Ieri sera il Teatro alla Scala di Milano ha alzato il sipario sulla stagione 2024/2025 con La forza del destino, capolavoro di Giuseppe Verdi. Un’opera imponente e appassionante, intrisa di tragedia e speranza, che per la prima volta dal 1869 torna a inaugurare il calendario scaligero. Si dice porti male, e non è passato inosservato che né il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella né il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono stati presenti alla Prima. Sarà un caso? In realtà hanno partecipato alla cerimonia di riapertura della Cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Ma questo capolavoro porta con se la diceria di “portare sfortuna” come spiegò lo stesso Toscanini. E in effetti anche la redazione de Il Randagio, ha avuto la sua “mala” esperienza in merito.
La reputazione nefasta de La forza del destino è una leggenda nera che accompagna quest’opera fin dal suo debutto
Basata su una sanguinosa tragedia romantica del duca di Rivas, la storia ruota intorno a un amore maledetto, duelli fatali, monaci penitenti e un epilogo di sangue che ha messo alla prova la sensibilità dello stesso Verdi. Insoddisfatto dal nichilismo del primo finale, il compositore lo riscrisse, sostituendo il suicidio del protagonista con un terzetto che tenta di aprire uno spiraglio di luce. Nonostante ciò, il destino non ha mai smesso di accanirsi contro questa opera.
La superstizione si alimenta di coincidenze inquietanti. Arturo Toscanini, leggendario direttore d’orchestra, raccontava che ogni volta che dirigeva La forza del destino si verificava qualche incidente, al punto che in Italia la si considerava “problematicissima” e il pubblico non esitava a fare scongiuri. Un aneddoto riportato dal direttore Fritz Busch aggiunge al mito un tocco grottesco: Toscanini, in visita a Dresda, si ritrovò ad ascoltare l’annuncio dell’annullamento di una rappresentazione dell’opera a causa della malattia della protagonista, sostituita con Elena egizia. “La sfortuna”, avrebbe esclamato il Maestro, quasi rassegnato.
Episodi tragici legati a La forza del destino che hanno indotto la diceria “porta male”
come la morte sul palco del baritono Leonard Warren al Metropolitan di New York nel 1960, o la rappresentazione al Teatro Wielki di Varsavia poco prima dell’occupazione nazista, hanno consolidato la fama dell’opera come portatrice di sventura. Persino la rinuncia di Jonas Kaufmann al ruolo di Don Alvaro per questa Prima della Scala, sostituito all’ultimo minuto da Brian Jadge, sembra aggiungere un altro tassello alla sua leggenda.
Eppure, dietro l’aura di maledizione, resta un’opera che è un capolavoro assoluto del melodramma, capace di interrogare il pubblico sul senso del destino e sulla capacità di affrontare la sventura. Verdi compose La forza del destino in un periodo di grande fermento storico, intrecciando il dramma dei personaggi con il proprio pessimismo per le speranze disilluse del Risorgimento. È forse questa profondità a rendere l’opera così magnetica e al tempo stesso inquietante.
La forza del destino porta male a EcoRandagio
il 6 dicembre scrivevamo questo articolo, e in particolare concludemmo: “Domani gli occhi di tutto il mondo saranno puntati su alla Scala, l’assenza di Mattarella e Meloni alimenterà inevitabilmente il chiacchiericcio. Forse è solo una coincidenza, ma nel teatro della vita e del melodramma, le coincidenze hanno sempre un sapore enigmatico. La forza del destino, ancora una volta, sembra non voler lasciare nessuno indifferente.”
Pochi minuti dopo, per la prima volta da quando è nato questo giornale, non solo c’è stato un attacco hacker, ma tutto il contenuto è scomparso dai motori di ricerca. Ecorandagio è divenuto un fantasma per alcune ore e solo un backup ha salvato anni e anni di lavoro. Backup dal quale mancava l’articolo su ” La forza del destino porta male”.
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Giovanni Scafoglio
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