Spesa per l’istruzione in Italia ultima in Europa

“Gravemente insufficiente” è l'umiliante giudizio di valutazione che il Ministro Giuseppe Valditara, ha pensato di introdurre nelle scuole.

L’Italia è il paese che spende meno di tutti in Europa per la scuola e l’università. Lo dicono i dati Eurostat aggiornati al 2024, ripresi dalla Commissione Europea nel rapporto “Investire nell’istruzione 2026”: il nostro paese ha destinato all’istruzione solo l’8,0% della spesa pubblica totale, contro una media europea del 9,7%. La notizia riguarda tutti gli italiani, dai bambini che iniziano la scuola primaria fino ai ragazzi che si iscrivono all’università, e nasce da scelte di bilancio fatte negli ultimi vent’anni dai governi che si sono succeduti, quando le risorse per la scuola sono state via via ridotte a favore di altre spese dello Stato. In questo articolo trovi tutti i numeri, il confronto con gli altri paesi europei e cosa significa in concreto per il futuro del paese.

Spesa per l’istruzione in Italia ultima in Europa: quanto spende l’Italia per l’istruzione rispetto agli altri paesi europei

Il dato è chiaro e non lascia dubbi: su 27 paesi dell’Unione Europea, l’Italia è all’ultimo posto per percentuale di spesa pubblica dedicata all’istruzione. Ecco il confronto con alcuni paesi:

  • Italia: 8,0%
  • Media Unione Europea: 9,7%
  • Svezia: 14,4%
  • Estonia: 14,2%
  • Irlanda: 12,0%

Questo vuol dire che, ogni 100 euro spesi dallo Stato italiano per sanità, pensioni, difesa, strade e tutto il resto, solo 8 euro vanno alla scuola e all’università. In Svezia, invece, quasi 15 euro su 100 vanno all’istruzione.

Come è cambiata la spesa per la scuola negli ultimi vent’anni

Un altro modo per misurare quanto un paese investe nell’istruzione è guardare quanto spende in rapporto al PIL, cioè alla ricchezza prodotta ogni anno dal paese. E anche qui il quadro è preoccupante.

Nel 2000 l’Italia spendeva per l’istruzione il 4,4% del PIL. Nel 2023 questa percentuale era scesa al 3,9%. Nel 2024 è risalita di poco, arrivando al 4,0%, ma resta più bassa di ventiquattro anni fa.

In parole semplici: con il passare degli anni, lo Stato italiano ha dato sempre meno importanza, in termini di soldi, alla scuola e all’università. Questo taglio progressivo ha effetti concreti sulla qualità dell’insegnamento e sulle opportunità che vengono offerte agli studenti.

Quanto costa uno studente in Italia: scuola e università a confronto

Qui arriva il dato più interessante, perché racconta due storie molto diverse. Per quanto riguarda la scuola (dalle elementari alle superiori), l’Italia spende 12.666 dollari all’anno per ogni studente. È un valore vicino alla media dei paesi OCSE, che è di 12.438 dollari. Su questo fronte, quindi, l’Italia non sfigura. Il problema arriva con l’università. Qui l’Italia spende solo 8.992 dollari per ogni studente, contro una media OCSE di 15.102 dollari. Significa che l’Italia investe il 40% in meno rispetto agli altri paesi avanzati per ogni studente universitario.

Perché in Italia si spende meno man mano che aumenta il livello di istruzione

Nella maggior parte dei paesi europei più avanzati, succede una cosa logica: più uno studente va avanti negli studi, più lo Stato investe su di lui. Questo perché l’università e la ricerca sono considerate un motore fondamentale per far crescere l’economia di un paese.

In Italia succede l’esatto contrario. Lo Stato spende di più per uno studente delle scuole superiori che per uno studente universitario. È una situazione rara tra i paesi sviluppati e mostra che, quando si tratta di formazione avanzata e ricerca, l’Italia resta indietro rispetto al resto d’Europa.

Cosa rischia un paese che investe poco nell’istruzione

Investire poco nella scuola e nell’università non è solo una questione di numeri sul bilancio dello Stato. Ha conseguenze reali sulla vita delle persone e sul futuro del paese:

  • Meno possibilità di crescita economica, perché mancano lavoratori con competenze avanzate.
  • Più disuguaglianze tra chi può permettersi un’istruzione di qualità pagandola privatamente e chi dipende solo dalla scuola pubblica.
  • Meno competitività per le aziende italiane, che faticano a trovare personale qualificato.
  • Un rischio per la coesione sociale, perché chi ha meno opportunità di studiare fatica a migliorare la propria condizione di vita.

La scuola e l’università non dovrebbero essere viste come un costo da tagliare quando i conti pubblici sono in difficoltà, ma come un investimento che serve a costruire il futuro del paese. Ricordiamo che attualmente l’ Italia patria dell’analfabetismo funzionale, una persona su tre capisce solo testi brevi

Spesa per l’istruzione in Italia ultima in Europa: tutte le risposte in breve

Quanto spende l’Italia per l’istruzione nel 2024?
Nel 2024 l’Italia ha destinato all’istruzione l’8,0% della spesa pubblica totale, pari al 4,0% del PIL.

Perché l’Italia è ultima in Europa per spesa nell’istruzione?
Perché, tra i 27 paesi dell’Unione Europea, l’Italia è quello con la percentuale più bassa di spesa pubblica dedicata alla scuola e all’università, secondo i dati Eurostat 2024.

Quali paesi europei investono di più nell’istruzione?
Svezia (14,4%), Estonia (14,2%) e Irlanda (12,0%) sono tra i paesi europei che destinano la quota più alta della spesa pubblica all’istruzione.

Quanto spende l’Italia per ogni studente universitario?
L’Italia spende 8.992 dollari per ogni studente universitario, contro una media OCSE di 15.102 dollari, cioè il 40% in meno.

La spesa per l’istruzione in Italia sta aumentando o diminuendo?
Negli ultimi vent’anni è diminuita, passando dal 4,4% del PIL nel 2000 al 3,9% nel 2023, per poi risalire leggermente al 4,0% nel 2024.

Perché in Italia l’università riceve meno fondi della scuola superiore?
È un’anomalia rispetto al resto d’Europa: in Italia la spesa diminuisce man mano che sale il livello di istruzione, mentre nella maggior parte dei paesi avanzati succede il contrario.

Fonti: Commissione Europea, rapporto “Investire nell’istruzione 2026” (dati Eurostat 2024); OCSE, “Education at a Glance 2025”.

Francesca Rampazzo

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