compilation benefica – proposero alla band di scrivere un pezzo natalizio. All’inizio, Run-D.M.C. era scettica: “Un pezzo di Natale? Ma siamo seri?”. Poi, Jam Master Jay trovò un sample da Back Door Santa di Clarence Carter, e il resto è storia.
“Father Christmas” – The Kinks (1977)
Il Natale visto dalla strada: sporco, disilluso e con una punta di rabbia proletaria. I Kinks ci regalano una storia di un Babbo Natale da centro commerciale che viene aggredito da un gruppo di ragazzini arrabbiati. Non vogliono giocattoli; chiedono soldi, lavoro per i genitori e magari una mazza da baseball per sistemare i bulli. Questo brano punk-rock urla contro il consumismo e il vuoto delle festività, facendoti venire voglia di ribellarti al capitalismo con una spranga in mano e un sorriso beffardo.
Ray Davies scrisse la canzone dopo una visita a un centro commerciale, dove osservò un Babbo Natale che sembrava stanco e rassegnato, circondato da bambini che lo guardavano con una miscela di aspettativa e sospetto.
“Natale di seconda mano” – Francesco De Gregori (1978)
Francesco De Gregori dipinge un Natale lontano anni luce dalla magia zuccherosa dei cinepanettoni: è un Natale triste, polveroso, vissuto da chi si aggrappa ai ricordi e ai rimpianti. Con il suo stile poetico e disilluso, racconta un’umanità che si muove a fatica tra mercatini dell’usato e l’ombra di festività che non hanno mai avuto niente di festoso. Le parole sembrano carezzarti e graffiarti allo stesso tempo, mentre la melodia, volutamente scarna, sottolinea l’inquietudine di un Natale che non consola, ma pesa.
De Gregori scrisse il brano durante un periodo di ritiro quasi ascetico nella campagna umbra, lontano dal caos delle città. L’ispirazione gli venne da una visita a un mercatino dell’usato, dove osservò un uomo anziano comprare una pallina di Natale scheggiata e incartarla con una cura maniacale. “Sembrava che stesse confezionando la sua ultima speranza”, disse in un’intervista.
“Santa Baby” – The Pussycat Dolls (2009)
Le Pussycat Dolls trasformano Santa Baby in un manifesto di seduzione spietata e capitalismo glamour. Con un sound pop patinato e un’interpretazione che più sfacciata non si può, questa versione del classico natalizio è un mix tra la lista dei desideri di una sugar baby e una dichiarazione di guerra ai portafogli maschili. Non è Natale, è un Black Friday emozionale, condito con moine e sguardi che ti fanno sentire povero anche se non lo sei.
Le Pussycat Dolls registrarono questa versione come parte della promozione per una linea di lingerie natalizia – un’operazione che gridava consumismo da ogni nota. Nicole Scherzinger, leader della band, dichiarò scherzosamente: “Volevamo che Babbo Natale sapesse che non basta un giocattolo per renderci felici”.
“Another Lonely Christmas” – Prince (1984)
Prince prende il Natale e lo immerge in una vasca di lacrime viola. Another Lonely Christmas non è una canzone di gioia, ma un lamento straziante per un amore perduto, reso ancora più doloroso dall’atmosfera natalizia che amplifica ogni solitudine. È una ballata soul-rock dove la voce di Prince si fa dolorosamente intima, raccontando di una perdita irrimediabile e di come persino un albero di Natale sembri una croce.
Prince scrisse questo pezzo durante una delle sue sessioni notturne folli a Minneapolis, ispirandosi a un ricordo personale di una relazione finita male. Nonostante non sia mai stato confermato ufficialmente, si dice che il brano parli di una donna che frequentava prima della sua ascesa alla fama. Il brano è stato suonato raramente dal vivo, quasi come se fosse troppo personale anche per lui. Durante un’intervista, Prince lasciò cadere una frase enigmatica: “Il Natale non è per tutti. E non lo è stato mai per me”.
Dieci canzoni per difendersi dal Natale
E allora eccoci qui, con una playlist che non salva il Natale ma ti salva dal Natale. Ogni canzone è un pugno nello stomaco al buonismo zuccheroso, un antidoto sonoro per affrontare pranzi interminabili, zii molesti e la solita sfilata di regali inutili. Non c’è redenzione qui, solo la consapevolezza che il Natale non è per tutti, e va bene così.
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