A settembre 2026 Meta, la società che possiede Facebook e Instagram, ha bloccato la pubblicità di uno spettacolo teatrale su Virginia Woolf perché parlava di femminismo. Lo spettacolo si chiama “Una habitación propia” ed è tratto dal libro “Una stanza tutta per sé”. Lo porta in scena l’attrice Clara Sanchis al Teatre Raval di Barcellona, dal 16 al 27 settembre 2026. Nel messaggio al teatro Meta ha scritto che il femminismo viene considerato un “tema sociale” dai suoi sistemi automatici. Nell’Unione europea Meta non accetta pubblicità sui temi sociali. Meta ha anche consigliato al teatro di togliere le “parole chiave”, perché il testo non sembrasse un invito all’attivismo. Il teatro ha rifiutato e ha reso pubblica la conversazione. Dopo le proteste e gli articoli sui giornali, Meta ha detto al quotidiano inglese The Guardian che il blocco era “un errore” e ha rimesso online la pubblicità.
Meta blocca la promozione di uno spettacolo teatrale di Virginia Woolf perché ha temi legati al femminismo: facciamo chiarezza
Il Teatre Raval è un piccolo teatro di Barcellona, con 193 posti. A settembre 2026 ha messo in scena “Una habitación propia”, un monologo (cioè uno spettacolo con una sola attrice) tratto dal libro più famoso di Virginia Woolf sulle donne. L’attrice è Clara Sanchis, la regista è María Ruiz. Lo spettacolo gira da circa dieci anni e prima non aveva mai avuto problemi. Per far conoscere lo spettacolo, il teatro ha provato a pagare un’inserzione, cioè una pubblicità a pagamento, su Facebook e Instagram. Meta l’ha rifiutata. Allora il teatro ha pubblicato sui social le foto dello schermo con i messaggi ricevuti da Meta.
Il primo giornale a raccontare la storia è stato lo spagnolo elDiario.es, il 18 settembre 2026. Poi la notizia è arrivata sul Guardian e, il 22 settembre, anche in Italia.
Il messaggio di Meta: il femminismo è un “tema sociale”
La parte più assurda della storia è la conversazione tra il teatro e Meta. Ecco cosa ha scritto Meta, tradotto dallo spagnolo. Prima il messaggio di rifiuto: “Sembra che tu stia pubblicando un annuncio su temi sociali, elezioni o politica nell’Unione europea. Questo viola le nostre regole sulla pubblicità”. Poi la spiegazione: “La menzione di diritti civili, femminismo o riforme sociali di solito viene classificata come ‘tema sociale’ dai nostri sistemi automatici”.
In parole semplici: per Meta la parola “femminismo” basta a trasformare la pubblicità di uno spettacolo in un annuncio politico, da bloccare.
Il consiglio di Meta: togliere le parole chiave
Per risolvere il problema Meta ha dato un consiglio al teatro: togliere le “parole chiave”. Così il testo non sarebbe sembrato un modo per “incoraggiare l’attivismo”.
In pratica Meta chiedeva di promuovere un libro femminista senza dire che è femminista. Il teatro ha detto di no.
La rabbia del teatro e dell’attrice
Il teatro ha parlato di “ingiustizia”. Ha scritto: “Ci sentiamo obbligati a denunciare l’ingiustizia e la violazione dei nostri diritti, perché non ci è permesso promuovere un’opera femminista”. Clara Sanchis ha detto al giornale La Vanguardia che questo è “un modo di cancellare dalla mappa conquiste che hanno richiesto secoli”. E ha aggiunto: “Abbiamo dato ai social un potere senza limiti e ogni giorno vediamo quanto è pericoloso”. In Spagna la giornalista Cristina Fallarás ha scritto un articolo con un titolo chiaro: “A Meta non piace Virginia Woolf, e non mi stupisce”.
Meta non ha una regola scritta “contro il femminismo”. Però ha una regola che, nei fatti, colpisce chi parla di diritti delle donne
Il 25 luglio 2025 Meta ha annunciato che avrebbe smesso di accettare, in tutta l’Unione europea, le pubblicità su politica, elezioni e “temi sociali”. Il divieto è partito a ottobre 2025 e vale per Facebook, Instagram, Threads e WhatsApp. Per Meta i “temi sociali” sono otto: diritti civili e sociali, criminalità, economia, ambiente, salute, immigrazione, valori politici e governo, sicurezza e politica estera. I diritti delle donne, e quindi il femminismo, rientrano nel primo gruppo. Per libri, film o spettacoli non esiste nessuna eccezione.
La legge europea non chiede di bloccare gli spettacoli
Meta dice di aver fatto questa scelta a causa di una nuova legge europea, il Regolamento UE 2024/900, chiamato TTPA. Un regolamento è una legge che vale allo stesso modo in tutti i Paesi dell’Unione europea. Il TTPA si applica dal 10 ottobre 2025 e chiede più trasparenza sulla pubblicità politica, per esempio dire chi paga gli annunci.
Il TTPA però non vieta la pubblicità politica e non parla di spettacoli teatrali. Per la legge un annuncio è politico solo se serve a influenzare un’elezione, un voto o una legge. La Commissione europea ha anche scritto che la pubblicità commerciale “non dovrebbe essere automaticamente confusa con la pubblicità politica”.
Quindi vietare tutto ciò che parla di “temi sociali” è stata una scelta di Meta, non un obbligo di legge.
Il ruolo dell’algoritmo
A decidere cosa bloccare è soprattutto un algoritmo, cioè un programma che prende decisioni da solo seguendo delle istruzioni. L’algoritmo di Meta guarda le parole usate, non lo scopo dell’annuncio. Se trova “femminismo”, può bloccare anche la pubblicità di uno spettacolo che vende solo biglietti.
