L’informazione libera è in via di estinzione, ma tranquilli: se leggete robaccia, la colpa è sicuramente dei giornalisti “venduti”. Solo che a smontare questa rassicurante illusione da bar ci pensa l’organizzazione internazionale Reporters Sans Frontières (RSF) con l’annuale report sulla libertà di stampa, crollata allegramente al punto più basso degli ultimi 25 anni. E l’Italia? Sprofonda al 56° posto. Il lettore medio, colto da un’illuminazione, guarda la classifica e sentenzia: “Vedi? I nostri giornalisti fanno schifo!”. Peccato che il report spieghi l’esatto opposto: l’Italia è diventata uno dei Paesi al mondo in cui è più difficile fare questo mestiere. Tra leggi bavaglio, minacce mafiose, querele temerarie e un precariato economico estremo, fare il giornalista oggi rasenta il masochismo. È evidente (sebbene non per la maggior parte degli italiani, a quanto pare) che prendersela con i giornalisti perché nel 2026 l’Italia scende al 56° posto è come spaccare il termometro quando si ha la febbre. Sic!
Libertà di stampa in calo nel 2026: l’Italia scende al 56° posto
In tutto il mondo, fare il giornalista senza subire pressioni sta diventando un’impresa. Più della metà dei Paesi del mondo oggi si trova in una situazione considerata “difficile” o “molto grave”.
I motivi di questo crollo mondiale sono principalmente tre:
- Le leggi sulla sicurezza nazionale: molti governi, sia dittature che democrazie, usano la scusa della sicurezza e del terrorismo per creare leggi severe che di fatto arrestano i giornalisti e bloccano le inchieste scomode.
- Le guerre: i conflitti armati, come quelli in Ucraina e a Gaza, rendono il lavoro dei reporter estremamente pericoloso, con tantissime vittime registrate negli ultimi anni.
- Il potere dei social network: le grandi aziende di internet (come i social media) assorbono quasi tutti i soldi delle pubblicità, lasciando i giornali senza fondi. Inoltre, i social favoriscono la diffusione di notizie false, peggiorando la qualità dell’informazione.
Perché l’Italia è scesa al 56° posto nella classifica?
L’Italia, nel 2026, ha perso ben sette posizioni nella classifica mondiale di RSF, piazzandosi al 56° posto, molto dietro a Paesi come Germania, Francia o Regno Unito. Questo succede a causa di un mix di problemi molto gravi:
La mafia e la criminalità organizzata L’Italia ha un triste primato europeo: a causa delle minacce di morte da parte della mafia e di altri gruppi criminali, circa una ventina di giornalisti italiani sono costretti a vivere sotto scorta della polizia per proteggere la propria vita e quella delle loro famiglie.
Le querele per zittire i giornalisti (SLAPP) Il nostro Paese è primo in Europa per le cosiddette “querele temerarie”. Si tratta di cause legali o denunce milionarie fatte da ministri, politici potenti o grandi aziende contro i giornalisti. Lo scopo non è ottenere giustizia, ma spaventare il reporter e fargli spendere tantissimi soldi in avvocati, costringendolo a cancellare l’inchiesta.
La “Legge Bavaglio” Una recente legge italiana (chiamata emendamento Costa) vieta ai giornalisti di pubblicare il testo esatto delle ordinanze di arresto. Questo significa che i cronisti non possono riportare le parole precise dei giudici, rendendo molto difficile raccontare ai cittadini in modo trasparente come si svolgono le indagini più importanti.
Le pressioni politiche sulla televisione pubblica L’Europa e diverse organizzazioni hanno segnalato un problema con la RAI (la tv di Stato italiana), evidenziando che i politici al governo influenzano troppo le nomine dei direttori e la chiusura dei programmi, limitando l’indipendenza delle notizie.
