Approvato l’insediamento che divide in due la Cisgiordania, la Ue contro Israele: “È illegale”. Di fatto la Palestina libera diventa impossibile

Approvato l’insediamento che divide in due la Cisgiordania, la Ue contro Israele: “È illegale”. Di fatto la Palestina libera diventa impossibile

La decisione israeliana di dare il via libera al piano E1, con 3.400 nuove abitazioni tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim, rappresenta un passaggio politico e territoriale che rischia di cancellare ogni prospettiva di Stato palestinese unitario. Il Ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, figura di spicco dell’estrema destra israeliana e leader del Partito Nazionale Religioso-Sionismo Religioso, ha definito la decisione “storica”. Smotrich ha dichiarato che con questa mossa si cancella “praticamente l’illusione dei due Stati”e si rafforza il legame del popolo ebraico con quella che considera “la Terra d’Israele”. Secondo il ministro, ogni nuovo insediamento rappresenta “un altro chiodo nella bara” dell’idea di uno Stato palestinese indipendente. DI fatto Israele divide in due la Cisgiordania e la Palestina non sarà mai libera.

Israele divide in due la Cisgiordania: un progetto discusso da trent’anni

Chi conosce da vicino la geografia della Cisgiordania sa che l’area denominata E1 non è un punto qualunque. È una fascia di terra strategica, incastonata tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim. Già negli anni Novanta, ai tempi degli accordi di Oslo, la comunità internazionale aveva messo in guardia Israele: costruire lì avrebbe significato spezzare la continuità territoriale palestinese. Per trent’anni il progetto è rimasto sospeso, riemergendo ciclicamente come una minaccia. Oggi, con l’annuncio del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, quella minaccia è diventata realtà.

Smotrich, figura centrale dell’ala messianica della destra israeliana, non usa mezzi termini:

“Ogni unità abitativa è un chiodo sulla bara della pericolosa illusione dei due Stati”. È un linguaggio che chi segue da anni le dinamiche israeliane riconosce bene: la volontà di trasformare la realtà sul terreno in modo irreversibile, imponendo una geografia che non lasci margini a futuri compromessi. L’approvazione del piano E1, a suo dire, non è un dettaglio urbanistico ma “un passo storico che consolida la presa del popolo ebraico sul cuore della Terra d’Israele”.

L’Unione Europea: “Violazione del diritto internazionale”

Dal Servizio di Azione Esterna dell’Ue arriva una condanna netta: “Il piano E1 costituisce una violazione del diritto internazionale e compromette la soluzione dei due Stati”. Parole che si inseriscono in una lunga tradizione di prese di posizione europee, raramente seguite però da azioni concrete. A Bruxelles c’è consapevolezza che la costruzione di E1 non è solo un problema politico, ma una cesura territoriale che renderebbe impossibile un futuro Stato palestinese continuo.

In parallelo all’annuncio sugli insediamenti, il ministro della Difesa Israel Katz ha approvato la chiamata di 60.000 riservisti e un piano per la conquista di Gaza City. È un segnale che va letto non solo in chiave militare ma politica: la priorità di questo governo è rafforzare la sicurezza interna e consolidare il controllo territoriale, relegando ogni prospettiva negoziale in un angolo sempre più remoto.

La reazione delle organizzazioni israeliane contrarie agli insediamenti è stata immediata

Peace Now parla apertamente di “sabotaggio di ogni soluzione politica” e avverte: l’espansione nell’area E1 rischia di trasformare Israele in uno Stato binazionale, in cui la demografia finirà per schiacciare l’ideologia. L’associazione denuncia anche lo spreco di miliardi di shekel destinati a un progetto che, in caso di accordo, dovrebbe essere abbandonato.
    “Con il pretesto della guerra, Smotrich e la sua minoranza di amici messianici stanno creando un insediamento illusorio che dovremo abbandonare in caso di accordo”, afferma l’organizzazione, aggiungendo che miliardi di shekel potrebbero essere spesi e sprecati per lo sviluppo del progetto.
    “L’intero scopo dell’insediamento in E1 è sabotare una soluzione politica e precipitarsi verso uno stato di apartheid binazionale”, spiega l’organizzazione.

Israele divide in due la Cisgiordania: dal fronte internazionale, il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un avvertimento severo:

“Una nuova offensiva israeliana a Gaza condurrà a un disastro permanente per entrambi i popoli”. Macron ha riferito di aver parlato con il re Abdallah di Giordania e con il presidente egiziano al Sisi, ribadendo la necessità di una missione internazionale di stabilizzazione per Gaza. Parole che riflettono il timore, condiviso nelle cancellerie arabe, che l’attuale escalation spinga l’intera regione in una spirale di conflitto permanente.

Chi ha camminato tra le colline polverose che separano Gerusalemme da Ma’ale Adumim sa che lì non si gioca solo una partita urbanistica

Ogni strada asfaltata, ogni nuovo quartiere, è una linea che ridisegna i confini politici. L’approvazione a tempo di record – appena due settimane dopo l’udienza che il 6 agosto aveva discusso le obiezioni – mostra la determinazione del governo israeliano a imprimere un’accelerazione decisiva.

Se E1 verrà costruito, la Cisgiordania sarà divisa in due blocchi: a nord Ramallah, a sud Betlemme e Hebron. In mezzo, un corridoio israeliano che isolerà i palestinesi e renderà impossibile uno Stato unitario. È una scelta che non lascia spazio all’ambiguità, ed è per questo che la comunità internazionale la definisce “storica” nel senso più drammatico del termine.

Negli ultimi decenni altri progetti di insediamenti hanno sollevato reazioni simili – da Givat Hamatos a Har Homa – ma l’E1 ha sempre rappresentato il punto di non ritorno. Oggi quella linea è stata superata. Per chi ha vissuto sul terreno i fallimenti di Camp David, la Seconda Intifada e il disincanto di Oslo, l’approvazione di questo piano non è solo un atto politico: è la certificazione di un cambio di paradigma.

Ginevra Leone

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