È quello che è successo al Teatre Raval: lo ha scritto Meta stessa nel suo messaggio.
Cos’è “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf
“Una stanza tutta per sé” è uno dei libri più importanti sulla condizione delle donne. Virginia Woolf lo scrisse partendo da due conferenze tenute nel 1928 per le studentesse dell’università di Cambridge. Il libro uscì nel 1929.
La frase più famosa è: “Una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé, se vuole scrivere romanzi”. Woolf spiega che per secoli ci sono state poche scrittrici non perché le donne fossero meno brave, ma perché non avevano soldi, istruzione e uno spazio tutto loro. Per farlo inventa la storia di Judith Shakespeare, sorella immaginaria di William: brava quanto lui, ma senza la possibilità di studiare e di scrivere.
L’Enciclopedia Britannica definisce il libro “un’opera fondamentale della letteratura femminista”. In Italia lo pubblicano Einaudi, Feltrinelli e Garzanti. Virginia Woolf, nata a Londra nel 1882 e morta nel 1941, è una delle più grandi scrittrici del Novecento.
Per questo il blocco ha fatto tanto rumore: Meta ha trattato come “attivismo” un classico della letteratura di quasi cento anni fa.
Meta fa marcia indietro: “È stato un errore”
Dopo le proteste e gli articoli sui giornali, Meta ha risposto al Guardian: “Questo annuncio è stato rimosso per errore ed è stato rapidamente ripristinato. L’annuncio è attivo e funziona normalmente”.
Meta però non ha detto di aver cambiato le sue regole o il suo algoritmo. Quindi lo stesso problema può capitare ad altri.
Non è un caso isolato
Il caso del Teatre Raval non è l’unico. In Italia la rivista Patria Indipendente, legata all’ANPI (l’associazione dei partigiani), racconta di pubblicità rifiutate da Meta quasi ogni settimana, anche per l’uscita di libri. Il messaggio è sempre lo stesso: “temi sociali, elezioni o politica”.
Anche molte associazioni europee hanno protestato. La European Fundraising Association, che riunisce chi raccoglie fondi per il non profit, dice che il divieto colpisce chi si occupa di diritti delle donne, delle minoranze, di clima e di salute.
Cosa possono fare teatri e associazioni
Chi parla di donne, diritti, ambiente o migranti rischia di vedersi bloccare la pubblicità su Facebook e Instagram. Ecco cosa si può fare:
- Fare ricorso. Nella sezione di assistenza Business Support Home si può chiedere a Meta di controllare di nuovo l’annuncio. Il Teatre Raval l’ha fatto e ha vinto.
- Conservare le prove. Salvare le foto dello schermo con il messaggio di rifiuto e le date.
- Usare i post gratuiti. Il divieto riguarda solo le pubblicità a pagamento: i post normali sono permessi.
- Usare altri canali. Sito, newsletter, giornali locali e passaparola restano liberi.
Domande frequenti su questo tema
Perché Meta ha bloccato la pubblicità dello spettacolo su Virginia Woolf?
Perché parlava di femminismo. Meta ha scritto al Teatre Raval che i riferimenti al femminismo vengono classificati come “tema sociale” dai suoi sistemi automatici, e nell’Unione europea Meta non accetta pubblicità sui temi sociali. Dopo le proteste, Meta ha detto che è stato un errore.
È vero che Meta censura il femminismo?
Meta non ha una regola scritta contro il femminismo. Però dal 2025 vieta in Europa le pubblicità sui “temi sociali”, e il suo algoritmo considera il femminismo un tema sociale. Nei fatti, quindi, le pubblicità che parlano di femminismo possono essere bloccate.
Cosa ha consigliato Meta al Teatre Raval?
Meta ha consigliato di togliere le “parole chiave” dal testo dell’annuncio, così da non sembrare un invito all’attivismo. In pratica chiedeva di non nominare il femminismo. Il teatro ha rifiutato.
Meta ha rimesso online la pubblicità?
Sì. Meta ha detto al quotidiano The Guardian che l’annuncio era stato “rimosso per errore” e poi “rapidamente ripristinato”. Non ha però annunciato cambiamenti alle sue regole.
Di cosa parla “Una stanza tutta per sé”?
È un saggio di Virginia Woolf del 1929 sulla condizione delle donne. Spiega che per secoli le donne hanno scritto poco perché non avevano soldi, istruzione e uno spazio proprio. La frase più famosa è: “Una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé, se vuole scrivere romanzi”.
Chi è Clara Sanchis?
Clara Sanchis è l’attrice spagnola che interpreta e produce “Una habitación propia”, lo spettacolo tratto dal libro di Virginia Woolf. Lo porta in giro da circa dieci anni con la regia di María Ruiz. Ha definito il blocco “un modo di cancellare dalla mappa conquiste che hanno richiesto secoli”.
Perché Meta non accetta più pubblicità politiche e sociali in Europa?
Meta ha deciso di smettere nel luglio 2025, dando la colpa al nuovo regolamento europeo sulla pubblicità politica. Il divieto è partito a ottobre 2025. La legge però non obbliga a bloccare gli annunci sui “temi sociali”: è stata una scelta di Meta.
Cos’è il regolamento UE sulla pubblicità politica?
È il Regolamento UE 2024/900, chiamato TTPA. È una legge europea che dal 10 ottobre 2025 chiede più trasparenza sulla pubblicità politica, per esempio dire chi la paga. Non vieta la pubblicità politica e non riguarda spettacoli o libri.
Si può fare ricorso se Meta blocca una pubblicità?
Sì. Si può chiedere una nuova revisione dell’annuncio dalla sezione Business Support Home di Meta. Il Teatre Raval ha ottenuto lo sblocco così, anche grazie all’attenzione dei giornali.
Cristina Ferrari
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