Il problema dei soldi: giornalisti precari e sfruttati
C’è un grande problema che sta distruggendo l’informazione italiana: la mancanza di soldi. Il contratto nazionale dei giornalisti è scaduto da 10 anni. Le redazioni sono state svuotate e le notizie che leggiamo ogni giorno su internet o sui quotidiani locali sono scritte in gran parte da lavoratori “freelance”, precari. Questi giornalisti guadagnano in media tra i 10.000 e i 17.000 euro all’anno. Molto spesso vengono pagati solo pochi euro per ogni articolo scritto. Un giornalista sfruttato in questo modo non ha il tempo materiale per verificare a fondo le notizie, né ha i soldi per difendersi in tribunale se riceve una querela da un politico.
Se i giornalisti sono malpagati e minacciati, perché gli italiani non li sostengono e, anzi, spesso li accusano di essere dei bugiardi venduti al potere?
Secondo un importante rapporto italiano del 2026 (fatto dal Censis), quasi il 60% degli italiani cerca di evitare le notizie ufficiali e si fida solo dei social o dei brevi video (Reel e Meme).
Questa rabbia contro i giornalisti nasce da due motivi principali:
- L’errore sulla “casta”: La gente comune vede in televisione solo pochi direttori famosi, ben pagati e spesso amici dei politici. I cittadini pensano che tutti i giornalisti siano così, ignorando completamente l’esistenza di migliaia di cronisti precari che rischiano la vita per strada a 10 euro ad articolo.
- La bassa qualità confusa per manipolazione: Poiché i cronisti precari devono scrivere tantissimi articoli al giorno per poter arrivare a fine mese, spesso le notizie sono frettolose e imprecise. I cittadini si accorgono di questi errori e pensano che sia una “manipolazione voluta” o una “fake news” del governo, quando invece è semplicemente il risultato dello sfruttamento economico delle aziende editoriali.
Libertà di stampa in calo nel 2026 l’Italia scende al 56° posto: FAQ
Cos’è il World Press Freedom Index? È una classifica stilata ogni anno dall’organizzazione non governativa Reporters Sans Frontières (RSF). Valuta il livello di libertà, sicurezza e indipendenza dei giornalisti in 180 Paesi del mondo.
Perché l’Italia è scesa nella classifica della libertà di stampa? L’Italia è scesa al 56° posto nel 2026 a causa di diversi fattori negativi: le costanti minacce della mafia, l’uso di leggi per bloccare le inchieste, le querele intimidatorie dei politici (SLAPP), la forte precarietà economica dei reporter e le pressioni politiche sulla TV pubblica.
Cosa sono le querele temerarie o SLAPP? Sono cause legali sproporzionate e senza vere basi, fatte da persone molto potenti (come politici o grandi imprenditori) contro i giornalisti. Servono solo a spaventare economicamente chi indaga su di loro, costringendolo al silenzio.
Cos’è la Legge Bavaglio in Italia? È il termine usato per descrivere alcune riforme legali, in particolare il recente “emendamento Costa”, che vietano ai giornalisti di pubblicare il testo integrale degli atti giudiziari e delle ordinanze di custodia cautelare, rendendo meno trasparente la cronaca dei processi.
Perché c’è sfiducia nei giornalisti in Italia? Gli italiani si fidano poco perché vedono in TV solo un piccolo gruppo di giornalisti molto vicini alla politica e scambiano questa cerchia ristretta per l’intera categoria. Inoltre, il precariato estremo costringe molti reporter a lavorare in fretta, abbassando la qualità delle notizie, che il pubblico percepisce per errore come manipolazione volontaria.
Insomma, cari lettori, continuate pure a indignarvi contro la “casta dei giornalisti venduti” mentre leggete articoli pagati tre euro lordi, scritti tra una querela milionaria e una minaccia mafiosa. Quando l’ultimo cronista precario si sarà arreso per andare a fare il rider, potrete finalmente stappare lo spumante: l’informazione libera sarà morta del tutto, ma almeno la geopolitica ve la spiegherà un tizio a caso ballando su TikTok. Ah già… dimenticavo Telegram. Sic!
Giovanni Scafoglio
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